"GIORNATA PER LA SALVAGUARDIA DEL CREATO"

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"Messaggio" della "Cei" per la "Giornata per la Salvaguardia del Creato":
praticare la "giustizia"; acqua, cibo, "energia" accessibili a tutti.

("Avvenire", 7/5/’10)

Pubblichiamo il "testo" del "Messaggio" per la quinta "Giornata per la Salvaguardia del Creato", che si celebrerà il prossimo Primo Settembre 2010. Il "titolo" è: «Custodire il Creato, per coltivare la pace».

La "Celebrazione" della "5ª Giornata per la Salvaguardia del Creato" costituisce per la "Chiesa" in Italia un’occasione preziosa per accogliere e approfondire, inserendolo nel suo agire "pastorale", il profondo legame che intercorre fra la "convivenza umana" e la "custodia" della terra, magistralmente trattato dal "Santo Padre"
Benedetto XVI nel "Messaggio" per la "43ª Giornata Mondiale della Pace" (1° Gennaio 2010), intitolato: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il Creato".

1. Il dono della "pace"

La "Sacra Scrittura" ha uno dei punti focali nell’annuncio della pace, evocata dal termine "shalom" nella sua realtà articolata: essa interessa tanto l’esistenza personale, quanto quella "sociale", e giunge a coinvolgere lo stesso rapporto col "Creato". L’assenza di guerre costituisce, infatti, solo un elemento di una dinamica che investe la vita umana in tutte le sue dimensioni e che, secondo l’"Antico Testamento", si realizzerà in pienezza nel "tempo messianico" (cfr. "Is 11,1-9"). Anche il "Nuovo Testamento" evidenzia tale ricchezza di significato, collegando strettamente la pace alla "Croce" del Signore, da cui sgorga come dono prezioso di "riconciliazione": "Cristo stesso", secondo le parole dell’"Apostolo" Paolo, «è la nostra pace» ("Ef 2 ,14").
L’uno e l’altro "Testamento" convergono, poi, nel sottolineare lo stretto legame che esiste tra la pace e la giustizia, messo in forte rilievo dal "Profeta" Isaia: «Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre» ("Is 32 ,17"). Nella prospettiva "biblica", l’abbondanza dei doni della terra offerti dal "Creatore" fonda la possibilità di una "vita sociale" caratterizzata da un’equa "distribuzione" dei beni. È la logica della "manna": «Colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo; colui che ne aveva preso di meno, non ne mancava» ("Es 16 ,18").

2. La "pace" minacciata

Benedetto XVI ha segnalato più volte quanti ostacoli incontrino oggi i poveri per accedere alle "risorse ambientali", comprese quelle "fondamentali", come l’acqua, il cibo e le "fonti energetiche". Spesso, infatti, l’"ambiente" viene sottoposto a uno "sfruttamento" così intenso da determinare situazioni di forte "degrado", che minacciano l’"abitabilità" della terra per la generazione presente e ancor più per quelle future. Questioni di apparente portata locale si rivelano connesse con dinamiche più ampie, quali per esempio il "mutamento climatico", capaci di incidere sulla qualità della vita e sulla salute anche nei contesti più lontani.
Bisogna anche rimarcare il fatto che in anni recenti è cresciuto il flusso di "risorse naturali" ed "energetiche" che dai "Paesi" più poveri vanno a sostenere le "economie" delle "Nazioni" maggiormente "industrializzate". La recente
"Assemblea Speciale" del "Sinodo dei Vescovi" per l’Africa ha denunciato con forza la grave sottrazione di beni necessari alla vita di molte popolazioni locali operata da imprese "multi-nazionali", spesso col supporto di "élites" locali, al di fuori delle regole "democratiche". Come osserva il Papa nell’"Enciclica" "Caritas in veritate", «l’incetta delle "risorse naturali", che in molti casi si trovano proprio nei "Paesi" poveri, genera "sfruttamento" e frequenti "conflitti" tra le "Nazioni" e al loro interno» ("n. 49"). Anche le guerre – come del resto la stessa produzione e diffusione di "armamenti", con il costo "economico" e "ambientale" che comportano – contribuiscono pesantemente al "degrado" della terra, determinando altre vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta.
Pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre: «Il "libro" della "natura" è uno e indivisibile, sul versante dell’"ambiente" come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle "relazioni sociali", in una parola dello "sviluppo umano integrale"» ("n. 51").

3. Un "dovere" gravissimo

È in questo contesto che va letto il richiamo del Papa a una responsabilità ad ampio raggio, al «dovere gravissimo (...) di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla» ("n. 50"). Tale dovere esige una profonda revisione del modello di "sviluppo", una vera e propria «conversione ecologica».
La "famiglia umana" è chiamata a esercitare un responsabile governo dell’"ambiente", nel segno di «una "solidarietà" che si proietti nello spazio e nel tempo» ("Messaggio per la 43a Giornata Mondiale della Pace", "n. 8"), guardando alla generazione presente e a quelle future. È impossibile, infatti, parlare oggi di "bene comune" senza considerarne la dimensione "ambientale", come pure garantire il rispetto dei "diritti fondamentali" della persona trascurando quello di vivere in un "ambiente" sano. Si tratta di un impegno di vasta portata, che tocca le grandi scelte "politiche" e gli orientamenti "macro-economici", ma che comporta anche una radicale dimensione "morale": costruire la pace nella giustizia significa infatti orientarsi serenamente a stili di vita personali e "comunitari" più sobri, evitando i "consumi" superflui e privilegiando le "energie rinnovabili".
È un’indicazione da realizzare a tutti i livelli, secondo una logica di "sussidiarietà": ogni soggetto è invitato a farsi operatore di pace nella responsabilità per il "Creato", operando con coerenza negli ambiti che gli sono propri.

4. Contemplare la "Creazione" di Dio

Tale impegno personale e "comunitario" per la "giustizia ambientale" potrà trovare consistenza – lo sottolinea ancora Benedetto XVI – contemplando la "bellezza" della "Creazione", spazio in cui possiamo cogliere Dio stesso che si prende cura delle sue "creature". Siamo, dunque, invitati a guardare con amore alla varietà delle "creature", di cui la terra è tanto ricca, scoprendovi il dono del "Creatore", che in esse manifesta qualcosa di sé. Questa "spiritualità" della "Creazione" potrà trarre alimento da tanti elementi della "tradizione cristiana", a partire dalla "Celebrazione Eucaristica", nella quale rendiamo grazie per quei "frutti "della terra che in essa divengono per noi "pane" di vita e "bevanda" di salvezza.
Già nel 1983 l’"Assemblea di Vancouver" del "Consiglio Ecumenico delle Chiese" invitava i "cristiani" a una «visione eucaristica», capace di abbracciare la vita personale e "sociale", che si realizza nel "Creato".
Oggi la stessa pace con il "Creato" è parte di quell’impegno contro la "violenza" che costituirà il punto focale della grande "Convocazione Ecumenica" prevista nel 2011 a Kingston, in Giamaica. Celebriamo, dunque, la "5ª Giornata per la Salvaguardia del Creato" in spirito di "fraternità ecumenica", nel "dialogo" e nella "preghiera" comune con i fratelli delle altre "confessioni cristiane", uniti nella "custodia" della "Creazione" di Dio. Siamo certi, infatti, che Dio, «tramite il "Creato", si prende cura di noi» ("Ibid", "n. 13").

La "Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro,
la Giustizia e la Pace".
La "Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo".