Così Bergoglio ci invita a superare la frontiera "ricchi-poveri"

RITAGLI     La "distanza" colmata     DOCUMENTI

Francesco, tra le strade della Favela Varginha, pronto a visitare una delle abitazioni!

La folla dei fedeli attende l'arrivo del Papa, al Santuario di Aparecida...

Papa Francesco si fa sempre prossimo ad ogni povero, per insegnarci a vivere in semplicità, amando anche i cuori più lontani!

Marina Corradi
("Avvenire", 2/8/’13)

Capita, a chi viaggia per lavoro, e spesso ai giornalisti, di conoscere Paesi lontani, non come li vedono i turisti, ma davvero! Certa Africa, certo "Est", certa America Latina: posti in cui, come valichi i quartieri dei grandi Alberghi, ti si para davanti una miseria che nemmeno sapresti immaginare, finché non la vedi con i tuoi occhi. E, se poi hai occasione di fermarti qualche giorno nelle città, dove i bambini ai semafori si arrampicano ai finestrini delle auto, chiedendo la carità, o dove le madri elemosinano, con tre o quattro figli attaccati alla gonna, se prendi atto, insomma, di quale mole di miseria prema alla frontiera – o alla barriera – del "primo mondo", quando ritorni e atterri a Roma, o a Milano, per giorni ti guardi attorno stranito: tanto aspro è il salto, dall’"al di là", all’"al di qua", del confine. E riconosci, per la prima volta, tutto ciò che abbiamo; e perfino il pane, perfino l’acqua che scende dal rubinetto, ti meraviglia, e ti pare un regalo!
Insomma: da certi viaggi capita, a noi è capitato, di tornare, e avere la sensazione che, nell’urto con un’altra realtà, si sia come spostato l’asse dell’Occidente, attorno a cui abbiamo sempre gravitato!
Per qualche giorno, resti in uno smarrimento: confronti la vita dei tuoi figli, e quella dei figli di laggiù, con imbarazzo!
Chi è credente è ancora più turbato dal tacito "status quo", per cui è normale che un bambino, in certi Paesi, viva di carità ed espedienti, o muoia di fame. Poi, si sa, dopo qualche giorno, ci si riabitua al proprio mondo, alle sue garanzie e ai suoi diritti – e ci si indigna, magari, se ti chiedono di lavorare, d’ora in poi, qualche anno in più!
Il silenzioso scandalo, cui è esposto chi traversa l’invisibile frontiera, che passa per
Lampedusa, o per il Messico, o tra l’Asia e l’Europa – là dove, i due mondi, sono più geograficamente vicini – , è destinato a farsi più evidente, con l’Elezione di questo Papa, che viene, l’ha detto lui, «quasi dalla fine del mondo». Un Papa che è stato Prete "callejero", cioè uso ad andare per strada, uno dunque che non ha sulla realtà lo sguardo dell’Occidente: che, per quanto caritatevole possa essere, è sempre lo sguardo nostro, di noi cresciuti "al di qua"!
Il
Prete che Francesco è stato sa bene, invece, come le guardano, certe sontuose "auto-blu", se, per sbaglio, finiscono in un quartiere diseredato del "Sud-America"! Sa come le fissano, i ragazzini, e con che occhi, come non automobili fossero, ma astronavi di un’altra galassia; e sa quale silenziosa, profonda distanza, si interpone, tra la gente e chi si presenta su "berline", perfino più grandi di certe baracche...
Di modo che, visto dall’altra parte del mondo, salire su una piccola "Fiat", e abbassare i vetri dei finestrini, è stato semplicemente il primo modo per dire che il Papa veniva a farsi prossimo all’ultimo dei poveri. Era, già, un parlare la lingua dell’«altro» mondo!
Quegli stessi gesti di semplicità hanno, al contempo, suscitato un certo disorientamento tra alcuni
Cattolici di area tradizionalista, e perfino, forse, tra quelli che potremmo chiamare Cattolici Occidentali "normali", abituati a vivere la fede come un tranquillo, e a volte sedentario, fatto privato e, magari, di quando in quando, ritualmente rivendicativo. Qualcuno ha interpretato le scelte di Francesco come "pauperismo", o – utilizzando categorie ormai superate – come un fare "di sinistra"... Ma, forse, qualcosa sfugge, e questo qualcosa sta anche nella distanza geografica, e politica, ed economica, da cui proviene Jorge Mario Bergoglio. Il Papa, che arriva dalla "fine del mondo", conosce altri codici, e li parla come una lingua materna (e, forse, a ogni viaggio a Roma, misurava, fra sé, le distanze fra i diversi universi).
Allora, dentro e fuori i
Palazzi Vaticani, Francesco sceglie un modo di vivere il più possibile semplice, perché troppo tagliente e viva è la coscienza dell’"altro" pianeta, per poterla ignorare. O, anche, perché sa che, per capire i poveri, occorre vivere il più possibile come loro, e quasi imparare da loro; e ci si guadagna, magari, in libertà Spirituale!
Forse, questa coscienza, che Francesco ci porta da lontano, potrà spingere noi, i Popoli della sazietà e dei "diritti", a spostare almeno di poco l’asse, attorno a cui gravitiamo? È presto, per dirlo! Ma non è escluso, che la foto di Francesco sulla "Fiat Idea", a
Rio, resti a segnare, fra degli anni, il momento in cui il primo dei mondi si è chinato sull’altro – cercando di capire, e balbettando un’altra lingua, un altro sguardo!