Siamo chiamati alla "memoria" e alla "consapevolezza"

RITAGLI     Quegli «impossibili» "martiri"     MISSIONE AMICIZIA
e la nostra "libertà" talora sprecata

In Asia, come in altre parti del mondo, continuano le violenze contro i Cristiani...

Marina Corradi
("Avvenire", 11/11/’09)

«Davvero anche il nostro è tempo di "màrtiri", per quanto ai popoli della "libertà" talora sprecata possa sembrare incredibile, e quasi impossibile». L’annotazione è nella "Prolusione" del Cardinale Bagnasco e commenta un "massacro" la cui notizia, data da "Avvenire" e poi filtrata nell’aula del "Sinodo" per l’Africa, non ha avuto grande eco: la morte per "crocifissione" di sette "cristiani" in Sudan. Ragazzi fra i quindici e i vent’anni uccisi in una macabra "parodia" del "Golgota". Una sorte che, davvero, con gli occhi dell’"Occidente" pare «incredibile, e quasi impossibile». Come i massacri dei "cristiani" dell’Orissa; o in Pakistan, dove può bastare una denuncia di "blasfemia" contro il "Corano" per essere giustiziati.
Incredibili, impossibili destini, allo sguardo dei «popoli della "libertà" talora sprecata». Noi: "credenti" o meno, o affatto, e però cresciuti nell’alveo accogliente di un "Occidente" da quasi duemila anni "cristiano". Alveo in cui si è sedimentata, come un "limo", l’idea "cristiana" di persona e di libertà e di diritti dell’uomo. Così che è ovvio, indiscusso che ciascuno preghi il suo Dio, o non ne preghi nessuno. In Stati "laici" maturati elaborando faticosamente nella storia il confronto con quella grande originaria matrice che è il "cristianesimo". E, dunque, «impossibile, e quasi incredibile» oggi per noi la notizia di quelle sette "croci" innalzate in Sudan.
Noi, siamo i popoli "liberi". Appena ieri a Berlino abbiamo festeggiato i vent’anni della caduta del "Muro". Alle spalle, ormai, oltre sessant’anni di pace; e cos’è stato il "totalitarismo" in
Europa, i nostri figli lo sanno appena. Guardano "Schindler’s list" come guarderebbero delle cronache "marziane". Loro, sono nati "liberi".
Ma, in questa "libertà" ereditata, scontata, qualcosa può perdersi. Prima di tutto, proprio la coscienza che niente è per sempre garantito, e che ogni "libertà" va nutrita e cresciuta. In quanti ormai non andiamo nemmeno, "disamorati", a votare.
Don Carlo Gnocchi scriveva con passione di come l’occuparsi del «bene comune» fosse un obbligo "morale" dei "cristiani". (Ma lui era stato sul Don con gli "Alpini", nel fondo del "massacro"; lui aveva visto come finisce, quando un popolo abdica alla propria "libertà").
Altro rischia anche di perdersi, nella "libertà" ricevuta senza una adeguata memoria. Il senso stesso del "fare" comune, del costruire insieme, che si frammenta in una galassia di individuali "interessi". Leciti, oppure no. Ma comunque nella logica di un "fare" solo per sé. L’essere insieme, la relazione con l’altro impoverita a una, a volte infastidita, pura "coabitazione". Nelle porte chiuse e anonime di mille quartieri dove, magari educatamente, ci si ignora.
Noi, popoli della "libertà" talora sprecata, la sera davanti alla "tv", che ci insegna – lei veramente grande maestra – cosa fare, del nostro tempo e del nostro denaro. Che instilla desideri e imperativi. Che spiega che è naturale che i matrimoni finiscano, e che ora, ragazze, per "abortire" basta una "pillola": è il progresso, che procede inarrestabile. Schiamazza dallo schermo la compagnia "sguaiata" del "Grande Fratello": in sei milioni la contemplano e sognano di essere, un giorno, fra gli eletti.
C’è ancora tuttavia, nelle scuole e negli ospedali di questa
Italia, appeso al muro un "Crocifisso". È Cristo in "Croce", e in quello scabro "segno" è rappresa, tacita, per molti quasi inconscia, la memoria dell’"Occidente" "cristiano". Che sia tolto da lì, ha ordinato una "Corte" di sette "saggi" da Strasburgo – dal cuore dell’Europa, di quell’Europa dove ogni città s’è allargata attorno alla sua "Cattedrale" come una vite dal tronco.
E noi qui a discettare se quella "Croce" sul muro urti la "libertà". Se non comprima le giovani coscienze. Quei là in Pakistan e in Orissa e in
Iraq, perseguitati, nascosti. E quelle sette "croci" in Sudan, il "martirio" che matura di nuovo nel deserto del "fondamentalismo", dell’odio, della negazione dell’uomo. Noi, popoli della "libertà" talora sprecata, che guardiamo "vacui" e distratti: «incredibile, quasi impossibile», che queste cose accadano ancora oggi, e davvero.