L’"insegnamento" di Papa Benedetto

RITAGLI     Come in "solstizio": oltre la paura del "buio"     DOCUMENTI

Misteriosa "simmetria": più profonda è la "notte", più grande l’"attesa" dell’"alba".

Suor Teresa Benedetta della Croce, Santa Edith Stein (1891-1942)... Papa Benedetto XVI, testimone di fede che dà luce alle fatiche del mondo!

Marina Corradi
("Avvenire", 22/6/’10)

All’"Angelus" il Papa ha citato Edith Stein: «Più si fa "buio" intorno e più dobbiamo aprire il cuore alla "luce" che viene dall’alto», scriveva nel 1938 dal "Carmelo" di Colonia la "Santa" morta ad Auschwitz. È un "pensiero", quello di Suor Teresa Benedetta della Croce, che nella sua essenza ritorna in questi mesi nelle "parole" del Papa. Benedetto XVI ci parla spesso del "buio". E della "luce". Di un "buio" e di una "luce" che paradossalmente si accompagnano; di una "luce" che viola anche il fondo del "buio" più impenetrabile.
Anche a
Torino, in "Duomo", dopo lunghi minuti in ginocchio solo davanti alla "Sindone", aveva meditato su quella che ha chiamato «icona del "Sabato Santo"», sul tempo «breve ma infinito» della "morte" di Dio: «L’"oscurità" di quel giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla "vita", in particolar modo interpella noi "credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa "oscurità"».
Noi come tutti. E forse anche più noi di chi non crede in niente, e procede con cinica "rassegnazione". L’"oscurità", il "male", il "dolore", provocano più fortemente chi crede nella "promessa" di un Dio "buono".
Ci provocano anche oggi, benché non siamo in tempi di "guerra" o di "lager". Benché viviamo in "pace", e non ci ricordiamo la "fame". Ma è come se tra noi si allargasse una "penombra". Quanto fatichiamo a ricordarci di un "bene comune", e di una condivisa "speranza". Sembra che tutto sia pagato, comprato, "corrotto". Sembra che niente più sia "gratuito", né "innocente".
Anche questa è "oscurità". Non quella "sanguinosa" e "annichilita" del tempo della "guerra". Una "oscurità" «lieve» invece, a volte più simile a una "farsa" che a un "dramma"; quasi, a guardarla distrattamente, «gaia»; e però in questa "penombra" un tarlo rode la nostra "speranza". È "buio" anche un mondo in cui non si ha più "fiducia" negli altri, e – senza magari dirselo – si pensa di vivere, e cavarsela, per sé soli.
In questa nostra "ombra" non "tragica", ma che "avviluppa" e avvilisce, e soffoca il "coraggio", il Papa Domenica è tornato a parlarci del "buio" con le "parole" di Edith Stein. Che,
"Ebrea" di nascita, nel 1938 ben vedeva, nella lucida "profezia" dei "Santi", quali "tenebre" si andavano addensando in cielo e in terra. E tuttavia parlava di una "luce" cui, in quel "buio", aprire di più l’"anima". Un mese fa, a Torino, Benedetto XVI si è fermato davanti alla "Sindone", icona di "morte" e "martirio" che pure milioni di uomini sono andati a "venerare". «Il "mistero" più "oscuro" della "fede" è nello stesso tempo il segno più "luminoso" di una "speranza" che non ha confini», ha detto.
Dov’è la "luce"? Dove non la cercheremmo, dove non vorremmo andare: al fondo del "buio". È la stessa cosa che Benedetto XVI ha spiegato chiudendo l’
"Anno Sacerdotale". Quest’"Anno" ferito dalla coscienza del "male" compiuto proprio da dei "Sacerdoti". "Buio" e "dolore" dunque nella "Chiesa". Ma questo "buio" serviva a «diventare "grati" per il dono di Dio», ha detto il Papa: per quel dono in "vasi di creta", più forte però e "gratuito" e perpetuo di ogni "miseria" degli uomini.
E sembra che Benedetto ultimamente ci insegni, come ai bambini, a non avere paura del "buio". A guardare invece a una misteriosa "simmetria": più profonda è la "notte", più grande è l’"attesa" dell’"alba". Nella antica "sapienza" della "Chiesa": che festeggia la "nascita" di Cristo a pochi giorni dal "solstizio d’inverno", quando il "giorno" è debole e breve, e le "notti" interminabili. Nel fondo del "buio", quando gli uomini tremano e "dubitano", l’avvento della "luce". Come se la "oscurità" che ci sgomenta fosse "vuoto", o "domanda", finalmente, che attende di essere colmato.