EMERGENZA "CARESTIA"

PRECEDENTE     L’Arcivescovo di Addis Abeba:     MISSIONE AMICIZIA
«La gente fugge per "sopravvivere"»

Il Cardinale Souraphiel:
«Anche le vite degli "Africani" hanno un valore,
che spesso i "media occidentali" ignorano».

L'emergenza della fame, tra gli Stati dell'Africa Orientale...

Tante mani accolgono il cibo, fonte di vita e speranza!

Da Roma, Marina Corradi
("Avvenire", 27/10/’09)

Dal "Sinodo" della "Chiesa Africana", in una "conferenza stampa" di pochi giorni fa, una voce si è levata, pacata, dolente: «Anche le vite degli "Africani" hanno un valore, che spesso non si vede sui "media occidentali", quando raccontano le "tragedie del mare"».
Lo ha detto il
Cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba e Presidente della "Conferenza Episcopale Etiopica", che comprende anche la "Chiesa Eritrea". Al "Collegio Etiopico", in "Vaticano", il Cardinale ci viene incontro sulla soglia, con la semplicità cordiale della gente "Africana".
«Cosa voleva dire, "Eminenza" – chiediamo – con quel suo "richiamo"?». «Vede – risponde Souraphiel – in
Etiopia come ovunque si vedono ormai le "tv" di tutto il mondo. E spesso ho visto le immagini di "sbarchi", o di "naufragi" nel "Mediterraneo", e mi è sembrato quasi di avvertire che la vita non ha lo stesso valore per tutti. So di nostra gente che ha sofferto molto per attraversare il deserto, o che fugge, come gli "Eritrei", da una "dittatura" e avrebbe diritto all’"asilo"; e il saperli respinti in mare dall’Italia mi sembra una cosa molto dura».
«Dall’Etiopia – prosegue Souraphiel – si parte per "fame": il 50 % della popolazione vive sotto la soglia della "povertà". Dall’
Eritrea, si parte per sfuggire alle "persecuzioni". L’Etiopia è in grande maggioranza "cristiana ortodossa" ("cattolica" invece l’ Eritrea), e però "fame" e "guerra" spingono a "emigrare" anche in "Medio Oriente". Dove ai "migranti" vengono imposti gli usi "islamici", le donne sono costrette a indossare il "velo", e spesso per la tranquillità del vivere ci si converte all’"Islam". È la prima volta, nella nostra storia, che la povertà intacca le radici "cristiane" della popolazione».

Cosa si sa in Etiopia dei viaggi nel "Sahara" che i "migranti" intraprendono per raggiungere il "Mediterraneo"?

Si sa che questi viaggi sono gestiti da "trafficanti" che esigono continui "pedaggi", che molte donne finiscono col "prostituirsi" per poter pagare, che qualcuno nel "deserto" lascia la vita. Si sa che il "Sahara" è una trappola: ma partono comunque, spinti dalla speranza di una nuova vita. È spesso gente che ha studiato, che potrebbe inserirsi in "Occidente". Mi sgomenta pensare a che destino vanno incontro. A Settembre mi trovavo a Verona, e ho celebrato il "funerale" di una nostra "immigrata" finita nella "prostituzione" e uccisa. Ha lasciato un bambino. Ma se penso che quella povera donna cercava solo un destino migliore, e a come è morta, credo che proprio questo non sia giusto.

Su cosa sono fondate le "speranze" di un avvenire migliore in Etiopia?

Qualcosa si sta facendo: "infrastrutture", grandi dighe sui fiumi per creare bacini di "irrigazione". L’Etiopia, non è sempre stata così "povera": quando io ero un bambino, si mangiava, e addirittura si "esportava" parte delraccolto in India. "Siccità", "guerra", "instabilità politica" ci hanno ridotto come oggi. Anni fa lessi che a un "G8" era stato preso l’impegno di destinare ai "Paesi Africani" lo 0,7% del "Pil" dei Paesi della "Unione Europea". Però quei soldi pare non siano mai arrivati.

Di cosa è ricca, "Eminenza", la sua terra?

Sorride Souraphiel: «Di "vocazioni". Siamo ricchi di "vocazioni" di Preti e Suore. Ma l’Africa non è solo "povera": è ricca di grandi "risorse naturali", e del suo grande "popolo". L’Africa è un "paradosso". Ma io sono pieno di speranza, in questo "Sinodo" che annuncia "riconciliazione" e "pace". Intanto, ad Addis Abeba stiamo aprendo, con l’aiuto della "Cei", una "Università Cattolica" che formi la nuova "classe dirigente" dell’Etiopia. Perché l’Africa ha bisogno di uomini, e per fare gli uomini occorre "educare"».