RIFLESSIONE

RITAGLI     La vera "misura" dell'uomo     MISSIONE AMICIZIA

P. Massimo Casaro
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2009)

Ne uccide più lo "stereotipo" della spada.
Che cosa intendo per "stereotipi"? Semplicemente le "abitudini mentali"; l’affezione disordinata nei confronti delle "pigrizie emotive" per le quali il mondo, gli altri, noi stessi, Dio sono e devono rimanere come li pensiamo, li sentiamo, li viviamo; l’indisponibilità nei confronti di una realtà che, di sua natura, è complessa, articolata e che, per essere veramente conosciuta, chiede solo il coraggio dell’ascolto.
Nella vita reale, infatti, l’altro non è quasi mai perfettamente "in carattere" con l’immagine che abbiamo di lui. Nella sua mano c’è sempre una carta di cui non sapevamo nulla: «Ciò che mi fa supporre di comportarmi in questo modo con gli altri è il vedere quante volte gli altri si comportano palesemente in questo modo con me. Ci illudiamo tutti di conoscerci l’un l’altro a menadito» (Clive Staples Lewis).
L’inclinazione ad aderire e ad alimentare le "abitudini mentali", gli "stereotipi" va, quindi, combattuta come si deve combattere l’inclinazione alla menzogna, espressione di una totale, radicale disistima nei confronti della "Verità", quella che, secondo la "parola evangelica", fa liberi. Liberi di amare le cose così come sono e, amandole, contribuire a renderle sempre più vere, più buone, in una parola, sempre più a misura d’uomo. La "Verità", infatti, non chiude ma apre; non definisce ma "problematizza"; non rassicura ma suscita affezioni, desideri.
Riflettendo sulle cause della "depressione giovanile", il filosofo e psico-analista Miguel Benasayang osserva: «Il desiderio pone in relazione, crea legami, mentre l’educazione finalizzata alla sopravvivenza (alla tutela di sé) implica che ci si salvi da soli. Nella sopravvivenza, prima o poi, si è contro gli altri». Siamo, dunque, avvertiti!