RIFLESSIONE

RITAGLI     L’insostenibile pesantezza del "male"     MISSIONE AMICIZIA

P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Dicembre 2009)

È la testimonianza di Gesù, quella di una vita integralmente "donata", a sostenere la lotta per l’edificazione di un’umanità "fraterna". L’azione del "discepolo", infatti, si struttura attorno a un "interesse" che non è immediatamente il proprio, ma quello generale.
Una giovane "ebrea",
Etty Hillesum, ha posto in primo piano tre "virtù" che costituiscono il nucleo d’ogni agire "politico", perché costituiscono il nucleo d’ogni sentire autenticamente "umano": l’"indignazione", la "semplicità" e la "compassione". Vorrei soffermarmi brevemente sulla prima.
In un suo studio, dedicato alla giovane
"ebrea", la "psicologa" Nadia Neri sostiene: «L’"indignazione" è quel sentimento forte che deve guidarci a testimoniare con gesti e con parole chiare contro tutte le "ingiustizie", le "persecuzioni", le manifestazioni di "intolleranza", le guerre». E prosegue: «L’"indignazione" è per Etty il sentimento alternativo all’odio perché, a differenza di questo, non ha alcuna carica distruttiva e non ha in sé il seme che genera l’"annientamento" in una catena continua. Si deve provare "indignazione" e si deve continuamente stare in guardia perché, a livello "psicologico", l’odio è sempre in agguato. È più facile, paradossalmente, odiare: così si delimita nettamente il campo e il "nemico" è solamente fuori di noi [...]. L’"indignazione", al contrario, è la "virtù" del non volersi assuefare alle "ingiustizie", del non diventare vittime dell’indifferenza e dell’impotenza, che potrebbero giustificare il nostro disinteresse e la nostra passività».
L’"indignazione", dunque, non si oppone all’altro, al "nemico", ma si oppone al male, mentre è l’odio che si oppone all’altro, al "nemico" e, quindi, non si oppone al male. In proposito non dobbiamo dimenticare le parole di Gesù: «Non opporti al malvagio» ("Mt 5,38"; cfr. "Lc 6,29"), perché il malvagio è comunque e sempre figlio del "Padre". È al male che ci si deve opporre, e il male sempre ci riguarda. L’"indignazione" non fabbrica "nemici" da combattere, perché l’uomo non ha bisogno di "capri espiatori" per tacitare la sua coscienza, ma si oppone coraggiosamente a tutto ciò che deturpa l’immagine di Dio. L’"indignazione" è, a tutti gli effetti, una "professione di fede" in atto.