RIFLESSIONE

RITAGLI     Il viaggiatore "incantato"     MISSIONE AMICIZIA

Che non ci si debba "parlare addosso",
che non sia bello "parlarsi addosso", è di un’evidenza "solare".
Ma non è nemmeno facile non farlo...

P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Ottobre 2010)

Che non ci si debba parlare addosso, che non sia bello parlarsi addosso è di un’evidenza solare. Ma non è nemmeno facile non farlo. Bisogna avere il gusto del rischio, della "trasgressione". Bisogna, cioè, preferire quello che si può trovare a quello che si è già trovato, nella consapevolezza che quello che si è trovato, senza quello che si può trovare, s’irrigidisce e muore; preferire lo spazio che si apre a quello che già si abita, magari da lungo tempo. Bisogna che il passo si spinga oltre, anche se non è dato sapere dove cadrà: se in una terra accogliente o in una terra ostile, se troverà qualcosa oppure non troverà nulla.
Riflettendo, mi sembra che il
viaggio rappresenti bene tutto questo, soprattutto questo, quasi solamente questo. Ovviamente non qualunque viaggio. È, infatti, sempre possibile partire senza arrivare mai. E capita di frequente. Anche troppo. C’è, infatti, chi viaggia tanto, ma non arriva mai da nessuna parte e chi frequenta tanti ma non incontra mai nessuno. È come se portasse tutto e sempre con sé, è come se cercasse di ricreare sempre e ovunque le stesse atmosfere, gli stessi panorami, gli stessi gusti, le stesse idee senza mai accorgersi che se tutto è "diverso" anche lui diventa migliore.
Non si viaggia, dunque, per dare o per ricevere ma soprattutto, o forse soltanto, per diventare compiutamente se stessi, offrendo agli altri, a chiunque capiti di incontrare, la stessa stupefacente possibilità!