La triste "deriva" di Strasburgo

RITAGLI     Quei "giudici" che vorrebbero     DOCUMENTI
farci tutti più "poveri"

Carlo Cardia
("Avvenire", 5/11/’09)

La "Corte di Strasburgo" ha aperto le ostilità contro il "Crocifisso" nelle scuole, con una "sentenza" che non soltanto è andata oltre le sue competenze (e la sua stessa "giurisprudenza"), ma ha dato una interpretazione "gelida", esclusivista, "anti-umanistica" della "libertà religiosa". Perché la "libertà religiosa" è una libertà aperta a tutti, inclusiva, che dialoga e insegna ai giovani a dialogare con gli altri, a vedere nei "simboli religiosi" segni di "affratellamento" tra gli uomini. La "Convenzione" sui "diritti del fanciullo" del 1989 prevede che il ragazzo sia educato «nel rispetto dei "valori nazionali" del Paese nel quale vive e del Paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua» ("Articolo 29"). Per Strasburgo questa "Convenzione" non esiste. Esiste l’assenza di "valori", esiste un deserto nel quale ciascuno di noi nasce per caso, senza una storia ricca di eventi, "eroismi", "valori" e simboli "religiosi" ed "etici", tra i quali il "Crocifisso" è il più noto in tutto il mondo.
L’aspetto più doloroso della
"pronuncia" è quando essa parla del "Crocifisso" come di un simbolo di "parte", che divide e limita la libertà di "educazione", ignorando che il "Crocifisso" è, dovunque, simbolo di pace e di amore tra gli uomini, è all’origine di una "spiritualizzazione" che ha animato e permeato la "cultura occidentale" per espandersi con linguaggio universale in tutto il pianeta. Il "Crocifisso" ricorda chi è andato incontro alla morte senza colpa per aver trasmesso un messaggio di "spiritualità" e di "fratellanza", chi ha predicato l’amore per il prossimo come "comandamento" eguale all’amore verso Dio, chi ha annunciato nel "Discorso della Montagna" il riscatto per gli ultimi e per chi soffre dell’ingiustizia, ha promesso il "Regno di Dio" a chi opera bene nella "vita terrena" andando incontro agli altri, a chi è malato, a chi non ha nulla e ha bisogno di tutto. Questo è "Gesù di Nazareth" raffigurato nel simbolo della "Croce". Per questi insegnamenti – e per aver alimentato la "fede" e la "spiritualità" di generazioni di uomini nel corso dei secoli – è conosciuto, amato, rispettato e venerato in tutti gli angoli della terra. Aprire le ostilità verso il "Crocifisso" vuol dire opporsi a quanto di più alto e "spirituale" sia entrato nella storia dell’umanità, vuol dire fare la guerra a se stessi e alla propria coscienza. Per sette "giudici" di Strasburgo il "Crocifisso" non sarebbe un simbolo "neutrale", ma dietro questa asserita "neutralità" si nasconderebbe un "provincialismo" arido, un vuoto "antropologico", perfino un filo di "ignavia". Scriveva Jhoann Ficthe che «il cuore del "cosmopolita" non è "ospizio" per nessuno», intendendo dire che gli uomini hanno radici e identità, senza le quali non possono parlare con altri, non possono accogliere con amore altre persone. Un Paese che voglia essere soltanto "neutrale" sarebbe un "guscio vuoto", una "parentesi" fredda nel fluire della storia. Anche un’Europa che giunga al punto di negare, nascondere, o abbattere, la propria tradizione e identità "cristiana" diventerebbe una terra di "nessuno", derisa dagli altri, incapace di trasmettere i suoi "valori" più profondi, di confrontarsi con altri "popoli" e "Continenti" proprio in un’epoca di "globalizzazione" che chiede incontro e "dialogo".
Quale Europeo avrebbe il coraggio di chiedere all’
Asia "buddhista" di togliere dagli "spazi pubblici" i simboli di "Buddha" il "compassionevole", o all’Asia "induista" le ricche raffigurazioni di quella "religione", o ai "musulmani" di nascondere il "Corano", tacere il nome di "Allah" in pubblico e celare la propria "fede" nelle scuole? Nessuno avrebbe il coraggio di farlo, perché proverebbe istintivamente vergogna interiore nel proporre agli altri di spogliarsi della propria storia e tradizione "religiosa". Chi predicasse questa "neutralità" sarebbe respinto come un estraneo, riguardato come un essere senza cuore e "passione". Il "Crocifisso" non divide gli uomini, li unisce in un orizzonte di valori che sono a servizio dell’umanità intera, alla base del "dialogo inter-religioso" per il bene degli uomini e della società. Con questa "sentenza", una certa Europa perde di nuovo l’"innocenza", come altre volte è avvenuto in passato, perché tradisce sé e le proprie origini, apre una "ferita" nella propria anima, e offende con il "Crocifisso" tutti i "simboli" e ogni "coscienza religiosa". Se applicassimo la "pronuncia" di Strasburgo al mondo intero, questo – come ha notato ieri il "Presidente" della "Cei", Cardinale Bagnasco – diverrebbe più "povero". E si allontanerebbe un po’ dal "cielo". Ma la stragrande maggioranza degli uomini non vorrebbe una "deriva" così triste e continuerebbe a venerare ed esibire con orgoglio i "simboli" della propria "fede".