Il vero "bene" dell’uomo davanti alla "crisi"

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la "speranza" viene da "ragione" e "fede"

Carlo Cardia
("Avvenire", 14/7/’10)

A voler usare soltanto la "ragione", la nostra è un’epoca nella quale ci si può "smarrire". La "crisi economica" dell’"Occidente", "endemica" e periodicamente "drammatica", provoca un’"insicurezza" che coinvolge "Stati" e "Nazioni", si insinua nella "coscienza" delle persone. Nessuno oggi può costruire il proprio futuro con qualche "certezza" di traguardi e risultati. Fuori dell’"Occidente" aumentano le "tragedie" di popolazioni intere, strette da un "sotto-sviluppo" lancinante, prede di "guerre" e di "mali" che ne insidiano l’esistenza, a volte per furori "etnici" ed "anti-religiosi" che hanno riaperto il "Libro dei Martiri" un po’ dovunque. Dentro i singoli "Paesi", compreso il nostro, si insinuano altre "inquietudini", diminuisce la "fiducia" nella capacità di reagire, una "critica" corrosiva muove da dati reali, ma parziali, per intaccare la credibilità di ogni "istituzione" o "progettualità".
Forse oggi non sappiamo dove stiamo andando, non sappiamo quali siano le "basi" per edificare qualcosa di affidabile, avvertiamo i segni di una "decadenza" profonda. Eppure, proprio in questi momenti, non rari nella "storia umana", si ha bisogno di qualche "certezza" che, insieme ed oltre la "ragione", dia forza all’uomo, permetta di vedere una "luce" da seguire. Mai come oggi constatiamo l’unità della "Creazione", perché le azioni che compiamo in una parte del mondo si ripercuotono su ogni angolo della "Terra", e verifichiamo la verità delle parole di
"Genesi" con le quali Dio affida all’uomo il frutto della sua opera, perché la governi con la "ragione" rivolta al "bene". Le azioni dell’uomo sono individuali e collettive, e tutte sono responsabili dell’equilibrio che si determina tra il "bene" e il "male". Questo è un punto che si stenta a riconoscere, convinti che l’"interesse" personale è una cosa, il "benessere" collettivo è un altro, e si può perseguire il primo senza pensare al secondo. Ma l’intima unione che esiste tra le "colpe" individuali e le conseguenze "sociali" sono sotto gli occhi di tutti. Però, manca un collegamento che le "ideologie razionaliste" hanno voluto spezzare nell’epoca contemporanea. Perché, se affidiamo ogni scelta al puro "calcolo razionale", ciascuno può farlo secondo la propria convenienza, e viene meno il significato "trascendente" dell’agire umano.
Se invece fondiamo il nostro comportamento su "regole" stabili, che hanno una radice "eterna", la "coscienza" ne resta coinvolta. «Chi opprime il povero offende il suo creatore», ricordano i
"Proverbi" ("Pr 14, 31"), aggiungono che «dalla propria malvagità è travolto l’empio» ("Pr 14, 32"), mentre «la giustizia fa onore a una nazione ma il peccato segna il declino dei popoli» ("Pr 14, 34"). Possiamo dire onestamente che oggi ci sia spazio, nella sfera "privata" e "pubblica", per "principi" che dovrebbero avere applicazione coerente nella vita di tutti i giorni? Certamente no, se si pensa ai disastri "economici" e "ambientali" che egoismi di "Stato", grandi "società", o singoli individui, riescono a provocare nel mondo. E possiamo dire che l’uomo si senta vincolato al rispetto della "vita", sostenendo quella che nasce e quella che è in "pericolo" (cioè, degli esseri più "deboli"), mentre stanno dilagando "leggi", e "costumi", che lasciano al singolo di decidere secondo il proprio "tornaconto" dell’esistenza altrui?
Tutti i giorni registriamo altre conseguenze dello "smarrimento" che ci avvolge, quando si parla della fragilità delle
"nuove generazioni", del loro perdersi dietro "desideri effimeri" (la cui "insoddisfazione" può generare "tragedie"), o del "fallimento" di tante "famiglie", persone, che non reggono alle difficoltà quotidiane, alla "solitudine", all’"ingiustizia" subita. Ma è possibile dare risposte a questo "stillicidio" di "tragedie" e "fallimenti" del nostro tempo soltanto con parametri "psicologici" e "sociologici", o non è vero che è venuta meno la consapevolezza che è necessaria una diversa "costruzione" dell’essere umano che dia più forza e "speranza" in sé stessi e nel futuro? Il "Testo Biblico" è ricco di inviti alla "saggezza", alla "prudenza", alla "purezza" di cuore, ma anche alle conseguenze della "malvagità", perché «l’uomo perverso produce la sciagura, sulle sue labbra c’è come un fuoco ardente» ("Pr 6, 27"), mentre «la strada degli uomini retti è evitare il male, conserva la vita chi controlla la sua via» ("Pr 16, 17").
Sono alcune tra le insistenti, e "ragionevolissime", indicazioni "Bibliche" perché l’uomo strutturi sé stesso e la "società" sulla base di "rettitudine" e "giustizia".
Ma se tutto ciò è dimenticato, "omesso", dichiarato inutile per il vero "bene" dell’uomo, l’"insicurezza" che ci sta invadendo, togliendoci ogni "fiducia", aumenterà di continuo. La
"speranza" può fiorire se innalzeremo il valore della "ragione" fondandola sulle parole "eterne" della "fede" che sono state pronunciate, e scritte, da secoli.