La "Quaresima"
in uno "scenario" di "crisi economica", e non solo

RITAGLI     Il tempo "opportuno"     DOCUMENTI

Don Mauro Cozzoli
("Avvenire", 22/2/’12)

La scansione Liturgica del "Tempo" non è un fluire parallelo a quello dei giorni e delle stagioni, né alieno agli eventi che in essi accadono! Il tempo di Dio, "tempo-kairos", intercetta e interseca il tempo degli uomini, "tempo-kronos", volgendolo in tempo di Grazia e di salvezza. Si rinnova così, nell’oggi dell’umanità e del mondo, il mistero del farsi tempo dell’Eterno ed Eterno del tempo: mistero di speranza, che ci fa abitare il tempo con la fiducia e la libertà del pellegrino. Risorse, entrambe, di cui l’uomo ha oggi un vitale, irresistibile bisogno!
È questo il senso e il vissuto del tempo che ci porta la Liturgia della Chiesa, dandoci occhi per discernere – come ci ha insegnato il "Concilio" – nell’accadere del tempo i «segni dei tempi» (
"Gaudium et Spes, 4"): segni dell’avvento di Dio, del suo farsi "parola-vocazione" attraverso gli accadimenti del tempo, i significati e gli appelli di cui sono portatori, e la fedeltà che suscitano. Perveniamo così a una lettura in profondità, a un’intelligenza sapienziale e teologale – "kairologica" e non meramente "cronologica" – degli avvenimenti.
Questo dicasi di ogni
"Tempo Liturgico"! Dicasi in special modo della "Quaresima", detta dalla stessa Liturgia «tempo opportuno», «tempo favorevole». Segnata dalla simbolica del deserto (i quarant’anni d’Israele lungo il deserto, i "quaranta giorni" di Gesù nel deserto), la "Quaresima" ne decifra e desta i richiami alle coscienze: il silenzio, l’ascolto, la preghiera, la rinuncia, la penitenza, il combattimento, la conversione, l’ascesi, l’esodo, il ritorno. Elementi tutti che fanno bene all’uomo, che «non vive di solo pane»; all’uomo d’oggi che soffre l’asfissia delle parole a perdere, che si arrende al dolore e al "non-senso", che erra senza provenienza né destinazione, "irriconciliato" con se stesso, disabituato alla lotta, espropriato della sua interiorità; all’uomo che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente; all’uomo – per dirla col "Vangelo" – che «guadagna il mondo intero e perde la propria anima».
"Quaresima", «tempo favorevole» al ritrovamento di sé, al ripristino del primato dello "spirito" (intelligenza e libertà) sullo "psico-fisico" (pulsioni e cupidigie); al combattimento spirituale per resistere alle tentazioni, vincere il maligno e diventare liberi; alla conversione dal male che ci ha vinto; all’ascolto del silenzio e nel silenzio del soffio dello Spirito; all’incontro meditativo ed orante con la Parola e, per essa, con la Grazia che ci apre la via del ritorno al Bene, alla Verità, all’Amore, alla Giustizia, alla Misericordia: i nomi con cui la "Bibbia" declina il Nome di Dio!
"Quaresima", «tempo opportuno» in una situazione globale di
"crisi". Crisi economica, in superficie. Spirituale e morale, in profondità.
Non possiamo fermarci alla superficie! Occorre penetrarla, per una coscienza e un superamento del malessere in radice. La "Quaresima" ci dà occhi per uno sguardo penetrante dati e fatti.
Occhi volti a doppiare la lettura "contabile" della crisi con una lettura "valoriale", alla luce dei valori traditi dalla negligenza, dall’illegalità, dalla dissipazione, dall’intemperanza, dalla lussuria, dalla cupidigia, dall’ingiustizia, dal sopruso, dall’ignavia. La durezza della crisi impone sacrifici, rinunce, privazioni: oneri che rischiano la depressione delle coscienze, più che delle "Borse"! La "Quaresima" li "risignifica" in termini di penitenza: espressione di una libertà di confessione, di pentimento, di espiazione, di ravvedimento delle proprie colpe (qui nessuno è senza peccato!). E nello stesso tempo di conversione alla temperanza, alla moderazione, all’onestà, alla continenza, alla giustizia, alla condivisione, con cui rapportarsi in modo nuovo ai beni economici. Allora i sacrifici che la crisi esige non saranno subiti, ma accolti: trasformati in offerta gradita a Dio, che ritorna come Grazia di liberazione e trasformazione delle coscienze, e degli stili di vita. In un tempo di consumismo, sprechi e dissipazioni, la crisi si verrà così rivelando come un «segno dei tempi»: appello di Dio, opportunità della Grazia, "tempo-richiamo" a un uso sobrio e solidale delle risorse e delle ricchezze, e a una nuova progettualità economica, volta ad elaborare modelli di sviluppo sostenibile!