RIFLESSIONE

RITAGLI     Pensare "globalmente"!     MISSIONE AMICIZIA

Oggi, la "parola chiave" è "solidarietà",
cioè la capacità di sviluppare un’"azione comune"
e in vista del "bene comune".


P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Maggio 2010)

Mac Luhan, uno dei massimi "studiosi" contemporanei della "comunicazione", ha inventato il termine "villaggio globale" per definire il nostro mondo. Oggi assistiamo, infatti, a un accentuato processo di "globalizzazione" "politica", "economica" e "culturale" che, da un lato, riduce le distanze tra i "popoli" e, dall’altro, rende i problemi sempre più "condivisi". Questo processo richiede nuovi "atteggiamenti".
Il primo consiste in un modo di pensare "globale". «È verosimile – argomenta il "filosofo"
Gadamer – che la paura della "distruzione totale" della vita sul "pianeta" ci insegni a valutare diversamente "virtù" come la "prudenza", l’"attenzione" agli altri e al mondo che ci circonda, nella linea di una generale riduzione dell’"aggressività". Ma forse questo è solo un aspetto di un nuovo modo di pensare "globale" che ormai diventa indispensabile, dati i processi di "unificazione" che si stanno avviando nel mondo».
Il secondo è la scelta del "dialogo". «Certo il "dialogo" – continua Gadamer – è un concetto della "tradizione europea"; esso è solo una manifestazione di qualcosa di "universale" e cioè del riconoscimento dell’altro come titolare di "diritti". E poi, ciò che bisogna tener presente, e che non può non impressionare, è che l’ideale del "dialogo" si impone in un’età in cui peraltro la "cooperazione" tra tutte le "culture" sembra resa necessaria e inevitabile dalla "minaccia ecologica"».
Quali possono essere le conseguenze positive di questi "atteggiamenti"?
a. L’uscita dalle "angustie" di un "pensiero angusto" che sta all’origine della paura, del "sospetto" nei confronti del "diverso", soprattutto "straniero", estraneo. La paura, infatti, si nutre d’ignoranza, "disinformazione", "luoghi comuni". La "buona volontà" non basta, bisogna educare la mente perché la "conoscenza" è la figlia prediletta dell’amore.
b. La "mutua fecondazione" tra le "culture" che consente la "purificazione" delle stesse. Nessuna "cultura" è un assoluto o in uno stato di totale "innocenza". È nel "confronto" che tutto si purifica perché la "cultura", non diversamente dagli uomini, è un "valore" e non un "idolo", una via e non la meta.
c. L’attenuazione delle tensioni "inter-culturali" e "inter-religiose".
d. La soluzione, con il concorso di tutti, dei problemi che gravano sul "futuro" dell’umanità: "povertà", "risorse" per tutti e problema "ecologico".
La "parola chiave" è "solidarietà", cioè la capacità di sviluppare un’"azione comune" e in vista del "bene comune".