Il "pallone", un "Paese", il "Continente Nero"

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un "mondo" da capire

Entusiasmo e speranza dei Sudafricani, nell'attesa dei Mondiali di Calcio 2010! NELSON MANDELA, Premio Nobel per la Pace e Leader del Sudafrica... Colori accesi e suoni di tromba, acclamando il Mondiale Africano!

Alberto Caprotti
("Avvenire", 11/6/’10)

Un "Mondiale di Calcio". In Africa. Il "circo" dello "sport-business" più ricco del mondo paracadutato in una delle terre più "derelitte" del "pianeta". Sembrava "follia", ora è realtà. Quando oggi pomeriggio a Johannesburg verrà fischiato il "calcio d’avvio" di "Sudafrica-Messico", un "Paese" e un "Continente" intero si renderanno conto che non sono chiamati a vincere una "Coppa" che sanno benissimo di non poter vincere, ma di giocare per un "trofeo" più importante. Quello dell’"orgoglio", della "credibilità" di fronte al mondo, e della "speranza". Termini che, questa volta almeno, contengono più senso che "retorica".
Dopo il primo
"Presidente Americano", ecco anche il primo "Mondiale" "nero": e la portata "storica" non è troppo distante. Inutile però scomodare concetti troppo lontani per essere veri: una "pallone" non sconfigge il razzismo, l’"Aids", la "miseria" e la "delinquenza". Non lo ha mai fatto, né si illude di poterlo fare. Ma spesso porta messaggi "positivi", belle "storie", "umanità" diversa. Per tutto il resto il "pallone" dei "grandi" dovrà solo imparare. Specie nella terra di un uomo che, comunque vada a finire in "campo", del "Mondiale" è il "protagonista" assoluto. Nelson Mandela lo ha già vinto senza giocarlo: non serviranno nemmeno quei pochi minuti di presenza "fisica" promessi oggi in "tribuna" per decretare che il "goal" più grande è il suo.
L’eterno "Madiba", che ha anche trascorsi "calcistici" come "dirigente" di una "squadra" nella "colonia penale" di "Robben Island", dove ha trascorso 27 "stagioni" della propria vita combattendo il "pressing" sporco dell’"apartheid", a 92 anni vede coronarsi un altro "sogno". In quel "carcere", lui e i suoi seguaci usarono il "pallone" come strumento di "resistenza passiva": il "calcio" divenne l’emblema della passione dei "neri" da contrapporre al più nobile "rugby", appannaggio e divertimento solo dei "bianchi". Per questo non è esagerato dire che il Sudafrica com’è oggi non esisterebbe senza il "calcio". E ora il "Mondiale" sulla "Terra Sudafricana", ricca e "stracciata", "sanguinante" e profonda, diventa l’ideale, incredibile proseguimento di quelle "partite polverose" nell’"ora d’aria".
Qualsiasi chiave di lettura di
"Sudafrica 2010" che prescinda dal significato dirompente di una "Coppa" che sbarca in Africa con il suo corredo di "speranze", "storie", "personaggi" e "colori", corre il rischio di risultare "falsata". Il "calcio" resta un enorme "collettore" di "valori", e soprattutto è un vero "linguaggio universale": da oggi per un mese intero si guarderà al "Continente Nero", e non per "carestie" o "guerre", che pure non evaporano, ma per vedere che può esistere altro, anche in situazioni improbabili e "violente". In questi casi si dice che il "grande evento" migliora la qualità della vita di tutto un "popolo". Perché porta "ricchezza", "infrastrutture", "investimenti". A conti fatti spesso il bilancio finale non è così "idilliaco". Ma se a un successo "organizzativo" del Sudafrica, francamente difficile da ottenere, si aggiungesse quello "tecnico", il messaggio sarebbe perfetto e compiuto: la "prima volta" dell’Africa in tutti i sensi. Sono sei le "squadre" presenti (Sudafrica, Ghana, Costa D’Avorio, Algeria, Camerun e Nigeria) tra le 32 "finaliste", un "record". Assolutamente improbabile che ce la facciano i "Bafana Bafana" di casa. Contro l’Italia "Campione del Mondo" che prova senza apparenti grandi possibilità a difendere il "titolo", le "favorite" oltre al solito Brasile sono Argentina, Inghilterra e Spagna. Il "vecchio" mondo del "pallone", insomma. Ma è un dato di fatto che nella storia del "calcio" finora solo il Brasile abbia vinto un "Mondiale" in un "Continente" diverso dal proprio.
Via allora: grandi "stadi", "goal", "sfide". E un "popolo" sullo sfondo che vuole vivere e farsi ammirare dal mondo. Senza "illusioni", sia chiaro. Perché il Sudafrica, dove un terzo della popolazione vive senza "energia elettrica", il "Mondiale" non lo vedrà nemmeno in "televisione". Lo "annuserà" per strada, a piedi "scalzi". Suonando trombe "fastidiose", sventolando "bandiere" che magari nemmeno sa a chi appartengono. Sarà un "popolo" in "festa", ma "spettatore" a casa propria. E questo, tra "tifo" ed "euforia", occorrerà non dimenticarlo.