Il "Magistero" del Papa e l’origine della "speranza cristiana"

RITAGLI     Soltanto la "fede" viva e limpida     DOCUMENTI
ci fa superare le peggiori "tempeste"

Benedetto XVI svolge la sua funzione, con "forza" e capacità "profetica",
che anche i "critici" ora riconoscono.

Papa Benedetto XVI, coraggioso e deciso testimone di fede, tra le fatiche del mondo...

Carlo Cardia
("Avvenire", 19/5/’10)

Per la "Chiesa" gli ultimi mesi sono stati mesi di "sofferenza", di "riflessione", ma anche di forte guida "spirituale" e "pastorale" di Benedetto XVI, il quale rivolgendosi ai "giovani" durante la "Messa" al "Terreiro do Paço" di Lisbona ha chiesto loro di cercare Gesù, di non dubitare mai della sua presenza, e ha aggiunto: «Vivete la vostra esistenza con gioia ed entusiasmo, sicuri della sua "amicizia" gratuita, generosa, fedele fino alla morte di "Croce". Dite (ai vostri coetanei) che è bello essere amico di Gesù e vale la pena di seguirlo». La "fede" e il rapporto con Gesù sono capaci di sciogliere le "angosce", le "ansietà", i dubbi, che in una fase "critica" hanno coinvolto molti "fedeli", e il richiamo del Papa evoca la forza vera dei "credenti", contro la quale né il "peccato" né le sue "strumentalizzazioni" possono imporsi e vincere. Nell’"incontro" di "Domenica", Benedetto XVI è tornato sul tema del "peccato", ovunque si compia, l’ha messo al centro della scena per indicare che questo è il vero "nemico" dell’uomo e della "Chiesa". La "fede" e il "peccato" sono rispettivamente la forza e il rischio per gli uomini di ogni tempo. La "fede" in Gesù è la prima e definitiva risorsa per chi vuole orientarsi, capire come il "peccato" si è insinuato anche nella "Chiesa" – perché questa vive nella storia e nella realtà di tutti giorni, e ne resta coinvolta ma non "contaminata", ne subisce i "contraccolpi" ma non vi si piega – , capire perché i "cattolici" di tutto il mondo stanno confermando la "fiducia" nella "comunità" dei "credenti" e nelle loro "guide spirituali", le quali hanno accettato e proposto la "penitenza", invece del "silenzio" o della "difesa corporativa", e sono andate incontro alle "vittime" per dare loro "giustizia" e "conforto". Senza la "fede" tutto è possibile, anche farsi imbrigliare dal "male": con la "fede" in Gesù la "roccia" resta salda e la coscienza più intima di ciascuno di noi si sente rasserenata nel proseguire il cammino di "testimonianza" nella "società" che ci circonda. Ancora in Portogallo, Benedetto XVI ha detto un’altra cosa che forse non è stata compresa adeguatamente nei "commenti" di questi giorni. Egli ha osservato che «spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze "sociali", "culturali" e "politiche" della "fede", dando per scontato che questa "fede" ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno "realista". Si è messa una "fiducia" forse eccessiva nelle "strutture" e nei "programmi ecclesiali", nella distribuzione di "poteri" e "funzione"; ma cosa accadrà se il "sale" diventa "insipido"?». È un richiamo che ci riguarda tutti, perché in qualche modo tutti noi siamo condizionati dalla "mentalità" e della "cultura" che ci sono vicine, che spingono a mettere fra parentesi la "fede", avvolgendola in un "involucro" nel quale l’utilità, la convenienza, i "riflessi esteriori" (anche "ecclesiali") prendono il sopravvento e offuscano una "coscienza" che deve invece restare legata alla fonte primaria della "spiritualità cristiana". Mantenere viva e limpida la "fede" porta alla coerenza degli "atti" e dei "comportamenti", induce all’"umiltà" e al riconoscimento delle "colpe", alla loro "riparazione", spinge a considerare la "Chiesa" come la "comunità" dei "credenti" che testimoniano la "verità", non una realtà "organizzativa" con proprie "leggi" e propri "interessi", pure legittimi. Benedetto XVI sta svolgendo in questo periodo la sua funzione di "Pastore Universale" con una forza e una capacità "profetica" che anche i "critici" della "Chiesa" cominciano a riconoscere, e ciò conferma la centralità della funzione "Pontificia" che anche nei momenti "critici" aiuta, conforta, indirizza, coglie i punti essenziali dei "problemi", impedisce che ci si scoraggi di fronte al "male", ci si pieghi a "tempeste" che possono sembrare per un istante più grandi di noi. Non esistono "tempeste" che possano intaccare la "fede", è Gesù stesso che illumina un "cammino" che resta nella "storia", ma non si confonde con essa, chiede impegno ma anche riconoscimento della realtà amara e dolorosa del "peccato", apre il cuore alla "speranza" e alla "fiducia" anche quando queste sembrano appannarsi. Forse non è un caso che il "Viaggio" a Fatima sia stata l’occasione per il Papa di assolvere con tanta forza e sicurezza la sua "missione" di guida della "Chiesa". Maria, e tutto ciò che essa rappresenta nel cuore di ogni "cattolico" e "cristiano", costituisce oggi più di ieri un "rifugio spirituale", una fonte di "ispirazione" che alimenta il "Magistero" della "Chiesa" e rafforza la "fede" di tutti i "credenti".