"Tempo" (e "necessità") di "Misericordia"
Marina Corradi
("Avvenire", 27/3/’11)
Sommersi sempre da un fiume di parole. Dal primo "Radio-Giornale"
del mattino alla Televisione al "Web", camminiamo ogni giorno come
dentro una selva di parole. Noi Giornalisti, poi: con questo schermo davanti
agli occhi su cui scorrono allineate falangi di parole, e quasi sempre parole di
sconfitte, di violenze, di torti; oppure vacue e inutili e chiassose parole, che
non dureranno un giorno. Dentro a questa selva ogni tanto però passano rare
parole pesanti. Come facce care, tra una folla estranea e distratta. Ciò che ha
detto Benedetto XVI Venerdì
alla "Penitenzieria
Apostolica", per esempio. Parlava ai Confessori: conoscere e
visitare l’abisso del cuore umano, ha detto, alimenta la certezza che «l’ultima
parola sul male dell’uomo e sulla storia di Dio, è della sua Misericordia,
capace di fare nuove tutte le cose!». Provate a rileggerla, questa frase breve
come un Dispaccio d’Agenzia. Soppesatela: non è inchiostro, ma materia più
densa e più antica. L’ultima parola sul male e sulla storia è la
Misericordia di Dio, che rinnova ogni cosa. Il Papa
parla di ciò che avviene nella Penitenza, Sacramento oggi desueto e quasi
generalmente avversato già per il suo stesso nome. Penitenza? E di che? Noi
rivendichiamo, protestiamo, accusiamo – preferibilmente, gli altri – , ma
quanto ci suona antiquato e sgradevole questo termine che indica un ripensamento
su di sé, un’umiltà – un inginocchiarsi. Senonché in questa ostilità
epidermica dimentichiamo l’altro lato, e il più grande, del Sacramento. Che
è la Misericordia di Dio; che fa nuovi gli uomini e le loro Anime lise.
Questo aspetto ricreatore della Misericordia, nell’oblio di molti e anche
Credenti, a leggerlo nel "Discorso" del Papa si mostra come un motore
potente e silenzioso della storia d’Occidente. Perché la storia degli uomini
è stata segnata da ogni male: ferocia di assedi e guerre, persecuzioni, stupri.
Noi non sappiamo che cosa c’è fra le pietre di ogni nostro augusto palazzo, e
cosa hanno visto i selciati e i ponti delle strade millenarie. Ma se sapessimo,
potremmo rimanere atterriti; e per reazione diventare disperati, oppure, più
facilmente, cinici. Il fatto è però che sempre ha agito in fondo alla storia
dell’Occidente Cristiano
quel motore occulto e forte: del domandare perdono a Dio, e averne la Grazia di
ricominciare. Sappiamo bene che molte delle nostre più splendide Cattedrali
sono sorte anche con donazioni di briganti e di ladri. Ma contemplando Chartres
o la Cattedrale di Strasburgo, e pensando che sono state fatte con le mani e con
gli ori di poveracci come noi, sembra di vedere incisa nella pietra la
Misericordia di cui parla il Papa; Misericordia che crea e rinnova ogni cosa.
Che trae, afferma Tommaso,
dal male un bene più grande. Quale grande motore abbiamo avuto, possente,
silenzioso, nelle fondamenta, mentre costruivamo la Civiltà Occidentale e le
Città che oggi ammiriamo stupiti, senza saperle rifare così belle. Questo
tesoro avevamo; come la misericordia di una madre, come la forza di un padre che
ogni volta ripete: non disperarti, io ti do la grazia di andare oltre! Ora che
ci affermiamo invece creature autonome e senza bisogno di alcun padre, il grande
motore gira piano. Gli manca quell’acqua cattiva, direbbe il Poeta Charles
Peguy, da cui trarne di pura, quell’acqua vecchia da cui trarne di
giovane: l’acqua che trasformi le "Anime calanti" in "Anime
sorgenti".
Sarebbe bello in questa "Quaresima"
ritornare a fidarsi, semplicemente, di ciò che è promesso. Noi "super-informati",
noi complicati, noi orgogliosi e diffidenti: fidarci ancora, semplicemente.
Basta guardarsi e vedersi, e riconoscere il nostro male, e chiedere perdono. Il
resto è Grazia, è la Misericordia di un Dio che non ripaga secondo la nostra
misura, ma ricrea. E sua è l’ultima parola sulla storia, non nostra, non
atterrita dalla nostra miseria. Fidarsi ancora, bisognerebbe; e rimettere in
moto quel possente motore che, in tutto il nostro male, ricostruisce ogni volta,
e afferma un’ansia irriducibile di vita, di un destino buono!