Benedetto XVI con Pietro e Paolo

RITAGLI     Oltre lo "smarrimento"     DOCUMENTI
nel solco delle "origini"

Papa Benedetto XVI, guida unificante per la Chiesa nel mondo!

Icona dei Santi Apostoli Pietro e Paolo...

Carlo Cardia
("Avvenire", 30/6/’10)

Pietro e Paolo rappresentano per ogni "cristiano" le "radici apostoliche" della "Chiesa", le fonti cui ricorrere ogni volta che si sente il bisogno di rinnovare la "fede" e agire nel mondo. Scelti direttamente da Gesù per guidare la "Chiesa" nella storia, e diffondere il "Vangelo" tra le genti, i due massimi "Apostoli" hanno parlato ai "cristiani" di ogni epoca con un linguaggio sempre eguale e sempre nuovo. L’opera di Paolo tra i "popoli" dell’"Impero" ha evitato la chiusura del "cristianesimo" nell’alveo "ebraico" che ha preparato l’"incarnazione" di Gesù, e ha compiuto qualcosa che forse vale più di tanti "miracoli", perché ha portato il "Vangelo" tra i "pagani" greci e romani. Per fare ciò non ha avuto paura di nulla, ha parlato lo stesso linguaggio "spirituale", ma ricco di tante sfumature, dando al "cristianesimo" un’impronta "universale" irreversibile. Ma Paolo ha anche parlato delle colpe di alcuni "cristiani", ha sofferto "persecuzioni", "Martirio", ha scritto parole rimaste a fondamento della "cultura cristiana" di tutti tempi.
Oggi, di nuovo, i "cristiani" non devono aver paura di nulla quando da più parti le "persecuzioni" di sangue, o "mediatiche", si ripresentano, colpiscono, possono provocare incertezza, ma anche rafforzare la "fede". Sembra che contro la "Chiesa" oggi tutto sia possibile. Ma proprio in questo momento i "cristiani", mentre operano per la "giustizia", hanno nel cuore e nella mente le parole di Paolo sulla "carità", la quale «è paziente, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» ("1 Corinzi 13, 4-7"). Se guardiamo alle "sofferenze" della "Chiesa" di oggi, avvertiamo che le parole dell’"Apostolo" hanno lo stesso significato di quando furono pronunciate. Se Paolo ha animato il "cristianesimo" con la parola che illuminava la "fede", Pietro ha guidato la "Chiesa" dandole "identità" e "unità". Ha compreso il "carisma" di Paolo, ne ha accolto lo spirito "universalista", ha guidato gli "Apostoli" nel fare le scelte fondamentali per la "Chiesa" delle origini, ha portato il suo "Ministero" nel cuore dell’"Impero" perché di lì, insieme a Paolo, il "cristianesimo" potesse espandersi in tutto il mondo. Anche Pietro ricorda ai "cristiani" che essi saranno «per un po’ di tempo affitti da varie prove», ma che il valore della loro "fede" si proverà col fuoco ("1 Pietro 1, 6"), e li invita a comportarsi «come uomini liberi, non servendosi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio» ("1 Pietro 2, 16"). E ancora, «se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi!», perché «è meglio, se così Dio vuole, soffrire operando il bene piuttosto che fare il male» ("1 Pietro 3, 13-17"). I due "Apostoli" invitano i "cristiani" a saper conciliare la "carità" con la sofferenza per la "giustizia", perché sono due aspetti dello stesso impegno. La "Chiesa" di oggi è piena di "domande", perché il "male" si è insinuato in qualche sua parte, e a volte sembra "accerchiarla" dal di fuori. Né si può nascondere che esiste un certo smarrimento per una "Chiesa" sotto "assedio", pressata con metodi che non distinguono tra ricerca della "giustizia" e vere e proprie "intimidazioni". Si tratta di uno smarrimento comprensibile, ma che deve cedere il passo alla "fiducia" e alla "speranza", partendo da una riflessione. La funzione di "guida", svolta costantemente da
Benedetto XVI, racchiude in sé il "Magistero" di Pietro e di Paolo, dà risposta a queste "domande", conferma nella "fede" che deve saper abbracciare tutto e tutti. Il "Pontefice", assolvendo al ruolo "unificante" che da sempre Pietro e i suoi "Successori" hanno avuto verso i "cristiani", ha eliminato gli "equivoci" che si erano presentati allo scoppiare dello "scandalo" della "pedofilia", chiamando il "male" con il suo nome, ha saputo trovare le parole più adatte per le vittime dei "soprusi" e il pentimento dei "colpevoli", ricordando che il "perdono" non esclude la "giustizia".
Benedetto XVI guida la "Chiesa" anche contro le "persecuzioni" che si fanno più esplicite, conferma la "missione" degli "Apostoli" che hanno portato la "fede cristiana" a
Roma, assicura i "fedeli" che le sofferenze di oggi possono preparare i "frutti spirituali" di domani. E la "Chiesa" intera si raccoglie attorno al Papa riconoscendosi nel suo "Magistero" che supera le difficoltà del presente con gli occhi della "fede" e con lo sguardo rivolto a quella "storia cristiana" che ha cambiato il mondo, dando all’uomo un "orizzonte spirituale" che non ha eguali.