RIFLESSIONE

RITAGLI     Un "regalo" inaspettato!     MISSIONE AMICIZIA

Ho avuto la "fortuna", qualche mese fa, di leggere una preziosissima "Citazione"...

P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Giugno-Luglio 2011)

Ho avuto la fortuna, qualche mese fa, di leggere una preziosissima "Citazione"! Quando mi capita, quando cioè mi imbatto in un esercizio d’intelligenza e di moralità (perché la moralità è sempre e prima di tutto un esercizio di intelligenza della realtà), mi sento rincuorato. E non mi disturba se la "Citazione" non è di un Cristiano e, forse, nemmeno di un Credente. A me basta che sia vera, condivisibile, utile alla vita di tutti.
Voglio trascriverla per il vostro piacere e per la vostra istruzione. È di
Luigi Einaudi, un Liberale Conservatore e secondo Presidente della Repubblica, ed è contenuta in un "Discorso" da lui pronunciato all’"Assemblea Costituente", il 29 Luglio del 1947. Scrive: «Le barriere giovano soltanto a impoverire i Popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ciascuno di essi uno strano e incomprensibile linguaggio di "spazio vitale", di "necessità geo-politiche", e a far pronunciare a ognuno di essi esclusive "scomuniche" contro gli immigrati stranieri, quasi che fossero "lebbrosi" e quasi il restringimento feroce d’ogni Popolo in se stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza!».
Sembra scritta oggi, sembra scritta per l’oggi e ci ricorda, impietosa, che la "barbarie" dei pensieri e dei sentimenti è sempre incombente. Che la chiusura fanatica e pretestuosa è sempre possibile. Che si può dare più facilmente corpo alla paura che alla speranza.
Ovviamente Einaudi aveva ben presente quali erano state le conseguenze di questa
"Cultura" del rancore, come la chiamerebbe il "Sociologo" Aldo Bonomi. Una "Cultura" che, compromettendo il buon rapporto dell’uomo con il Mondo, gli impedisce di elaborare un pensiero adatto alla realtà e gli prospetta come unica soluzione alle difficoltà del momento il ritorno al passato (vedi l’"Islamismo" radicale) o il rinserrarsi nel "ghetto" della propria "Tribù" (vedi i Movimenti "Xenofobi").
Ma dove non c’è libertà di relazione, non c’è speranza. E la paura si ritorcerà inevitabilmente su chi ne è schiavo!