L’idea di una grande "alleanza educativa"

RITAGLI     Pensare «lungo»     DOCUMENTI
per tornare "costruttori"

Marina Corradi
("Avvenire", 24/9/’09)

«Un’"alleanza educativa" di lungo periodo con le "istituzioni" e con tutti coloro che hanno responsabilità in questo settore».
Nelle parole con cui il
Cardinale Camillo Ruini ha presentato a Roma il "Rapporto-Proposta", "La sfida educativa", c’è questa espressione, «alleanza di lungo periodo», che nell’orizzonte culturale del nostro Paese suona inconsueto.
Siamo abituati da molti anni, in Italia, a progetti, propositi, interventi, ma quasi sempre presi nel tentativo di rispondere alle "emergenze" che si presentano: quando non a "tamponarle" alla meglio, giacché del loro progressivo insorgere non ci si era accorti. Le "stragi" sulle strade, il
"flusso migratorio", magari domani il "sovraffollamento" nelle carceri, generano sì risposte, ma concepite nell’urgenza di controllare problemi ormai esplosi nella loro gravità. Da molti anni, e indipendentemente dal "colore" del "Governo", la sensazione è che politica e cultura non dirigano la "polis" in una visione di lungo respiro, ma si affannino a correggerne le "derive" con interventi spesso pensati per il qui e ora, piuttosto che in una prospettiva futura.
Per questo quell’accento, «un’"alleanza educativa" di lungo periodo», meraviglia chi in questo clima culturale sia cresciuto. Perché, educati a un mondo in cui ogni cosa, dagli affetti al lavoro, è "precaria", ci stupisce che si possa ancora concepire un progetto in una più ampia prospettiva. «In una convergenza – ha aggiunto il Presidente del
"Comitato per il Progetto Culturale" della "Chiesa Italiana" – che superi il variare delle situazioni, delle idee, degli interessi». Il variare così instabile in questi nostri anni di mode, "ideologie", visioni del mondo che nella rappresentazione dei "media" si susseguono con una velocità che disorienta: come dicendo che nulla è per sempre, e che ogni "morale" è in fondo relativa.
Sfidando questo "moto perpetuo" in cui è così difficile stare fermi, coi piedi per terra, ed educare, l’ambizione del "Progetto Educativo" si allarga poi a «tutte le "istituzioni"» che direttamente o indirettamente educhino: quindi famiglia e
scuola, ma anche "media", "tv", "spettacolo" – di questo tempo i veri potenti maestri.
Un’"alleanza" costante, e corale (significativamente l’Editore del "Rapporto-Proposta" è il laicissimo "Laterza"). Come, nella "babele" nostra quotidiana affannata a inseguire l’ultima contingenza, l’alzarsi di un soggetto che osi guardare più lontano. Pensare e progettare il futuro.
Per quelli che verranno. Nella coscienza di un’"eredità" da lasciare, mentre si vive spesso, oggi, schiacciati in un presente; come inconsciamente pensando che, finiti noi, c’è il "nulla". Stupisce, questa pretesa. È qualcosa – nell’andamento "ondivago" ed emotivo della nostra società, nell’alternarsi a ogni "voto" di visioni politiche opposte, per cui tutto viene rimesso in discussione – di nuovo. E anche di antico. È un "progetto" di lungo corso, come ne avevano le culture che hanno lasciato memoria di sé. Basta girare per le strade di una "città storica" italiana per vedere mura, palazzi, "Chiese" millenari. Costruiti dentro a un disegno non "effimero": pietre pensate, progettate, per restare nei secoli. "Cattedrali" di cui gli ispiratori non vedevano che le "fondamenta"; solo tre generazioni dopo i figli dei figli ne avrebbero scolpito le "guglie".
C’era dunque una volta, ci diciamo percorrendo quelle strade, un pensiero "lungo", un pensiero per chi sarebbe venuto dopo. E affanna allora girare per le nostre "periferie", anche "residenziali"; che spuntano disordinate e frettolose, e brutte; "effimere", che già dopo pochi anni i materiali scadenti si svelano nello scrostarsi degli intonaci. Come se si costruisse solo per l’oggi; e domani, dopo di noi, che importa.
Contro a questa "precarietà" inconscia, diffusa, respirata nell’aria, un’«alleanza di lungo periodo» per educare i figli. Il segno di una voglia di costruire, pensare, continuare la storia. Ciò che da duemila anni è caro ai "cristiani".