Nell’"Icona disarmante" del "Bambino"
la vera "garanzia" sull’uomo

RITAGLI     Irrompe nella "storia"     DOCUMENTI
la "preziosità" di ogni vita

Carlo Cardia
("Avvenire", 24/12/’10)

L’Evento Cristiano introduce nella coscienza dell’uomo due princìpi che cambiano la storia: l’annuncio della salvezza che si conquista scegliendo il bene e rifiutando il male, la centralità della vita come dono prezioso di Dio alle sue creature. In quel momento si modificano i riferimenti dell’Antichità: non è più il Fato capriccioso che domina sull’esistenza, l’uomo diviene padrone del proprio destino, le virtù che i grandi Filosofi declamavano per pochi privilegiati sono possibilità vere che il Vangelo indica a tutte le persone. Sin dalle origini, il Cristianesimo non si presenta come "Agenzia" di Spiritualità, esoterica e misteriosa, ma come la Religione che illumina la coscienza. I Cristiani sono coloro che amano la vita, la trasmettono con amore ma senza promiscuità, curano i figli senza mai abbandonarli come il dono più prezioso che abbiano ricevuto da Dio, non disprezzano i malati e i deboli ma vanno loro incontro, li aiutano, riconoscono in loro il volto di Dio. Appena parafrasate, sono queste le parole della celebre "Epistola a Diogneto", uno dei primi Documenti che indicano i caratteri essenziali per i quali i Cristiani si distinguono dai Pagani.
La Memoria della
Natività è da sempre legata alla gioia dell’esistenza, ma quest’anno vi sono motivi speciali per ricordarci che con l’Avvento di Gesù irrompe nella storia la preziosità della vita, di ogni vita, senza gerarchie di sorta. Si rovesciano i valori tradizionali, e se ne aggiunge un altro, tornato di recente di dolorosa attualità: i Cristiani, per testimoniare la verità di Gesù e i valori Evangelici, sono pronti a dare la loro vita, perché a quella verità riconoscono il primo posto dentro e fuori la propria coscienza. L’anno che si chiude ha conosciuto nuove schiere di Martiri che in tante parti del mondo sono stati uccisi, colpiti e perseguitati, ridotti all’esilio ed emarginati, soltanto perché credenti in Gesù Cristo, inermi di fronte alla forza dei violenti. La nostra Preghiera per questi Martiri è la stessa dei primi Cristiani e ha una sua feconda ambiguità, perché è intrisa di dolore per la sofferenza che i fratelli hanno patito, ma si nutre della certezza della visione beatifica che essi hanno già raggiunto. Se, però, apre le porte del Cielo, il Martirio è anche la somma ingiustizia sulla terra, perché colpisce la verità, la mitezza, la serenità della fede. E l’ingiustizia chiede un impegno forte, nelle Comunità Cristiane, nella società civile, a livello Internazionale, perché lo scempio di vite che si compie finisca e nel segno della Religione le Leggi rendano giustizia a tutti gli uomini.
Le parole dell’"Epistola a Diogneto" sono di attualità anche per altre ragioni, perché i Cristiani sono chiamati a testimoniare ogni giorno per la vita dei più deboli, contro inganni e furbizie della società "mediatica". In Italia si è giunti a negare la parola, dove era giusto darla, a quanti volevano trasmettere un messaggio di solidarietà a chi sostiene la vita, far conoscere il loro impegno che non è sovrumano ma serio, profondo, dà forza come ogni gesto d’amore. Si è evocata perfino l’angoscia della scelta di suicidio per propagandare l’eutanasia. Siamo di fronte ai riflessi di una concezione regressiva, che vuol tornare agli spazi bui dell’antichità, cancellare l’amore e la solidarietà dalle riflessioni sull’inizio e la conclusione della vita.
Sentire e vivere la Nascita di Gesù oggi vuol dire anche questo, parlare della gioia del suo Avvento, del cambiamento che ha portato nel mondo, della spinta che ha dato agli uomini per assaporare la propria esistenza con responsabilità verso gli altri, della luce di una libertà che da lì si è irradiata sulla terra. In un contesto nel quale spesso si afferma soltanto il proprio interesse immediato, ciò non è facile. Ma non è impossibile. L’immagine di Gesù Bambino che la Cultura Cristiana ha tratto dai Vangeli, esaltandola anche mediante l’idea
"Francescana" del Presepio, è l’immagine dell’innocenza assoluta, del rifiuto di ogni violenza, dell’amore totale di Dio per l’uomo, e potrebbe sembrare inadatta a respingere il male. Eppure proprio in quell’innocenza, nell’Icona disarmante di Dio che si fa piccolo tra i piccoli, sta la forza più grande che garantisce gli uomini che il bene è destinato ad affermarsi, come mille volte è già avvenuto nella storia!