RIFLESSIONE

RITAGLI     "Passione" d'amore     MISSIONE AMICIZIA

P. Massimo Casaro
("Missionari del Pime", Febbraio 2010)

In ultimo la "compassione". «La "compassione" – scrive Nadia Neri, esponendo e commentando il "pensiero" di Etty Hillesum – è la "virtù" più alta e più nota [...]. Qui la nomino nel senso "etimologico" di "cum pati", "soffrire insieme"; in Etty Hillesum, questa "virtù" viene indicata con un’espressione emblematica: "il cuore pensante della baracca" (la "baracca" del "campo di concentramento nazista", "ndr"), lo scopo principale e più alto della sua vita. Questa espressione esplicita il senso della parola "compassione", nella quale riescono a unirsi sentimento e pensiero, entrambi necessari per assumere quell’atteggiamento che è il più intriso di "religiosità" e il più arduo da acquisire. La "compassione" è accettare di vivere su di sé il "dolore" del mondo, quel "dolore" che alcuni vogliono rimuovere, altri non riescono a sopportare, altri ancora non vogliono neppure vedere: non ha nulla a che fare con il "masochismo", perché ha in sé uno scopo vitale, di alto valore "psicologico" e "spirituale". È necessario che alcuni riescano a vivere interiormente la "compassione", a essere "un cuore pensante", perché solo partendo da una consapevolezza del "dolore" che passa anche attraverso il "cuore", si può sperare che le forze "distruttive" non prendano il sopravvento nel mondo».
La "carità", dunque, non si risolve nel "fare" ma si fonda e si esprime nel "com-patire", quel modo squisitamente, divinamente "umano" di rimuovere ogni distanza tra sé e l’altro da sé che non sia quella della "relazione". Anche quando la vicinanza ci contagia di "dolore", ci espropria del nostro "benessere", delle nostre certezze, ci espone al dubbio, alla fatica, ci rende più consapevoli del nostro "limite", affranti dalla nostra "impotenza". 
Possiamo, infatti, "dare la vita" se, più radicalmente, la "condividiamo". Perché la "Vita" non è primariamente ciò che doniamo, ma ciò che ci custodisce e che custodiamo; che ci è donato e che ci doniamo. È, per usare le parole dell’"Evangelo", il modo di rendere presente il "Regno di Dio" nell’amore che avremo gli uni per gli altri.