Quasi nessun "riflettore" e tanta "speranza"

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che semplicemente domanda

SAN PIO DA PIETRELCINA (1887-1968).

Marina Corradi
("Avvenire", 25/9/’09)

Hanno voluto vederlo per una ultima volta. Sono venuti da Milano, dalla Germania e perfino dalla Polonia – per vederlo un’ultima volta. Prima che il "sepolcro" fosse definitivamente richiuso. Ieri notte sono arrivati gli ultimi, trafelati, da lontano. Poi l’"ostensione" del corpo di Padre Pio è terminata. Dall’Aprile dello scorso anno, quasi nove milioni di uomini e donne sono andate a San Giovanni Rotondo in "pellegrinaggio".
C’erano i vecchi, quelli che Padre Pio l’avevano conosciuto da ragazzi; e coppie con i bambini in passeggino; come se la memoria di quel Frate fosse qualcosa che oltrepassa le generazioni, e si tramanda dai padri ai figli. Nove milioni. Come una immensa "città" che è scesa in questi mesi in Puglia. Inosservata, quasi; pure in un mondo in cui le "tele-camere" abbondano, e su folle molto minori si accendono i "riflettori".
Ma questo, era un popolo "silenzioso". Non gridava, non accusava, non reclamava niente. Semplicemente "domandava". A bassa voce. Implorando piccole e grandi grazie: un lavoro, una "diagnosi" benigna, la "conversione" di un figlio. Nella fede dei "semplici", che istintivamente va a cercare chi tratta gli uomini con "misericordia". Non in quella giustizia che esamina, oculatamente "soppesa" e condanna, ma nella "misericordia" di Dio: che sa e vede tutto, e tuttavia perdona.
Quarantuno anni dopo la morte – un lasso di tempo che fa dimenticare al mondo gli eroi, i campioni e i poeti – nove milioni di uomini hanno voluto salutare un’ultima volta le "spoglie" di Padre Pio. Che cosa mantiene questo Frate del "Sud" così tenacemente vivo nella memoria "popolare"? Era, ha detto
Benedetto XVI, «un uomo semplice, di origini umili, afferrato da Cristo». Afferrato da Cristo. Come "ghermito" dalla sua mano, e totalmente da quella mano trasformato. Passava ore e ore, dall’alba, chiuso in un "confessionale". La gente lo aspettava in coda quando ancora era notte. Anni e anni passati ad ascoltare, da quella sua "nicchia" in Convento, tutto il male di cui noi uomini siamo capaci. Ma sempre opponendo a quella mole oscura, umanamente schiacciante, la certezza del "perdono" di Dio. Più grande di ogni colpa o delitto. Un uomo «afferrato da Cristo» che si è consumato nell’esercizio della "misericordia". E potrebbe stupire che in tempi di comunicazione "virtuale" una "megalopoli" di nove milioni di persone sia scesa fino in Puglia, davanti ai "resti" di un uomo morto tanti anni fa. Che cosa hanno cercato? Un "segno". Affatto "virtuale" e anzi concreto, tangibile, certo. Venerano la memoria di un uomo che ha incarnato la più grande, inconfessabile e spesso "censurata" delle speranze. Quella di essere perdonati e amati, nonostante tutto ciò che siamo o abbiamo fatto. Avari, bugiardi, ladri, perfino "assassini". Uomini di ogni tipo si sono inginocchiati davanti a quel Frate. Che li guardava in faccia, li ascoltava, e poi tracciava sopra le loro teste un ampio "Segno di Croce" – il "segno" di quel Dio che largamente perdona.
Hanno voluto vederlo una ultima volta, i vecchi che lo hanno incontrato a vent’anni – come portandogli davanti, oggi, tutta una vita. Hanno condotto i nipoti. Che dei ricordi dei nonni, in genere, non sanno che farsene. Tranne che la memoria di un vecchio non intercetti una uguale loro "domanda", e dunque li riguardi. In quel "saio", in quella faccia da figlio di contadini, da uomo semplice, hanno cercato l’eco di una "misericordia" molto più grande di ogni umana giustizia. Della "giustizia" secondo Dio. La sola, capace di fare nascere gli uomini di nuovo.