Il Papa e gli "Artisti": una settimana dopo

RITAGLI     La voglia dell’"incontro"     DOCUMENTI
e di restare a ragionarci su

Ferdinando Camon
("Avvenire", 28/11/’09)

Sarebbe un errore lasciar cadere così presto l’"incontro" a cui il Papa ha chiamato "Artisti" di tutto il mondo, bisognerebbe anzi cavarne, a futura memoria, tutto quello che di utile contiene.
Che è tanto. Sul "Discorso" tutti abbiamo detto tutto. Noi che l’abbiamo ascoltato, "cattolici" e non, siamo rimasti conquistati dall’ampiezza e dalla pertinenza delle "citazioni", e dalle tesi di fondo (io ho scritto, su "La Stampa", che condivido in pieno l’esigenza che l’"arte", mentre si sforza di raggiungere un risultato "estetico", si sforzi anche di raggiungere un risultato "etico"). Ma alla gratitudine per l’invito, alla gioia di aver ascoltato quelle parole, da quella fonte, in quella "sede" – la
"Cappella Sistina" – , si aggiunge in me un dolore, e credo di non essere il solo a patirlo. Il dolore di non essere rimasti, noi ospiti chiamati da tutto il mondo, un giorno in più, a discutere tra di noi le implicazioni che il "Discorso" conteneva, i significati che se ne potevano ricavare, gli utilizzi che se ne potevano fare, nel nostro lavoro quotidiano, che non è soltanto quello di far "opere d’arte" (libri o "film" o quadri, eccetera), ma anche di discutere sulle "opere" nostre e altrui, su quello che hanno a monte e a valle, quello che causano e quello che le causa. Il Papa è stato coraggioso.
L’"arte" è "bellezza", ha detto, il mondo è "bellezza", e la distruzione della "bellezza" del mondo ad opera di un progresso che fa dello "sfruttamento" la sua legge, offende e chiama in causa gli "artisti": l’"artista" non deve soltanto fare opere "belle", ma combattere con i mezzi a sua disposizione chi rovina la "bellezza". Io ho trovato qui un invito all’impegno. Detto anche meglio di come lo si diceva negli anni "sartriani" dell’impegno. Mi sarebbe piaciuto discuterne, nel pomeriggio, con i "colleghi" che erano lì. Dell’Europa e degli altri "Continenti". Perché è un problema che in ogni "Continente" ha aspetti diversi. «L’umanità può vivere senza la "scienza" – ha detto il Papa, citando
Dostoievski – ma non senza la "bellezza". Senza pane, ma non senza "bellezza"» .
C’è un "proverbio cinese" (è un’aggiunta mia) che dice: "Se hai sei denari, con tre compra il pane e con gli altri tre compra i gigli". Significa che i tagli alla "cultura" sono un danno per la vivibilità in un "Paese"? Io l’ho inteso così. Ma non so gli altri. A un certo punto ho sentito la parola "oscenità" abbinata all’"arte": «C’è una seducente ma ipocrita "bellezza", che assume il volto dell’"oscenità"». Qui ho sentito un’accusa all’"arte" che vuol fare soldi. Perché l’"osceno" obbedisce alla logica del "mercato": costa poco e rende molto. Purtroppo ci sono "arti" dove non puoi lavorare se non proponi affari. Pensiamo ai "film". Il produttore non vuole "arte", vuole guadagno. Come possiamo salvarci, sceneggiatori, attori, registi?
Potente, ma bisognerebbe scavarci dentro, la "citazione" (da
Giovanni Paolo II) dell’"arte" che descrive il male: "Perfino quando si descrivono gli aspetti più sconvolgenti del male, l’‘artista’ si fa voce dell’attesa di ‘redenzione’". Io ero amico di Moravia e di Pasolini. L’accusa che pesava su di loro era di essere scrittori "immorali". Ma il male che descrivono (l’indifferenza e la noia il primo, il degrado "sotto-umano" il secondo) non potrebb’essere un’invocazione di "riscatto"? Io ho questa "speranza". Quanti dei presenti adattavano quella tesi alle loro "culture", ai loro autori, che noi in Europa conosciamo poco o niente? Tutti i "giornali" scrivono che il Papa ha fatto una "carezza" alla "cultura". Sì, certo. Ma ha fatto molto di più: ha dato una "direttiva". E non solo a chi fa "arte", ma anche a chi la giudica, i "critici". «Arrivederci», ha detto alla fine. Dunque, intende riconvocarci? Se è così (e non può essere che così), il prossimo "incontro" non può essere previsto fra 45 anni (quanti ne distano dal precedente, voluto da Paolo VI). Sarà, poniamo, fra cinque anni. Spero che sia organizzato con un giorno in più: un giorno per ascoltare il Papa, e un giorno per discutere il "messaggio" tra noi. Mi hanno obiettato: non penserai a un "sinodo laico"? Chiamiamolo "incontro", è già sufficiente.