Il "dolore" e la "fermezza" di Benedetto

RITAGLI     Colpi di "maglio" per riaprire la via     DOCUMENTI
alla "speranza"

Scrivendo alla Chiesa di Irlanda, Papa Benedetto XVI chiede giustizia e speranza...

Marina Corradi
("Avvenire", 21/3/’10)

Parole come non ne avevamo mai sentite dalla mite "voce" di Benedetto XVI. Parole come colpi di "maglio". Gli episodi di "pedofilia" avvenuti nella "Chiesa Irlandese" e gli errori di "giudizio" che li hanno preceduti e seguiti «hanno oscurato la luce del "Vangelo" a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di "persecuzione"». Chi ha abusato di "innocenti" ne risponderà ai "giudici", e «davanti a Dio "onnipotente"». È un tuono, la "voce" del Papa nella "Lettera ai Cattolici di Irlanda". Del tuono ha la potenza, e l’eco bassa, gonfia di dolore e di "sgomento". Vi si tocca con mano quel «senso di tradimento» affermato nelle prime righe: vi sono stati affidati degli "innocenti", e li avete traditi. "Lettera sacrosanta", e "spaventevole". Evoca la severità di "padri", cui non siamo più abituati. Evoca l’ira di un Dio, di cui abbiamo perduto la "memoria". Non è, il Dio di questa "Lettera", il Dio "bonario", e talvolta "buonista", cui siamo stati educati a pensare. È un Dio che chiede "vergogna" e "rimorso"; e il Papa, a nome della "Chiesa", esprime personalmente «vergogna e rimorso», per quei ragazzi "violati" da «atti peccaminosi e criminali». È un Dio che esige aperta consapevolezza di ciò che è stato perpetrato. Che si riconosca, davanti a Dio e agli uomini, il "male" fatto. Un Dio che pretende "penitenza": ai "fedeli" di Irlanda viene indicata la via di una sorta di "Quaresima" lunga un anno; un anno di "Venerdì" di "digiuno" e "preghiera". ("Penitenza", altra parola antica, a molti estranea. Ricorda, questa misura di Benedetto XVI, la severità di "Santi predicatori" di altri secoli. Cui, pure, non siamo più abituati).
"Consapevolezza" piena, invoca dunque il Papa. Occorre riconoscere la "gravità" di ciò che è accaduto. Le responsabilità di una "Chiesa" attorno, di "Vescovi", che non sono intervenuti. Occorre
"giustizia": quella degli uomini, nei "tribunali". E fin qui la "Lettera" parla, appunto, di "giustizia"; mentre afferma netta: «So che nulla può cancellare il "male" che avete sopportato». La frase resta come per un attimo sospesa. (A cosa servirà la "giustizia", se «nulla può cancellare il "male" sopportato»?) Già, umanamente, nulla. E però il Papa chiede alle "vittime" di non perdere la speranza. Quale speranza? «Credo fermamente nel potere "risanatore" dell’amore di Cristo», scrive.
Ora l’eco di tuono e d’ira si fa "voce leonina", "certezza granitica". "Certezza" di un Dio che «ha il potere di "perdonare" persino il più grave dei "peccati", e di trarre il "bene" anche dal più terribile dei "mali"». Per cui l’ultima parola rivolta ai "Sacerdoti" colpevoli della "infamia" peggiore è: «Non disperate della "misericordia" di Dio». L’ultima parola, non è di "disperazione". Dove la "giustizia" si ferma, può allargarsi, se domandata, se implorata, la "misericordia": la "giustizia" secondo Dio, capace di "ricreare" gli uomini.
Probabilmente, i passi più ripresi di questa "Lettera" saranno altri. Forse queste righe rimarranno ignorate. Si parlerà di "condanna" senza "appello": certo, "condanna" del "peccato". "Vergogna" e "penitenza" per il peggiore, il più infame dei "peccati". Ma "misericordia" per il "peccatore" che si converta: «Non disperate della "misericordia" di Dio». E questo, in un tempo come il nostro che rinnega ogni speranza e insegue, magari in forme "gaie", il "nulla", è lo sbalorditivo "segno", lo "stigma" di diversità del "cristianesimo". L’affermare con certezza di "roccia" che nulla è perduto, finché l’uomo domandi a Dio. Perché «là dove abbonda il "peccato", sovrabbonda la "Grazia"», come scrive Benedetto, citando
Paolo.
"Lettera ai Cattolici di Irlanda", da restare senza fiato. Per la inaudita fermezza di un "padre" – un "padre" come ne vorremmo ancora – , che autorevolmente ordina di ammettere le "colpe". Che evoca quel Dio, cui bisognerà rispondere. Ma dice alle "vittime", con un’umiltà che è quasi "preghiera": possiate riscoprire l’infinito amore di Cristo. E ai "violentatori": pagate, ma non disperate.
Il più infame dei "mali", quello contro i nostri "figli", quello che al solo pensiero ci acceca d’odio: nemmeno quello vince, per chi crede in Cristo, nel "Figlio" che s’è fatto carne e ha vinto la "morte". È vero, nulla cancella certi "ricordi". Solo Cristo, annuncia il Papa, li "risana".