"MESSAGGIO" DELLA "GIORNATA PER LA VITA 2014"

Per l’"appuntamento", del prossimo 2 Febbraio,
il "Consiglio Permanente" della "Cei", invita a considerare i figli,
come il germe dello "sviluppo", di ogni "società", soprattutto in tempi di "crisi".
Alla base della loro "educazione", urge, però,
una «cultura dell’"incontro", e del "dialogo"»,
con gli anziani, che non sono «scarto», ma "ricchezza", per tutti.
«La "carenza", di adeguate politiche "famigliari", e la pressione "fiscale"»,
sono gli "ostacoli", alla "formazione" di nuove famiglie,
e allo sviluppo di una "società civile".

PRECEDENTE     «Generare la vita, è generare futuro»     SEGUENTE

Nel "Messaggio" dei Vescovi, dura "condanna" della «mentalità "eutanasica"».
E, l’"aborto", mortifica la "natalità", togliendo al Paese "risorse", contro la "crisi".

Il "Consiglio Episcopale Permanente" della "CEI"
("Avvenire", 9/11/’13)

(AUDIO)

"36ªGIORNATA PER LA VITA": 2 Febbraio 2014

Pubblichiamo integralmente il "Messaggio" del "Consiglio Episcopale Permanente" della "Cei", per la "36ª Giornata Nazionale per la Vita"...

«I figli, sono la pupilla dei nostri occhi... Che ne sarà di noi, se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo, andare avanti?». Così, Papa Francesco, all’apertura della "XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù", ha illuminato ed esortato tutti alla custodia della vita, ricordando che generare ha in sé il germe del futuro! Il figlio si protende verso il domani, fin dal grembo materno, accompagnato dalla scelta provvida, e consapevole, di un uomo e di una donna, che si fanno collaboratori del Creatore. La nascita spalanca l’orizzonte verso passi ulteriori, che disegneranno il suo futuro, quello dei suoi genitori, e della società che lo circonda, nella quale egli è chiamato ad offrire un contributo originale. Questo percorso, mette in evidenza «il nesso stretto, tra educare e generare: la relazione educativa si innesta nell’atto generativo, e nell’esperienza dell’essere figli», nella consapevolezza che «il bambino impara a vivere, guardando ai genitori e agli adulti». Ogni figlio, è volto del «Signore, amante della vita» ("Sap 11,26"), dono per la famiglia e per la società... Generare la vita, è generare il futuro, anche, e soprattutto, oggi, nel tempo della crisi; da essa si può uscire, mettendo i genitori nella condizione di realizzare le loro scelte, e i loro progetti!

La testimonianza di giovani Sposi, e i dati che emergono da inchieste recenti, indicano ancora un grande desiderio di generare, che resta mortificato, per la carenza di adeguate politiche famigliari, per la pressione fiscale, e una cultura diffidente verso la vita. Favorire questa aspirazione (valutata, nella percentuale di 2,2 figli per donna, sull’attuale 1,3 di tasso di natalità), porterebbe a invertire la tendenza negativa della natalità, e soprattutto ad arricchirci del contributo unico dei figli, autentico bene sociale, oltre che segno fecondo dell’amore Sponsale!

La società tutta è chiamata a interrogarsi, e a decidere quale modello di civiltà, e quale cultura, intende promuovere, a cominciare da quella palestra decisiva, per le nuove generazioni, che è la scuola!

Per porre i mattoni del futuro, siamo sollecitati ad andare verso le "periferie esistenziali" della società, sostenendo donne, uomini e comunità, che si impegnino, come afferma Papa Francesco, per un’autentica "cultura dell’incontro"... Educando al dialogo tra le generazioni, potremo unire, in modo fecondo, la speranza e le fatiche dei giovani, con la saggezza, l’esperienza di vita e la tenacia degli anziani!

La "cultura dell’incontro" è indispensabile, per coltivare il valore della vita, in tutte le sue fasi: dal concepimento alla nascita, educando e rigenerando, di giorno in giorno, accompagnando la crescita, verso l’età adulta e anziana, fino al suo naturale termine, e superare, così, la "cultura dello scarto"... Si tratta di accogliere con stupore la vita, il mistero che la abita, la sua forza sorgiva, come realtà che sorregge tutte le altre, che è data e si impone da sé e, pertanto, non può essere soggetta all’arbitrio dell’uomo!

L’alleanza per la vita è capace di suscitare ancora autentico progresso per la nostra società, anche da un punto di vista materiale... Infatti, il ricorso all’"aborto" priva, ogni anno, il nostro Paese, anche dell’apporto prezioso di tanti nuovi uomini e donne! Se lamentiamo l’"emorragia" di energie positive, che vive il nostro Paese, con l’emigrazione forzata di persone – spesso giovani – , dotate di preparazione e professionalità eccellenti, dobbiamo ancor più deplorare il mancato contributo di coloro, ai quali è stato impedito di nascere. Ancora oggi, nascere non è una prospettiva sicura, per chi ha ricevuto, con il concepimento, il dono della vita! È davvero preoccupante, considerare come, in Italia, l’aspettativa di vita media di un essere umano cali vistosamente, se lo consideriamo, non alla nascita, ma al concepimento!

La nostra società ha bisogno oggi di solidarietà rinnovata, di uomini e donne che la abitino con responsabilità, e siano messi in condizione di svolgere il loro compito di padri e madri, impegnati a superare l’attuale crisi demografica e, con essa, tutte le forme di esclusione. Una esclusione che tocca, in particolare, chi è ammalato e anziano, magari con il ricorso a forme mascherate di "eutanasia"... Vengono meno, così, il senso dell’umano, e la capacità del farsi carico, che stanno a fondamento della società! «È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili, e che, spesso, sono nella "periferia" del nostro cuore... È l’aver cura l’uno dell’altro, nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente; poi, come genitori, si prendono cura dei figli e, col tempo, anche i figli diventano custodi dei genitori!».

Come un giorno si è stati accolti, e accompagnati alla vita, dai genitori, che rendono presente la più ampia comunità umana, così, nella fase finale, la famiglia, e la comunità umana, accompagnano chi è «rivestito di debolezza» ("Eb 5,2"), ammalato, anziano, non autosufficiente, non solo restituendo quanto dovuto, ma facendo unità attorno alla persona ora fragile, bisognosa, affidata alle cure, e alle mani provvide, degli altri!

Generare futuro, è tenere ben ferma, e alta, questa relazione di amore e di sostegno, indispensabile per prospettare una comunità umana ancora unita, e in crescita, consapevoli che «un Popolo, che non si prende cura degli anziani, e dei bambini, e dei giovani, non ha futuro, perché maltratta la memoria, e la promessa»!

Il "Consiglio Episcopale Permanente" della "Conferenza Episcopale Italiana".