Il "suggerimento" di Benedetto

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ma per davvero

Benedetto XVI prega davanti all'immagine di Maria Immacolata... Il Papa in cammino tra i fedeli che lo accolgono in Piazza di Spagna!

Marina Corradi
("Avvenire", 9/12/’09)

«Ogni giorno attraverso i "giornali", la "televisione", la "radio", il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, "intossicandoci"». Il Papa che ha parlato ieri, nel giorno dell’"Immacolata", a "Piazza di Spagna", mostra di ben conoscere Roma, e le altre nostre città. Di ben sapere come ogni mattina già dalle prime ore i "giornali radio" ci raccontino questa Italia di scontri, "risse politiche", ricatti; di scandali, che paiono tanto diffusi da non risparmiare più nessuno; di violenze e delitti, a volte "premeditati", a volte apparentemente nati per una spontanea ferocia, come dal caso.
Mostra, il Papa, di ben sapere come queste storie, che "giornali" e "tv" ripetono amplificandole mille volte – cerchio di un sasso nell’acqua, che continua ad allargarsi – catturino la nostra attenzione e ci rimangano quasi oltre la soglia della coscienza, mentre andiamo avanti a lavorare. Come una musica che resti nelle orecchie; e che ripeta, un giorno dopo l’altro, che attorno a noi tutto o quasi è guasto, ferito, o "corrotto", e che l’idea e la speranza di un condiviso "bene comune" vanno smarrendosi in questo vivere litigioso, spesso ostile, e talvolta "spietato". Dove al centro del "circo" cade magari un giorno un uomo fino a allora stimato, e improvvisamente è sommerso di vergogna; oppure più spesso uno sconosciuto – un "invisibile", dice
Benedetto XVI – che si trascina ai margini della vita altrui; e subito gli stanno addosso, come "fiere", i "microfoni" e i "riflettori", avidi di "squadernare" quelle vite al pubblico, quali roba da voracemente consumare. O addirittura da "spiare", nei "video" e nelle "registrazioni" puntualmente diffusi; senza imbarazzo, e anzi con una pronta attitudine a farci, di quelle altrui storie, rigidi "censori".
Come conosce bene, il Papa, le nostre città. Sa che la dinamica del "circo mediatico" è «di farci sentire tutti "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero accadere». (Quegli indici tesi ad accusare, come gli uomini contro l’"adultera", cui Gesù disse solo: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra». La ostinata tentazione di crederci, noi, liberi dal male). Invece, ci viene detto, «siamo tutti attori». Del bene e del male. Nessuno è estraneo, e nessuno può dire «non c’entro». La città vive anche di quanto ognuno di noi oggi farà. Quei volti, per esempio, che ogni giorno incontriamo, oppure quelli che vediamo e rivediamo, esposti alla "giostra", in "tv": tutti volti di uomini. Noi, dice il Papa, «vediamo tutto in superficie». Ma dietro ogni faccia c’è una storia, un’anima, una profondità che i "titoli" spesso appiattiscono e "annichiliscono". In una "povertà" che avvilisce e svuota anche chi sta a guardare. (Come tacitamente chiedendoci in quale mondo abbiamo fatto nascere i nostri figli: che mai vorremmo vedere trattati così, come cose). "Cosa dice Maria alla città?", si è chiesto il Papa a "Piazza di Spagna". Ha risposto: insegna a guardare agli altri come li guarda Dio. «A guardarli con "misericordia", con tenerezza infinita, specialmente i più soli e disprezzati».
Che rivoluzione: dall’indice puntato, dalla "onesta" indignazione, alla coscienza di un male che tutti ci riguarda, in una comune "povertà", e dunque all’abbraccio di una "misericordia" autenticamente materna. Alla memoria della straordinaria promessa delle "Lettera" di
Paolo ai "Romani": «Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia». Che "capovolgimento" inaudito in quello "sguardo", ogni volta che un "cristiano" se ne lascia prendere. Ricominciando ogni mattina. Senza astio, senza "scandalo", senza grida. Più forte del clamore dei "titoli" dei "giornali", lo sconvolgente "annuncio" di un Dio che largamente perdona.