RIFLESSIONE

RITAGLI     "Umile" con Dio, "mite" con l'uomo!     MISSIONE AMICIZIA

Il "discepolato cristiano" non consiste in un'"ubbidienza servile",
ma in un "affidamento", simile a quello del "bambino",
che ne ha bisogno per diventare un "uomo".

P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Giugno-Luglio-Agosto 2010)

In tempi come i nostri, molte parole di Gesù, solitamente quelle "decisive", tendono a rimanere "lettera morta", non perché le orecchie si siano chiuse ma perché sono i cuori a rimanere "serrati". E non bastano certo le parole a persuadere il mondo che coloro che gli stanno davanti sono "discepoli" di un Dio "diverso". Troppe volte noi "cristiani" non siamo disposti a imparare, mentre siamo propensi a insegnare, dimenticando che è illegittimo l’"insegnamento" se non è basato sull’"apprendimento".
Nel testo al quale mi riferisco ("Mt 11, 28-30"), Gesù rivolge un invito accorato a tutti coloro che sono affaticati e oppressi, in particolare da una religione "gravosa", che soffoca lo slancio della "sequela" con il peso di un’"osservanza" rigida e scrupolosa. Lui è un "maestro" diverso, perché è il suo Dio a essere diverso. Si tratta, in sintesi, di un invito alla "sequela", che consiste nell’imparare da lui, che è "umile" con Dio e "mite" con gli uomini.
Il "discepolato cristiano", dunque, non consiste in un'ubbidienza "servile" (cfr. "Gv 14, 15"), ma in un "affidamento" simile a quello del bambino, che non è costretto a ubbidire perché i genitori vogliono dominarlo, ma perché ne ha bisogno per diventare un uomo.
Nell'ubbidienza del "discepolo", si concretizza da un lato l'azione "educatrice" di Dio e dall'altro la maturità "spirituale" dell’uomo, che ha imparato a "diffidare" di sé e a confidare nell’"Altro".