Il PIME in GIAPPONE: La tragedia e i Missionari (Progetto di Solidarietà)

Giappone, la ricerca di un "senso" nella "tragedia"

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nell’eterna "lotta" per il "bene"

Fumo e fiamme, per l'incendio provocato dal violento Terremoto, nella Centrale Nucleare Giapponese di Fukushima...

Marina Corradi
("Avvenire", 16/3/’11)

La melma nera è uguale. E anche lo sfacelo lasciato dall’acqua che si ritira: binari divelti, case sventrate, "Tir" come accartocciati dalla mano di un gigante stizzito. Per chi è stato in Indonesia e in Thailandia dopo lo "Tsunami" del Dicembre del 2004 le immagini dal Giappone acquistano come una più concreta dimensione: di quel fango colloso ancora senti l’odore molle, dolciastro di "putredine". E le domande dei figli, dei colleghi, e sui Giornali, sono le stesse: dov’era Dio, e perché ha permesso tanta morte? Che Dio è un Dio distratto o indifferente, che lascia annegare i malati immobili nei letti, e i vecchi troppo lenti per scappare? Sei anni fa, arrivando a "Banda Aceh", la "prua" dell’Isola di Sumatra colpita in pieno dall’Onda, avevo queste domande addosso. Dall’Aereo quella terra era rigogliosa come un Paradiso terrestre, e così azzurro e pacifico l’Oceano. Ma poi d’improvviso vedevi la Costa mangiata e sfregiata dall’Onda, per chilometri; e solo melma nera, dove c’erano i Villaggi degli uomini. In un povero Mercato tra le macerie si vendeva pesce infangato che nessuno comprava; e da un registratore chissà come scampato usciva struggente la voce di Bob Dylan, "Knockin’ on Heaven’s door", «bussando alle porte del Paradiso».
Già, il Paradiso, e il mio Dio buono, dov’erano? A "Banda Aceh", Regione
Islamica Integralista, c’era un unico Missionario Cattolico, un Prete Italiano.
Lo incontrai mentre guidava una "Jeep" decrepita d’anni e di fango; era andato a benedire altri morti di quella strage infinita. Senza fiato per ciò che vedevo gli feci prima di tutto, con urgenza, quella domanda: dov’era Dio? Perché lo ha permesso? Il Missionario, un Romagnolo di settant’anni ancora dritto e vigoroso, mi guardò con durezza: «Queste sono le domande che vi fate voi oggi in Occidente!», rispose secco. «Noi Cristiani dovremmo sapere che dal giorno del peccato di Adamo il Mondo è in equilibrio precario, come in bilico! Che è incrinato nella profondità: e qualche volta il male prevale e scoppia, in modo anche terribile. Ma non è colpa di Dio: è il male scelto da Adamo, è il nostro male. E però noi sappiamo anche che Cristo ha vinto la morte, e che quindi ogni volta dobbiamo ricominciare!». Mentre mi dava questa brusca lezione il Prete non perdeva tempo: intanto caricava sulla sua "Jeep" cibo e acqua da portare ai superstiti, chissà dove. Se ne andò con il rombo faticoso del motore vegliardo, e mi lasciò nella Missione. Con una Suora Biellese e un giovane "Camilliano" arrivato dagli "Usa" facemmo un giro: che sfacelo, e quanti morti ancora nei campi allagati. Il "nostro" male? Rimuginavo le parole del Prete. A me nessuno aveva parlato del peccato originale così, come di un motore attivo e potente di male; alimentato da tutte le infinite violenze palesi e nascoste che ogni giorno si compiono nel Mondo. Omicidi, stupri, bambini "violati", ma anche l’avarizia di chi accumula e affama, anche il nostro piccolo garbato calunniarci fra vicini.
Tutta la massa di male degli uomini, capace di avvelenare il Creato, di muovere gli abissi: possibile? Io ricordavo il "Libro della Sapienza": «Dio non ha creato la morte, e non gode per la rovina dei viventi!». Che cosa dunque avvelena le faglie, e spinge gli Uragani?
Nel
"Catechismo della Chiesa Cattolica" ho letto: in conseguenza del peccato originale, «la Creazione visibile è diventata ostile e aliena all’uomo. A causa dell’uomo la Creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione!». Dunque il giudizio del vecchio Missionario era "Ortodosso", e io ignorante o dimentica, come tanti? «Tutta intera la storia umana è pervasa dalla potenza delle tenebre, lotta incominciata fin dall’origine del Mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno!», dice la "Gaudium et Spes". Ho visto quella lotta: era un Prete dall’accento Romagnolo che si affannava a sfamare i bambini, era la Suora Biellese che gemeva di pena davanti alle risaie distrutte dall’acqua marina. Ma già pensava a come cominciare di nuovo: cosciente del male, e però ostinatamente certa di un Dio più forte della morte!