RIFLESSIONE

RITAGLI    "Vigilate, gente, vigilate!"     MISSIONE AMICIZIA

Il mondo ha bisogno di gente "schietta", "competente" e "audace",
che sappia imprimere alle "relazioni", al "lavoro", ai progetti "economici" e "politici"
un’impronta di grande "umanità".

P. Massimo Casaro
("Missionari del Pime", Aprile 2010)

Il "XX Secolo" è contrassegnato da alcuni tra i più feroci "genocidi" della "Storia". Momenti in cui l’"Uomo" si è trasformato in "belva".
Che cosa c’è nel cuore di chi uccide infinite volte? Una "malvagità" estrema? Purtroppo no. È il concetto di "banalità del male", colto con chiarezza dalla "filosofa"
Hannah Arendt. Chi compie il "male" è spesso un uomo "qualunque", un vicino di casa che, a un tratto, diventa il peggior "nemico". Non si pone domande, ubbidisce. Uno, dieci, mille uomini così possono diventare gli "ingranaggi" di una mostruosa "macchina di sterminio".
Era il 1944, quando
Trilussa scriveva questa "poesia", dal titolo "Nummeri"...
«Conterò poco, è vero – diceva l’Uno ar Zero – . Ma tu che vali? Gnente: proprio gnente.
Sia ne l’azione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcludente. Io invece, se me metto a capofila de cinque zeri tali e quali a te, lo sai quanto divento? Centomila! È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so’ li zeri che je vanno appresso».

La "responsabilità morale" consiste, allora, nel saper mantenere desta la propria "individualità", interrogandosi sulla "giustezza" delle proprie idee prima ancora che delle proprie azioni. Anche a costo di ritrovarsi soli.
La "Storia" dimostra che il "male" non si scatena all’improvviso: spesso è il risultato di una catena di "parole d’ordine", all’apparenza innocue, addirittura giustificabili, di "micro-avvenimenti" venialmente "malvagi" ai quali ci si abitua poco alla volta, come ci si abitua al "veleno".
«Non vedremo sbocciare dei "Santi" – ha scritto
Don Milani in "Esperienze Pastorali" – , finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di "fede" pensando all’"ingiustizia". A qualcosa, cioè, che sia al centro del momento "storico" che attraversiamo, al di fuori dell’"angustia" dell’"io", al di sopra delle "stupidaggini" che vanno di moda».
Mai, dunque, smettere la "vigilanza" raccomandata dall’"Evangelo" perché siamo consapevoli che il mondo è veramente "nelle nostre mani" e bisogna decidere in che modo vogliamo abitarlo. Il mondo, infatti, non di "eroi" ha bisogno, ma di gente "schietta", "competente" e "audace" che sappia imprimere alle "relazioni", al "lavoro", ai progetti "economici" e "politici" un’impronta di grande "umanità".