La "Chiesa", i "Lampedusani" e i "Profughi"

RITAGLI     Per chi "viene" e per "noi"     DOCUMENTI

Marina Corradi
("Avvenire", 19/5/’11)

«Sono venuto per dirvi grazie!». Anche un bambino ieri poteva capire cosa era andato a fare il Cardinale Bagnasco a Lampedusa. A nome dei Vescovi, e dunque della "Chiesa Italiana", il primo gesto è stato dire grazie a una Comunità che fa fronte all’urto di centinaia, migliaia di immigrati e profughi; fa fronte come può, e generosamente, all’emergenza in quella prima linea di Occidente che è diventata quella piccola Isola, frontiera e approdo e crocevia di infiniti destini.
Il secondo gesto del Cardinale che i "Lampedusani" non dimenticheranno è stato l’andare a deporre una corona di fiori in fondo al mare, ai piedi di una Madonna, sul fondale davanti all’"Isola dei Conigli": in memoria dei mille che sono morti nel tentare di raggiungere l’
Europa. Uomini, donne e bambini senza nome, che hanno per Tomba il mare; se non quando, arrivando i loro corpi come relitti su queste Coste, li accoglie la terra del piccolo Cimitero di Lampedusa.
Un dire grazie dunque, e una Preghiera in memoria di quelli che non sono arrivati; gesti semplici di umanità
Cristiana, che ancora in buona parte del nostro Paese sono come un alfabeto elementare. Quell’alfabeto che fin da bambini insegna a riconoscere nell’ultimo il Volto di Cristo; Lingua tramandata ancora nel nostro "Sud", e su quest’Isola rocciosa, la prima Europa che gli occhi di profughi e migranti vedono dal mare.
È questa sorta di Lingua Antica e comune all’Occidente che Bagnasco ha evocato, come un "Memento", nelle ultime parole della sua "Omelia". La dolorosa, a volte mortale odissea che si compie verso Lampedusa, e il bisogno di chi arriva e desidera solo di lavorare onestamente, sono «un appuntamento al quale la storia chiama l’Europa per misurare se stessa, e per costruire il suo volto nel Mondo».
Appuntamento con la storia. Anche questo è chiaro per la gente dell’Isola, e per gli uomini delle "moto-vedette" che ogni giorno cercano e soccorrono le barche alla deriva: guardando le facce nere dei profughi del
"Corno d’Africa", e quelle madri incinte, o con un bambino tramortito dal sole in braccio, si vede bene che il crocevia di Lampedusa non è questione arginabile solo con misure di Ordine Pubblico, o immaginarie frontiere che sbarrino il Mediterraneo. Qualcosa di molto grande si presenta nei volti di chi scappa dalla Guerra o dalla fame, rischiando la vita. Qualcosa di molto grande hanno negli occhi quelli che, venendo dall’Africa, avvistano la linea piatta e rocciosa di Lampedusa all’orizzonte, e ringraziano Dio con la fronte china sulla tolda, o aprendo piccoli Vangeli fradici d’acqua di mare. Quel qualcosa Bagnasco l’ha chiamato per nome, è la storia. È il presentarsi alle soglie d’Europa di gente sfiancata che domanda di vivere. Quante centinaia di altre volte nei Secoli nuovi Popoli si sono affacciati alle frontiere, cercando terra e cibo: la storia d’Occidente è stata fabbricata così.
Ma a questo appuntamento con la storia, dice la "Chiesa Italiana" con Bagnasco, l’Europa non può mancare. E non solo per umanità ma per sé, per misurare se stessa e darsi un volto, all’alba del Terzo Millennio: quel volto che dovrà mostrare ai suoi figli, in una eredità da continuare. Il volto di un’unità, che come ha detto il Cardinale è ben di più di una unificazione. Per quest’ultima bastano i Trattati e le Convenzioni; per l’unità ci vuole ben altro, ci vuole un’Anima comune.
La storia bussa, come una domanda, a Lampedusa. La gente dell’Isola accoglie, sfama, fedele alla sua memoria. L’Europa guarda altrove, in altro affaccendata, distratta. Diceva
Robert Schuman, uno dei Padri dell’Europa rinata dalla Guerra: «L’Europa sarà Cristiana, o non sarà!». Profezia? L’appuntamento con la storia è anche qui, su questi scogli aspri; su questo mare in cui dormono per sempre, senza un nome, uomini, e donne, e bambini!