Il "Ciclo" di "Tv2000" sulla "Vita Claustrale"

RITAGLI     Il "silenzio" che offre forza     DOCUMENTI
vero «spettacolo clamoroso»

ANNA MARIA CANOPI*
("Avvenire", 11/4/’10)

Oggi i "mass media" offrono a profusione immagini tali da fare della "vita umana" uno "spettacolo clamoroso", pieno di "ambiguità" e spesso a tinte "violente"; in esso conta più l’apparire che l’essere.
Con la sua semplice presenza la
"vita claustrale" costituisce perciò una vera sfida, a maggior ragione quando – come accade da ieri sera su "Tv2000" con un nuovo "Ciclo" de «I passi del silenzio» – le "telecamere" entrano in punta di piedi nei "Monasteri femminili" per raccontarne la vita, tutta all’insegna dell’"umiltà", della "povertà", dell’"obbedienza", del "silenzio" e della più grande "carità". Un’occasione che può essere per molti, in particolare per i giovani, un tacito invito a riflettere. Tra tutte le "vocazioni" quella "monastica" è forse la meno compresa perché la più nascosta e, apparentemente, la meno utile. Quale il suo senso, la sua "bellezza"? La "vita contemplativa" ha il suo fascino semplicemente nell’essere una "risposta" radicale e gratuita all’"Amore" gratuito di Dio. Essa è un segno trasparente delle realtà "escatologiche", un anticipo del "Regno" che viene, e nello stesso tempo nulla di quanto concerne l’uomo nella sua situazione "storica" le rimane estraneo. È una vita in Dio per i "fratelli".
La "vita claustrale" è anzitutto un "mistero" di "grazia"; alla sua radice c’è il desiderio di prendere alla lettera la "Parola" e l’"esempio" di Gesù nel mostrare con i fatti che non c’è "amore" più grande che dare la vita per gli altri. Essa perciò si situa proprio nel cuore del "mistero cristiano", affonda le sue radici nel "Fiat", nel "Sì" di Maria a Nazareth e nel "Fiat", nel "Sì" di Gesù nell’ora della sua "Passione redentrice". Con la scelta della "verginità consacrata" e la vita in seno a una "comunità", con l’impegno fondamentale di praticare stabilmente la "povertà", l’"umiltà", l’"obbedienza", la "donna consacrata" nella radicalità della "vita claustrale" non è più soltanto una persona che prega ma una "preghiera" incessante; non soltanto una persona che fa qualche cosa per gli altri, ma che sempre sta per gli altri davanti a Dio, "innestata" in Cristo, nel "mistero" fecondo della "Croce", alla sorgente del "mistero" della "Vita".
Per questo l’incontro con una "comunità" di "contemplative", pur con tutti i loro limiti, non lascia nessuno indifferente.
Nell’"animo umano", infatti, persino dopo le più "devastanti" esperienze rimane sempre una potenziale consonanza con il "vero", il "buono" e il "bello" che permette di cogliere il fascino che promana da una vita tutta "donata" a Dio; fascino di "vergine bellezza", di "gratuita bontà", di "essenzialità".
Talvolta la partecipazione alla "liturgia" di una "comunità orante" è sentita quasi come un immergersi nel "fonte battesimale", ritrovandovi la pura gioia di una "vita nuova" che si esprime in un nuovo "cantico" d’"amore". L’incontro con il Cristo attraverso chi è a Lui legato con "vincolo sponsale" fa constatare che l’"amore" eternamente "fedele" non è un’"utopia" ma una splendida "realtà".
«Come potete essere così "contente"?»: è una "domanda" che ci viene spesso rivolta da chi scopre la nostra presenza.
La "risposta" non ha bisogno di parole. La gente la intuisce dal nostro modo di essere, di pregare, di guardare con amore le stesse "realtà umane" tenendo sempre lo sguardo fisso a quelle "divine".
Uscendo dal "Monastero" dopo la partecipazione a una "lectio divina" un’"adolescente" confidava a una sua insegnante: «Non ci credevo, ma ora credo che c’è Dio e che il "paradiso" è amare Lui che ci ama!».
La "vita religiosa" offre una visione serena della "vita presente" così spesso segnata dal dolore. Infatti la "serenità", la "pace", la compostezza che traspare dalle "religiose claustrali" non sono una semplice "quiete" dovuta alla preservazione dalle "prove". Queste non mancano neanche alle "contemplative", ma sono vissute come partecipazione al "mistero pasquale" di Cristo, come "Croce" che già contiene la gioia della "Risurrezione". Perciò la "vita claustrale", spesso immaginata come "chiusa", "imprigionata", è in realtà come una grande "finestra aperta" su un "orizzonte aurorale" che annunzia un futuro ancora pieno di "speranza".

* "Osb", "Abbazia Benedettina" «Mater Ecclesiae», Isola "San Giulio" – Orta (Novara)