Salutare "cambio di linea" di "Google" e Clinton
L’informazione "libera" sulla
"Rete"
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vera "spina" del "regime"
cinese
Bernardo Cervellera
("Avvenire", 23/1/’10)
Le "diatribe" scoppiate in questi giorni fra
"Google"
e la Cina e poi fra
Washington
e Pechino rappresentano un messaggio importante per l’intera "comunità
internazionale". A metà Gennaio, il "gigante" di "Internet"
ha scoperto che i suoi "sistemi cinesi" sono stati violati da alcuni
"hacker" locali (forse su commissione del "Governo" di Pechino),
i quali sono riusciti a rubare e "dati" e indirizzi "e-mail" di
"dissidenti". "Google", a quel punto, ha deciso che la
misura fosse colma. La "società americana" aveva già accettato una
buona dose di "censura" entrando nel "mercato cinese" nel
2006: "filtraggio" di contenuti critici sul "Partito
Comunista"; cancellazione di materiale concernente Tibet,
Taiwan, "Falun
Gong", "persecuzioni religiose"... La scelta di
"Google" era stata bollata dai "cyber-nauti"
come tradimento della "libertà" della "Rete",
uno dei "principi" sbandierati dalla stessa "compagnia", che
si era difesa dicendo che «un po’ di "informazione libera" è
meglio di niente». Frustrata dalla incontentabile "censura" di
Pechino, "Google" vuole ora riconsiderare il suo rapporto con le
"autorità" e da una settimana ha tolto ogni "filtro" alle
sue "informazioni", con grande gioia di milioni di cinesi che
finalmente trovano con facilità notizie sul "massacro" di Tiananmen,
sulle "violenze" contro il Dalai
Lama e gli "Uiguri",
sulle accuse di "corruzione" al "Partito". Fra i cinesi c’è
però il timore che il "regime" non demorda e costringa la società
"Usa" a "sottomettersi" di nuovo alla "censura" o
a uscire dal "Paese".
L’iniziativa di "Google" ha dell’eroico.
Fino a ora tutte le "compagnie" di "Internet"
("Microsoft", "Yahoo",
"Skype", "Cisco"...) avevano accettato una dose di
"censura" per rimanere sul "mercato cinese" (384 milioni di
"utenti"). "Google" si è però accorta che la Cina, come
ogni "dittatura", non è mai soddisfatta e domanda una
"sottomissione" sempre maggiore. È possibile che dietro l’"umiliazione"
delle aziende straniere vi sia il tentativo di dare più spazio a quelle locali,
come "Baidu", che sta soffrendo per la "crisi" e mal
sopporta la "concorrenza". La causa di "Google" è stata
sposata da Hillary Clinton che due giorni fa ha accusato Pechino (e qualche
altro "Paese") di erigere un "nuovo Muro di Berlino" su
"Internet". Il "Ministero degli Esteri" ha riposto con
durezza, rivendicando la volontà di seguire le proprie "leggi" e
giudicando l’intervento della Clinton «dannoso» ai rapporti fra Cina e "Stati
Uniti". Anche per il "Segretario di Stato" si può
parlare di "conversione" o di "ripensamento".
Solo un anno fa, a Pechino, avevo messo in chiaro che l’"Amministrazione"
avrebbe discusso di tutto con la Cina, ma senza mettere in "crisi" le
relazioni "economiche". Tuttavia, forse anche Hillary Clinton si è resa conto che
la Cina vuole sempre di più: al "silenzio" di Washington su Dalai
Lama, "Uiguri" e arresti di "dissidenti" non corrisponde un’apertura
altrettanto generosa sull’"economia", che resta ancora molto
protetta. La vicenda di "Google" sembra segnare la fine dell’"omertà",
del tacere le "violazioni" ai "diritti umani" in cambio di
ricchi "contratti". Ci si è accorti che dove la "libertà di
informazione" è minata, prima o poi viene "azzoppata" anche la
"libertà di commercio", e che l’unica via per lavorare con Pechino
è accettare una "solidarietà mafiosa". I più felici di questa
"diatriba" sono gli "attivisti" per i "diritti
umani". Molti cinesi, alla notizia della rimozione della
"censura", hanno inscenato "veglie" a lume di candela e
deposto fiori davanti alla sede pechinese di "Google". Vari
"blogger" hanno inneggiato alla società "Usa" e hanno
domandato la "libertà" per Hu
Jia e per Liu Xiaobo,
due "attivisti" condannati a 4 e a 11 anni proprio per aver diffuso su
"Internet" le loro idee di "democrazia" e l’auspicio della
fine del "Partito unico". Il controllo sulla "Rete" è l’unico
modo per tenere "sottomessa" la popolazione e la "censura"
è il metodo per mantenere il potere.
L’"informazione" è potere; la mancanza di "informazione"
sostiene la "dittatura".