All’opposto del "cinismo",
la "Santità" prospettata dal Papa

RITAGLI   La sfrontata "speranza"   DOCUMENTI
che non ci vuole "rassegnati"

Papa Benedetto XVI, in preghiera durante la Celebrazione Eucaristica, nella Domenica delle Palme...

Marina Corradi
("Avvenire", 17/4/’11)

Certe, molte mattine, dopo avere letto i Giornali uno si accorge di sentirsi peggio di quando si è alzato. È una questione di orizzonti: come in un coro i Titoli insistono sulle vere o presunte Feste di "Arcore", sulla conflittualità rabbiosa della Politica, su quella che sembra diventata la "disunione" Europea, sulla crisi. Viene da chiedersi come possa reagire un ragazzo, a questa rassegna. È come sentirsi implicitamente dire: studi? E per cosa? Il lavoro non c’è, a meno che tu non trovi chi ti raccomandi; e quand’anche, sarai un precario per sempre, e scordati, con quest’aria che tira, di poterti costruire una casa, una famiglia – ammesso che davvero poi tu voglia mettere al Mondo dei figli in un Mondo come questo.
Chiudi il fascio gonfio dei Giornali e ti domandi qual è il problema.
Non è che non si debbano dare le notizie; è che nelle mani sporche di inchiostro, dopo avere coscienziosamente sfogliato e letto, raramente ti resta un po’ di speranza. Di speranza che tuttavia, in questa contingenza di inizio di Millennio, sia possibile comunque nascere, crescere, lavorare ed essere perfino, talvolta, felici. Davvero è solo la realtà degli eventi oggi a costringerci in questa depressione? Mah: anche nelle Città assediate del Medioevo, o nell’
Italia divisa e dominata dagli Stranieri, o nell’Europa del Nazismo, le prospettive non erano particolarmente brillanti. Invece in noi sembra cambiato lo sguardo. Come caduta la tensione di una speranza, di un voler continuare, di un credere che la nostra fatica non finisce nel nulla.
È un inconsapevole "nichilismo" che ci ha contagiati, e che i figli respirano in noi.
In questo orizzonte però c’è almeno una voce forte che si leva.
È quel vecchio vestito di bianco che ogni Domenica parla da "San Pietro"; e che l’altro giorno ha concluso una Lezione sulla
"Santità" aggiungendo, a braccio, poche appassionate parole. Dopo avere evocato Agostino («Viva sarà la mia vita piena di Te!») e spiegato che c’è una "Santità" umile, nascosta, cui tutti i Credenti sono chiamati, ha allontanato il Testo e come dal cuore ha esortato a non aver paura a tendere verso l’alto, a «essere come tessere» nel grande mosaico che Dio va creando nella storia.
Chi, oggi, parla in questo modo, con la certezza ferrea di un disegno buono sulla nostra vita, più grande di ogni avversità? Così come Domenica scorsa, all’
"Angelus", dicendo del muro della morte che tutti abbiamo davanti, Benedetto XVI aveva concluso indicando «una nuova Terra, finalmente ricongiunta con il Cielo di Dio», che ci attende. Chi parla oggi così della morte, chi osa una simile sfrontata speranza?
Nel cinismo, nella noia, nella disillusione che marcano il nostro tempo e i Titoli dei Giornali, una voce caparbiamente ci ricorda che, eppure, non è vero; eppure anche oggi siamo fatti per vivere e sperare e continuare nei figli, per essere «tessere di mosaico» in una storia che non sfocia nel nulla.
Che siamo chiamati addirittura a una felicità – giacché la "Santità" evocata dal
Papa non è il prodotto di un buonismo "doverista", ma un vivere in Cristo che allarga il cuore e il respiro – , l’opposto della cinica, rassegnata tristezza a cui ci vogliono destinati. Così che se anche io non fossi Credente, ma avessi dei figli e naturalmente li amassi, oggi, credo, direi loro di tendere l’orecchio a ciò che dice quel vecchio vestito di bianco. Di stare ad ascoltare, attenti a cogliere qualcosa che raramente altrove si trova: la fedeltà al proprio umano desiderio, e la speranza. Una sfrontata speranza tesa come un filo nei Millenni, tra i nostri mille dolori; quella speranza che, fra invasioni Barbariche, e "pesti", e Guerre, tuttavia ha costruito la nostra storia!