Antonio e noi, oggi

RITAGLI     Quel "Santo riverbero"     DOCUMENTI
viola la "ferrea dittatura" del secolo

SANT'ANTONIO DA PADOVA.

Marina Corradi
("Avvenire", 21/2/’10)

Chi ha visto i "fedeli" di "Sant’Antonio", già dall’alba di Lunedì scorso, in una fila che abbracciava la "Piazza" della "Basilica", e che nei giorni successivi e fino a ieri sera si è rinnovata, alimentata da sempre nuova gente venuta anche da lontano, non ha potuto non meravigliarsi. E non solo per quella "moltitudine", non solo per la tenace "resistenza" della "pietà popolare" all’"omologazione culturale" che oggi impone ben altri oggetti di "culto".
La meraviglia nasce anche da un altro elemento, forse più evidente per chi ha assistito alla "cerimonia" della "traslazione" del "corpo" del
"Santo", Domenica notte. Perché guardando quel "sarcofago", ed assistendo nel silenzio della "Basilica" vuota al faticoso "lavorio" di "cavi" che ne estraevano la "cassa"; e contemplando poi l’"urna" di cristallo coperta di polvere, chiusa dai "sigilli purpurei" dell’ultima "ostensione", ti pareva quasi di toccare con la mano lo spessore del tempo.
Nella "cassa", una "bolla" risalente all’"ostensione" del 1981 portava la firma "autografa" di
Giovanni Paolo II. Che in quell’anno era un giovane "Papa", fisicamente forte e sano, un "leone". Mentre in questa notte di Febbraio del 2010 ciascuno in "Basilica", nel sentire quel nome, ha evocato la figura del "Pontefice" malato e sofferente, che ci ha lasciato ormai da cinque anni. Ma, se i trent’anni che ci separano da quel 1981 sono già tanti per gli uomini, è impensabile allora il tempo – 779 anni – trascorso dalla "morte" di Antonio. Otto secoli, un "abisso" per uomini. Fatichiamo a immaginarci quell’"anno 1231": l’Italia ancora "brughiera" e foreste, e città "turrite" contro i "nemici", ma indifese dalle "pestilenze". Le strade di "polvere", le "carestie" in agguato, e il pauroso "buio" delle notti, rischiarate solo dalla "luce" tremante delle candele. È davvero perdutamente lontano il mondo di Antonio, per chi è nato nel "Secolo Ventesimo".
E quell’"urna" con le ossa "annerite" del "Santo", e le altre più piccole con la sua carne tornata in "cenere": tutto, a chi contemplava le "reliquie", testimoniava la pesantezza, la durezza implacabile del tempo – che rende gli uomini "polvere".
Ma, davanti ad un simile "annientamento" della carne, ancora più singolare era il contrasto con quella folla di "vivi" in attesa nella "Piazza", nei giorni successivi e fino a ieri; "vivi" che battevano i piedi per scaldarsi dal freddo, e si tenevano svegli con un caffè bollente. Quella marea di "vivi" a venerare un uomo "morto" da ottocento anni, che cosa straordinaria. Andrebbero, forse, per Cesare o per Carlo Magno, per un "eroe" o un "poeta"? Si alzerebbero nel cuore della notte, verrebbero da molto lontano, per il più "grande" degli uomini? Forse, finché di quell’uomo è vivo il "ricordo"; finché ancora i "vecchi" ne raccontano. Poi, l’"oblio" copre ogni "memoria"; la "incenerisce", proprio come fa con le ossa.
Tranne che con i "Santi". E soprattutto per quelli al "popolo" più cari. Per
Santa Rita, per Francesco, per Antonio, la "venerazione" e la "memoria" sfidano i secoli. Come se fossero "vivi" tra noi, ancora. Come sfuggiti alla "congiura" implacabile che vuole che i "morti" impallidiscano fino a svanire dagli affetti dei "viventi". I "Santi", dunque, violano la ferrea "dittatura" del tempo? E come avviene, come è possibile? Ce lo siamo chiesti contemplando la mano destra di Antonio, la sua mano "benedicente" ischeletrita nell’"urna". Così evidentemente "morta", eppure, negli sguardi commossi dei "pellegrini", così "viva".
Deve esserci un "segreto". Qualcosa che la "fisica" e tutte le "scienze" non spiegano, né possono in alcun modo misurare. È una faccenda che deve avere a che fare con Dio. Con quel Dio che i "Santi" vedono faccia a faccia. Che ne sia un "riverbero", questo loro "sfrontato", felice restare fra noi, mille anni dopo? Che sia in realtà questo "riverbero" ciò che davvero cercano, magari senza saperlo appieno, quelle "migliaia" là fuori, e che portano al "Santo" i loro "vecchi", i loro bambini?