Il Papa, l’"ambiente" e la "centralità" dell’uomo

RITAGLI     Nello "sviluppo solidale"     DOCUMENTI
la «chiave» per Copenaghen

Riccardo Cascioli
("Avvenire", 8/12/’09)

Davanti alle sfide poste dai "problemi ambientali" la strada da seguire è quella dello "sviluppo solidale". È l’affermazione cruciale ribadita Domenica da Benedetto XVI al termine dell’"Angelus", con riferimento al "vertice" di Copenaghen sul "clima" che si è aperto ieri. Essa sottolinea con forza la centralità dell’uomo – come soggetto e come fine – in ogni questione "sociale", compresa quella dell’"ambiente". La "Chiesa" preferisce parlare di "sviluppo solidale", anziché "sostenibile", perché quest’ultimo è un concetto che si presta ad alcune ambiguità, mentre l’interesse prioritario e non negoziabile dei "cattolici" è promuovere la dignità di ogni persona umana, incluse quelle che devono ancora nascere.
La "solidarietà", legata al tema dello "sviluppo", implica il riconoscimento dell’appartenenza di tutti all’unica "famiglia umana" e la pari dignità di ogni essere umano. Non si può dunque sacrificare lo "sviluppo" di alcuni per salvarne altri, né a maggior ragione si può sacrificare alcuni nel nome di priorità «ambientali». Anche perché, oltre che essere "immorale", questa visione ha già dimostrato nella storia la sua logica perversa, in quanto generatrice di "conflitti".
Il tema della "solidarietà" fra gli uomini e fra questi e la natura conduce a una seconda parola non casualmente usata dal Papa: il
"Creato". Rispetto al termine "ambiente" – che può essere interpretato in contrapposizione all’uomo o almeno come "altro" dall’uomo – , "Creato" implica una visione positiva della realtà e dell’uomo, che affonda le radici nell’esistenza di un "Creatore" da cui tutto dipende. La terra non è un organismo "autonomo" che reagisce alle aggressioni come il corpo umano fa con i "virus", ovvero con la "febbre" (non si parla forse spesso di «febbre del pianeta» per descrivere il "riscaldamento globale"?), ma è dono di Dio all’uomo. L’uomo non solo è parte del "Creato", ma è la prima tra le "creature". Esiste cioè una "gerarchia ontologica" tra l’uomo e gli altri "esseri viventi". D’altro canto, proprio perché è "creatura" l’uomo deve rendere conto al "Creatore": la superiorità sulle altre "creature" non è disponibilità assoluta, ma è una responsabilità davanti ai propri simili e a Dio. La "dottrina sociale" della "Chiesa" usa una formula semplice per esprimere questo concetto: la natura è per l’uomo, ma l’uomo è per Dio.
L’insistenza del Papa su questi punti non è casuale perché spesso, quando si parla di "ambiente", da alcune frange del "movimento ecologista" viene un rimprovero al "cristianesimo" che, col suo "antropo-centrismo", sarebbe addirittura una concausa dei "disastri ambientali". Il problema del corretto rapporto con la "natura" è invece di natura "morale", ovvero di come l’uomo gioca la sua libertà nel collaborare alla "Creazione" (cfr.
"Laborem Exercens", "n. 25"): se segue il progetto di Dio rende la "Creazione" più bella e più umana; se invece persegue il proprio progetto, «sfigura» la "Creazione".
È proprio per questo che, parlando al "Clero" di
Bressanone il 6 Agosto 2008, Benedetto XVI sosteneva che il primo nemico dell’"ambiente" è l’"ateismo": «Il consumo brutale della "Creazione" inizia dove non c’è Dio, dove la "materia" è ormai soltanto "materiale" per noi (…). E lo spreco della "Creazione" inizia dove (…) non esiste più alcuna dimensione della vita al di là della morte». E ancora, nella "Caritas in veritate" spiega che «l’uomo può responsabilmente utilizzare [la "natura"] per soddisfare i suoi legittimi bisogni – "materiali" e "immateriali" – nel rispetto degli intrinseci equilibri del "Creato" stesso. Se tale visione viene meno, l’uomo finisce o per considerare la "natura" un "tabù" intoccabile o, al contrario, per abusarne». In questa prospettiva si inserisce anche il richiamo a stili di vita "sobri". La "sobrietà" non consiste nell’usare poco, ma nell’usare secondo le giuste finalità. O, come esortava il Papa Domenica, «a rispettare le "leggi" poste da Dio nella "natura"».