VERSO LA CINA...

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Dal "Seminario", fino alla "morte" di Valignano,
storia di un’"amicizia", fondata su grandi "valori" e "vedute".

P. ALESSANDRO VALIGNANO (1539-1606), Missionario "Gesuita" in Cina!

P. Gianni Criveller*
("Mondo e Missione", Marzo 2010)

Il 15 Agosto 1571, Matteo Ricci, 19 anni, bussa alla porta del "Noviziato" di "Sant'Andrea" al "Quirinale". Ad accoglierlo c'è Alessandro Valignano, 32 anni. I due "fondatori" della "missione cinese" si incontrano per la prima volta, dando inizio ad un legame che ha segnato in modo indelebile la "missione" della Cina. La "stima" e la "solidarietà", unite all'identità di "vedute" e di "progetti", fanno del rapporto tra Ricci e Valignano una bella e rara storia d'"amicizia", come non se ne incontrano molte nella storia "missionaria".
Tra il 1552, l'anno della "morte" di
Francesco Saverio nell'Isola di Shangchuan, e il 1583, una cinquantina di "Missionari" avevano inutilmente tentato di stabilirsi in Cina. Ci volle la visione di Valignano, "Visitatore" delle "Indie Orientali", per imprimere «all'impresa della Cina» una nuova "direzione". Egli applicò il modo "soave", cioè l'"accomodamento": studiare ed adattarsi alla "cultura cinese". Il primo "Missionario" destinato fu Michele Ruggieri, ma sarà Ricci a mettere in atto l'"ideale" di Valignano.
Ricci visse l'"amicizia" non solo come un tema "intellettuale" (scrivendo proprio sull'"amicizia" il suo primo "libro" in "cinese"), ma fu anche vero "amico". Egli, il
"fondatore" della "missione cinese", fu così generoso verso l'"amico" Valignano da definirlo «primo "autore" di questa "missione"». In una "lettera" al "Generale" Claudio Acquaviva pochi mesi dopo la "morte" di Valignano (1606), Ricci lo ricorda commosso: «Quest'anno, oltre gli altri "travagli", che mai ce ne mancano, avessimo questo molto grande della "morte" del P. Valignano, "padre" di questa "missione", con la perdita del quale restassimo come "orfani", e non so con che "V. P." ce la possa ristorare». Sono rimaste fino a noi solo due "lettere" di Ricci al "Visitatore", ma dal complesso degli "scritti" di Ricci risulta che c'era una fitta "corrispondenza" tra i due. Gli "scritti" di Ricci contengono un numero quasi sterminato di "riferimenti" a Valignano, che rivelano un'"intesa" davvero singolare. In una "lettera" del 1589 a Valignano, Ricci scrive: «Per quanto riguarda le "indicazioni" di "V. S.", ci sforzeremo di osservarli a dovere, e già molte di esse, prima ancora di riceverle, le avevamo messe in pratica, in quanto [siamo] dello stesso avviso».
Dopo la "cacciata" da Zhaoqing, Ricci stava per ritirarsi a Macao. Fu Valignano, uomo poco incline allo "scoraggiamento", ad instillare nell'"amico" il coraggio di non arrendersi e di mantenere le "posizioni" in Cina.
Durante un "assalto" notturno, Ricci si ferì a un piede. Valignano lo richiamò a Macao per farlo visitare dai medici "portoghesi". Purtroppo essi non riuscirono a guarirlo, e Ricci rimase leggermente "claudicante" per il resto della sua vita. Fu l'ultimo incontro tra i due "Missionari", nel quale presero decisioni importanti per la "missione", ovvero passare dalla «via buddhista» a quella «confuciana». Questa svolta, maturata lentamente da Ricci in "dialogo" con i suoi amici "cinesi", fu approvata con convinzione da Valignano, al punto che Ricci parla di «ordine del "Visitatore"».
Valignano e Ricci volevano vedersi ancora ed avevano organizzato un incontro a
Pechino. Dalla "visita" di Valignano a Pechino Ricci si aspettava grandi cose: «Spero in Dio che con questa "visita" si apra ancor più larga questa porta della "christianità" nella Cina», scriveva al "Generale" Acquaviva nel 1605. Il "viaggio", che sarebbe stato un evento di grande importanza, era già in fase avanzata, quando la "morte" del "Visitatore" a Macao (20 Gennaio 1606) ne impedì la realizzazione. Ricci non esitò allora ad accostare Valignano a Francesco Saverio, entrambi "morti" alle soglie ed alla vigilia della loro "entrata" in Cina.

* Missionario del "Pime", "sinologo", Hong Kong (Cina)