Gli "83 anni" di Benedetto XVI

RITAGLI     Mille volte "Grazie"!     DOCUMENTI
La nostra "speranza"
è tagliata da "roccia antica"

BUON COMPLEANNO, PAPA BENEDETTO XVI...

Marina Corradi
("Avvenire", 16/4/’10)

Oggi il Papa compie "83 anni". Tanti ne sono passati da quel giorno di "Sabato Santo" a Marktl’am Inn, in Baviera, quando si aspettò, in una notte di neve, l’alba di "Pasqua" per fare "battezzare" quel bambino con l’acqua appena "benedetta", con l’acqua "nuova". E già questo particolare dice della provenienza da un "cristianesimo" profondo, ereditato con il respiro prima che con le "parole" da una madre e da un padre. Da questo "humus" viene Benedetto XVI, e da una "storia" che a noi, che potremmo essere suoi figli, appare remota e "spaventevole". La "guerra", e il "nazismo" incalzante. E un ragazzo di 17 anni, richiamato al "Servizio Lavorativo" del "Reich", che un vecchio "ufficiale" una notte in "caserma" cerca di indurre all’arruolamento "volontario" nelle "SS". «Io con alcuni altri ebbi la fortuna di poter rispondere che volevo diventare "Prete Cattolico"», ha raccontato Ratzinger nella sua "auto-biografia", e ha aggiunto: «Venimmo ricoperti di "scherni" e di "insulti"». Agli "insulti" e agli "attacchi" in ragione della sua "fede" il Papa s’è abituato presto; e non sono quelli di oggi, crediamo, a poterlo turbare – se non, forse, per l’eco di una "avversione" più grande, oltre la sua persona, alla "Chiesa" intera, di cui alcuni "titoli" mostrano il "riverbero". Più degli "attacchi" forse pesa il dolore per un "male" per cui, ancora ieri, il Papa ha invocato «penitenza». E allora per i suoi "83 anni", "Santità", più che una "solidarietà" oggi vorremmo dirle di una "gratitudine". Una "gratitudine" profonda per ciò che lei testimonia ed è; con quella sua "storia" iniziata per noi in un tempo lontano, ma arrivata limpida e fedele ad oggi. Per una "sensibilità" che si incontra nelle sue "parole", dalla "Spe salvi" al "Gesù di Nazareth", e che va diritta alle "domande" e ai "dubbi" dei "cristiani" di questo "momento storico". Perché è strano: stupisce, in un uomo cresciuto "naturaliter" "cristiano", che sia così intensamente cosciente dei "dubbi" della "generazione" successiva, quasi inconsapevolmente invece formata nel "relativismo". Un Papa che in una "Enciclica" domanda: «La "fede cristiana" è anche per noi oggi una "speranza" che trasforma e sorregge la vita, o è ormai soltanto una informazione "accantonata"?», mostra di ben conoscere il "tarlo" che educatamente ci rode e sussurra che, via, la "verità" dei "Vangeli" è "antiquata", e non regge il confronto con le splendide "sorti" dell’"umano progresso", e del "libero pensiero". Ma poi che appassionata "istruttoria", nella stessa "Spe salvi", a mostrare la bruciante "contemporaneità" delle antiche "parole": «Spe salvi facti sumus», "nella speranza siamo stati salvati".
Passione e insieme "lucidità", rigoroso uso della "ragione". Anche di questo, "grazie". Per la "sfida" che da anni conduce, prima e dopo
Ratisbona: il Dio in cui crediamo non "mutila", in niente, l’uso pieno della nostra "umana ragione". ("Grazie", perché nei "licei" del "dopo ’68" a molti di noi hanno insegnato che il "cristianesimo" era una "speranza" da "illusi").
E "grazie", in questo "compleanno" in giorni "amari", della disarmante "audacia" della
"Lettera ai Cattolici d’Irlanda". Della "sollecitudine" per gli "innocenti", in realtà già mostrata nelle "linee guida" della "Congregazione per la Dottrina della Fede", dove si affermava che in qualsiasi momento del "procedimento canonico" al "Vescovo" locale è conferito «il potere di tutelare i bambini». Della coscienza, nella "Lettera" agli "Irlandesi" evidente, che «nulla può cancellare il "male" sopportato» dalle "vittime". (Nulla, tranne Cristo: il cui "amore" è più grande di ogni "male").
E "grazie", ancora, dell’esempio indicato nel "Gesù di Nazareth": il «vir desideriorum» del "Libro" del "Profeta" Daniele, l’«uomo dei desideri», che «non si accontenta della realtà esistente e non soffoca l’"inquietudine" del cuore, quell’"inquietudine" che rimanda l’uomo a qualcosa di più grande».
E lo sappiamo in fondo, che tanti "attacchi" affondano radici in qualcosa che va oltre tutte le "accuse" espresse. È la radicale "opposizione" della "Chiesa" alla mentalità del "mondo", ciò che alimenta una "ostilità" che cova e lievita, e a tratti sbuca alla superficie. È la pretesa "cristiana" di insegnare ai figli un altro "senso", e tutta un’altra "logica", da quella che ci vorrebbe docilmente "allineare". È la "fedeltà" al «non conformatevi» di
Paolo, il duro, antico "nodo" dello "scontro". Quel «non conformatevi» che vede in lei, "Santità", un "testimone". Tenace nella "storia" attraversata. Come tagliato da una "roccia antica".