In "cammino" verso Roma

RITAGLI     Domenica prossima a "San Pietro"     SEGUENTE
per "pregare" col Papa

Papa Benedetto XVI, padre buono e maestro di fede per tutti noi...

Marina Corradi
("Avvenire", 9/5/’10)

Stanno organizzandosi. I voli e i treni dal "Nord" e dal "Sud" sono già pieni. Molti ragazzi partiranno all’alba, in "pullman": sbarcheranno in "Piazza San Pietro" giusto in tempo per il "Regina Caeli", e torneranno a casa a notte. Una "faticaccia". Ma vogliono andare dal Papa, Domenica 16 Maggio; vogliono essere insieme a lui. Pregando: con Benedetto XVI e per la "Chiesa", cioè per ognuno di noi. E per quelli che hanno sofferto il terribile "male" che lo stesso Benedetto ha denunciato; e perfino per chi ha compiuto quel "male" – in una "misericordia" che è incomprensibile e scandalosa ai "giusti", e agli "onesti".
Stanno per mettersi in "cammino", verso
Roma. Già a Torino, Domenica scorsa, attorno al Papa si è vista una gran "folla", un "popolo" di ragazzi, famiglie, bambini, vecchi, che lo ha abbracciato all’ingresso in "Piazza San Carlo" con un lungo "applauso". Dalla "tribuna" della "stampa", i "giornalisti stranieri" osservavano stupiti quell’"accoglienza"; chiedendosi come mai, dopo settimane di "attacchi" e "accuse", ancora tanta gente gremiva una "Piazza" per il Papa. (Sembrava anzi che quell’"accoglienza" fosse più "calda" del solito. Che la gente, vedendone la faccia "stanca", e più evidente il "peso" degli anni in questo tempo di "burrasca", gli volesse più bene).
A Roma, Domenica, come si va da un "padre"; con la premura con cui si accorre da un "padre" che si vede anziano, e affaticato sotto un grande "peso". Come avendo iniziato a comprendere quale "desiderio" anima quest’uomo, e che cosa lo spinge all’audacia di "parole" come quelle ai
"Cattolici di Irlanda", che ci hanno fatto tremare. Perché svelavano il "male" e il "dolore" come il bisturi di un chirurgo che apre una "piaga". E chiedevano "penitenza", e umana "giustizia". E tuttavia, quella "Lettera" non si concludeva con questa "domanda". Perché, come scriveva Benedetto alle "vittime" degli "abusi", «nulla può cancellare il "male" che avete sopportato». Umanamente, nulla. Solo Cristo, aggiungeva il Papa, «ha il potere di "perdonare" persino il più grande dei "peccati", e di trarre il "bene" anche dal più terribile dei "mali"». È dentro questa certezza che si spiega perché in tanti andranno al "Regina Caeli", Domenica. Per dire: siamo con te e siamo con la "Chiesa", e anche con chi proprio da uomini di questa nostra "Chiesa" è stato "tradito". Perché in nessun luogo fuori di qui è data la promessa di una "misericordia", che è più forte di ogni "colpa". Perché nessuno, al di fuori del Dio in cui crediamo, ha il potere «di "perdonare" perfino il più grave dei "peccati" e di trarre il "bene" anche dal più terribile dei "mali"», come ha scritto Benedetto agli "Irlandesi". (E a Torino, anche, davanti alla "Sindone", ha spiegato come dal "buio" più oscuro possa venire la "luce". Come da quel "lenzuolo", ombra di un "morto crocefisso", icona della "ferocia umana"; eppure quanta "luce" ne emana, così che in milioni vanno a cercare quel "volto"). Si metteranno in "cammino" Sabato notte, o Domenica all’alba, coi panini, e la "cerata" per la pioggia di questo Maggio "fradicio". Si stringeranno dentro al "Colonnato". E intorno. Mostrando che cosa è la "Chiesa", davvero. Non quell’oscura "cupola di potere" che immaginano i "giornali americani", o la "fantasia" di Dan Brown. La "Chiesa" non è riducibile a un "umano potere", e non basterebbe un "Watergate" a rovesciarla. La "Chiesa" è "Corpo di Cristo", è un "popolo". Un "popolo" che si tramanda da duemila anni la certezza che Cristo ha vinto la "morte". Che la sua "misericordia" è più forte di ogni "tradimento" e "dolore".
Benedetto XVI è la "voce" che afferma questa "verità", in un mondo che sembra travolto dal "nichilismo" disperato o dall’ansia, a volte "rabbiosa", di una "giustizia" che sempre ci sfugge. Per lui e con lui, con la "Chiesa", al "Regina Caeli", Domenica. Attorno al "padre". A testimoniare, ancora, che un’altra "vita", dentro un altro "sguardo", è possibile.