La forza di "carità" e "volontariato"

RITAGLI     È "inosservata" e "possente"     DOCUMENTI
la macchina del "bene"

Marina Corradi
("Avvenire", 28/4/’10)

Da una "ricerca" condotta da "Caritas" e "Acli" presentata ieri emerge la tenuta e la robustezza del "volontariato" nel nostro "Paese": quattro milioni e 400mila "volontari" in Italia; il che, togliendo i bambini e gli "ottantenni", vuol dire approssimativamente che una persona su dieci dà un po’ del suo tempo, "gratis", a spesso "sconosciuti" altri. Nello stesso "Convegno" si è ricordato che la "colletta" per i "terremotati" di Abruzzo indetta dalla "Cei" ha devoluto alla "Caritas" 27 milioni di "euro": cifra tanto più considerevole se si pensa per quale anno di "crisi" il "Paese" è passato.
Notizie, verrebbe da dire, da un’
Italia "silenziosa", scarsamente visibile, non rilevata dai "riflettori" dei "media", e che pure c’è. Oggi come domani i "titoli" più evidenti saranno per la "rissa" di palazzo, o per l’ultimo "scandalo". Eppure sotto a questo rumore un altro "Paese" vive, lavora, fa del "bene". Milioni di italiani, anche in un anno "magro", hanno voluto dare il loro aiuto per la gente dell’Abruzzo. Milioni di persone dedicano qualche ora al mese a chi ne ha bisogno. I "titoli" dei giornali gridano, a volte "assordano". L’esercito di "pace" che assiste malati o carcerati, o affida alla "Chiesa" la sua "offerta" per i "senza-tetto" abruzzesi, procede invisibile, e non fa "rumore" – come non lo fa un bosco che cresce.
Non tutta questa Italia, certo, è riconducibile al mondo "cattolico", che pure ne forma una consistente parte. Ma anche la "carità laica", in un "Paese" come il nostro, affonda le sue "radici" in un "humus" da secoli impregnato di
"carità cristiana" – quasi "naturaliter" "cristiano". Non era degli antichi "pagani", la pietà per i figli nati "storpi"; e ancora oggi in certe "culture tribali" i "folli" e certi malati vivono da "paria", poveri "demoni" non degni di "misericordia". Quello sguardo diverso, che dà da mangiare ai poveri e va a trovare in "galera" gli assassini, da noi è "eredità", magari anche inconsapevole; è un "respiro" tramandato. Fin da quando Tertulliano, nel "secondo secolo", scriveva di come la sollecitudine dei "cristiani" per i "miserabili" lasciava stupefatti i "pagani". Fin da quando i "moribondi", un tempo abbandonati nelle strade, venivano accolti nel "Medioevo" nei primi "ospedali cristiani". E in questa Italia oggi così diversa, spesso dimentica delle sue "radici", e così travagliata da scontri di "potere", accuse e divisioni profonde, tuttavia permane e opera come una macchina possente la "carità" di tanti. Inosservata, generosa, indifferente al "rumore", ai "veleni", alla "crisi", anche all’età. La "ricerca" della "Caritas" rileva come sia considerevole il numero dei "pensionati" che vanno a fare "volontariato": come avendo capito che a nessuna età si vive per sé soli.
C’è stato chi, nell’auge del "marxismo", teorizzava che in una "società" davvero giusta di "carità" non ci sarebbe più stato bisogno, quando lo "Stato" avesse assolto "equamente" ogni suo compito e dovere. Quel mondo perfettamente "giusto", non lo si è visto mai, è "utopia", idea che non trova modo di incarnarsi su questa "Terra". Ma, ha scritto
Benedetto XVI nella "Deus caritas est", anche nella "società" più giusta l’"amore" sarà sempre necessario: «Non c’è nessun "ordinamento statale" "giusto" che possa rendere superfluo il servizio dell’"amore"».
Quell’"amore" che riconosce nell’altro, "sconosciuto" e "ultimo", uno che ti assomiglia, come parte di te, generato dalla tua stessa "radice" – figlio dello stesso padre. In questa logica, consapevoli o magari no, milioni di uomini e donne in questo "Paese" ancora vivono. Senza vantarsene e senza stupirsene. In quel "respiro" ereditato, quotidiana abitudine al "dare". Che ricchezza. Sotto alle granate degli "scandali" e delle "risse" che fanno notizia, ricchezza quasi "invisibile" agli occhi; caratteristica, come diceva
Saint-Exupery, che è propria delle cose "essenziali".