La "Islandese" «lezione» del "vulcano"

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imbrigliare la "natura"

Nube di cenere, dal vulcano Islandese, sui cieli d'Europa...

Riccardo Cascioli
("Avvenire", 17/4/’10)

Una nuvola di "cenere" e mezza Europa si blocca.
Chiudere gli "spazi aerei" è stata senz’altro cosa saggia viste le possibili conseguenze per la "sicurezza", eppure tra noi tutti prevalgono generalmente incredulità e sgomento per un fatto che appare "incomprensibile": come mai le nostre "tecnologie" così "sofisticate", le nostre potenti e ramificate "infrastrutture" si dimostrano così "vulnerabili"? Del resto, su scala ben più ridotta, è una questione che si ripropone spesso: lo scorso Dicembre l’eccessivo "freddo" provocò il blocco di quattro treni nel "Tunnel" della "Manica"; in Marzo 50 navi restarono bloccate tra i "ghiacci" del "Mar Baltico"; e anche in
Italia episodi di treni bloccati dal "ghiaccio" o dall’eccessivo "calore" non sono rari. Per non parlare dell’"incidente" accaduto la scorsa settimana al treno in "Val Venosta" o del ciclico riproporsi di "terremoti" e "alluvioni" che in pochi istanti spazzano via "vite" e "strutture". In questi casi è poi diventata usuale la caccia al "responsabile" e all’"incompetente" di turno.
In realtà il problema non sta nella "tecnologia" e neanche, salvo alcuni casi, in chi la "maneggia". Il problema sta piuttosto nella nostra concezione di
"natura" che è andata sviluppandosi in coincidenza del grande progresso "scientifico" e "tecnologico" del "ventesimo secolo". Siamo pervasi di uno strano senso di "onnipotenza" che ci dà l’illusione di poter governare la "natura" a nostro piacimento, fino a pensare di poter decidere il "clima" per "decreto legge". Così ad esempio è diffusa l’idea che la "natura" sia sostanzialmente "statica", che abbia un suo "equilibrio" normale. E solo "fattori esterni", ad esempio l’"intervento umano", possono provocare cambiamenti di questo "equilibrio". L’"equilibrio" della "natura" viene così fatto coincidere con le "medie" e le "probabilità", al punto che ogni "discostamento" dalla "media" genera allarme.
È un errore di prospettiva che costò caro anche ad Adolf Hitler – un altro che di "onnipotenza" se ne intendeva – , il quale attaccò la Russia perché i "meteorologi" del "Terzo Reich", in base agli "studi statistici" del passato, gli avevano garantito che dopo due inverni "freddi" consecutivi sarebbe stato impossibile averne un terzo. E invece il 1941 fu l’anno più "freddo" del "secolo" e quell’inverno si rivelò particolarmente "rigido" oltre che in anticipo. Così la "natura" ricordò alla sua maniera che non è la "probabilità" a guidarla.
Allo stesso modo "terremoti" e "vulcani" accadono perché la "natura" è "dinamica", e la "crosta terrestre" è da sempre in continuo movimento. Un evento come quello di questi giorni può essere allora "provvidenziale" perché ci ricorda che lo stesso "sviluppo tecnologico" ha la radice nel riconoscimento della superiore potenza della "natura", le cui caratteristiche fondamentali sono l’"unicità" e la "variabilità". Per questo nel corso dei "millenni" l’uomo, con la sua intelligenza, ha tentato di sviluppare dei sistemi di "adattamento" alle diverse condizioni "climatiche" e "ambientali", a cominciare dal "riparo": dalla "grotta" si è passati alla "palafitta" e via via lungo i "millenni" fino alle attuali "abitazioni" costruite con
"sistemi anti-sismici".
Le nostre "sofisticate" "infrastrutture tecnologiche" sono utilissime in questa opera di "adattamento", ma guai a dimenticare il nostro "limite". Chi pensa, o induce a pensare, di poter «normalizzare» la "natura" e, più in generale, di poter controllare la "realtà", prepara solo "tragedie": non possiamo imprigionare i "fiumi", fermare le "coste", costruire sui "vulcani" e lungo le "rive", far crescere "città" prevedendo solo asfalto e cemento, stabilizzare il "clima" e il livello dei "mari", impedire "terremoti" ed "eruzioni vulcaniche".
Accettare qualche giorno di "disagio" (e anche "perdite economiche" che vanno messe nel conto) per gli aerei costretti a terra è il primo passo per ritrovare la giusta "prospettiva". Cioè, quella più aderente alla "realtà".