La "visione" e le "scelte" del Papa

RITAGLI     Il "metodo" di Dio     DOCUMENTI

Anche tra fatiche e difficoltà, Papa Benedetto XVI ci incoraggia a non arrenderci, trovando speranza e forza nell'Amore di Dio...

Marina Corradi
("Avvenire", 15/6/’12)

Si può immaginare un Partito Politico che scelga per una "Convention" il luogo della peggiore sconfitta Elettorale, od una "Multinazionale" in crisi che rilanci la sua immagine proprio dal Paese in cui un disastro ecologico l’abbia danneggiata? Simili scelte verrebbero immediatamente bocciate dagli esperti di comunicazione! Invece, proprio l’Irlanda, la Chiesa d’Irlanda, già travagliata dallo scandalo della "pedofilia", è il luogo del "Congresso Eucaristico". Il prossimo "Incontro delle Famiglie" sarà a Filadelfia, in una Comunità Cristiana molto provata da un analogo "scandalo". E la "Giornata Mondiale della Gioventù" è stata a Madrid, nel mezzo della corrente contraria della Spagna di Zapatero. Sembrerebbe, dunque, che il metodo di Benedetto XVI sia quello di scegliere, per i grandi Eventi Ecclesiali, i luoghi dove la Chiesa è più indebolita e sofferente!
Nell’ultima
"Udienza", il Papa ha come indirettamente spiegato la radice di questa logica, umanamente paradossale! Partendo dalla "Seconda Lettera ai Corinzi" di Paolo – quella in cui l’"Apostolo delle Genti" parla della sua "spina", della oscura sofferenza che lo tormenta, e però conclude: «Quando sono debole, è allora che sono forte!» – , il Papa ha ricordato che, proprio quando si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la forza di Dio. «Non è la potenza dei nostri mezzi, delle nostre virtù, delle nostre capacità, che realizza il Regno di Dio, ma è Dio che opera meraviglie attraverso la nostra debolezza, la nostra inadeguatezza!», ha detto.
Il "metodo" di Dio, dunque, non si fonda sulla nostra bravura o coerenza, ma proprio, dentro alla Preghiera, sul riconoscersi poveri ed impotenti, e quindi domandare. E, certo, lo aveva già insegnato Paolo; ma quanto noi Cristiani, continuamente, ce lo dimentichiamo! Quanti, e magari fra i più assidui in Chiesa, ne incontri, fieri delle proprie virtù, ed amareggiati magari dal come stranamente quelle virtù non si trasmettano ai figli, che se ne vanno per un’altra strada. E l’amarezza, allora: siamo stati fedeli, coerenti, casti, siamo stati "bravi", e cosa ci ritroviamo fra le mani? (Quell’amarezza che poi allontana anche chi si avvicini, perché non è mai la tristezza, che affascina e converte!).
La oscura "spina" di cui scrive Paolo ai "Corinzi" contiene lo straordinario metodo di Dio, che, si direbbe, attende semplicemente che noi allunghiamo verso di lui la mano, come fanno i bambini con la madre, quando sono caduti. L’umiltà di quella mano vuota, è il vuoto che Dio riempie con la sua Grazia! Grazia che moltiplica i frutti dell’opera degli uomini; come accadde a Paolo, perseguitato, incarcerato, che pure contagiò con il
Cristianesimo tutte le terre in cui mise piede. Paolo, che se avesse fatto conto solo su se stesso, sarebbe stato, dalla storia, da tempo dimenticato. Paolo, che proprio come noi avrebbe voluto essere, dal suo male, semplicemente liberato; giacché poi – pensava, come noi – allora sì, sarebbe stato forte, libero, potente! Ed invece, nella compagnia di una a noi sconosciuta sofferenza, imparò l’abbandono, e la domanda del bambino; imparò in sé il metodo di Dio.
Un Dio che si fa evidente sulla faccia dei più apparentemente impotenti, come il
Giovanni Paolo II degli ultimi anni, malato, tremante, mostrò al mondo. (E c’era chi mormorava che, così malato, avrebbe dovuto lasciare! Ma quanto, invece, splendeva su quella sua vecchia faccia una luce che, ben oltre le parole, stupiva ed affascinava; e come lo si vide, alla sua morte, nella immensità della folla venuta a salutarlo).
E Benedetto ora, anziano, in tempi di turbolenze e sofferenze per la Chiesa, che tenacemente conduce gli Eventi cruciali là, dove in una prospettiva umana ci si aspetterebbe un fallimento. Benedetto XVI, che dedica una lunga "Udienza" a rispiegarci la logica di San Paolo, non sembra forse testimoniarci: non abbiate paura, semplicemente bisogna allungare la mano aperta, a domandare? Portando avanti tenace, magari contro ottimi, ed assennati, e razionali consigli, quel metodo umanamente assurdo, che però perpetua da duemila anni la Chiesa: il folle, straordinario metodo di Dio!