"MISSIONE CINA"

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"Conoscere" e "riprodurre" la "terra", per lui significava partecipare all’"opera" di Dio.

"Mappa completa delle montagne e dei mari del mondo", disegnata da P. Matteo Ricci...

P. Gianni Criveller*
("Mondo e Missione", Aprile 2010)

Nel 1584 Matteo Ricci stupì i "visitatori" presso la sua residenza di Zhaoqing, producendo la «Mappa completa delle montagne e dei mari del mondo». E nel suo resoconto, «Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina», Ricci scrisse che la "mappa" era «la migliore e più utile opra che in tal tempo si poteva fare, per disporre la Cina a dar credito alle cose della nostra Santa Fede». Come noto, Ricci introdusse in Cina numerose conoscenze dalle "discipline scientifiche" europee, tra le quali la "matematica" e l'"astronomia". La "scienza" era parte della visione "rinascimentale" del mondo, "umanistica" e "teologica" insieme, che non separava le "scienze" «profane» da quelle «sacre». Esse erano piuttosto parte di un "curricolo" unitario e coerente. L'"astronomia" apparteneva alla "matematica"; la "matematica" alla "filosofia"; la "filosofia" era "propedeutica" alla "teologia"; e quest'ultima era la più alta tra le "discipline accademiche". Il celebre passaggio di Galileo secondo cui l'universo «non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i carattere, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica», mostra che la "matematica" e l'"astronomia" erano percepite in relazione alla "teologia".
Gli studi del "cielo" ("Tianxue") introdotti da Ricci in Cina implicavano un duplice significato: erano studi del "cielo" (cioè l'"astronomia") e del "Cielo" (cioè di Dio, la "teologia"). Introducendo se stesso come "scienziato" del "cielo fisico", Ricci si prefiggeva di attestare la sua credibilità di conoscitore del "Cielo metafisico".
Similmente produrre "mappe" implicava una visione "religiosa" del mondo. Le "mappe" non erano solo una rappresentazione visuale della
"geografia", ma un modo per conoscere l'opera della "Creazione". Se l'"astronomia" era la "scienza" che, parlando del "cielo", conduce alla conoscenza del "Cielo", così conoscere la terra e riprodurla accuratamente su una "mappa" significa partecipare all'"opera" di Dio. Produrre una "mappa" era per Ricci compiere un'esperienza "religiosa". Ricci non pose la Cina al centro della sua "mappa", né l'ha rappresentata più grande del resto del mondo, come spesso ripetuto. Il "meridiano centrale" cade ad "Est" del Giappone, cioè sull'Oceano Pacifico, lasciando Europa, Africa e Asia ad "Occidente" ed il "Nord" e "Sud" America ad "Oriente". Pasquale d'Elia, in «Fonti Ricciane» (1942-1949), esprime la speranza che questa «tenace leggenda» venga abbandonata per sempre e indica come origine del noto "luogo comune" lo scrittore "Gesuita" Giovanni Battista Riccioli (il quale nel 1651 scrisse, appunto, che Ricci pose la Cina al centro del mondo e più grande degli altri "Paesi", per non offendere i "cinesi"). La verità è che Riccioli aveva male interpretato la traduzione "latina" di Trigault di: «Della entrata di Ricci». Ma negli scritti di Ricci non vi è traccia di niente del genere.
Ricci curò le successive "edizioni" rivedute di Nanjing nel 1600 e di Pechino nel 1602, 1603, 1608 e 1609. Esistono pochissimi esemplari autentici della terza "edizione" (1602), richiesta dall'"Imperatore" e dunque la più sontuosa. Fu intitolata «Mappa completa della miriade di Paesi nel mondo» e fu prodotta in collaborazione con il "letterato cristiano" Leone Li Zhizao.
Ricci è talvolta considerato soltanto come un agente di scambio "culturale" e "scientifico". Quasi che egli sia stato un grande uomo di "scienza" e di "cultura" non perché, ma nonostante, fosse un "Missionario". Ma Ricci si considerò innanzitutto un "Missionario", e tutto nella sua vita mirava alla realizzazione della sua "missione evangelizzatrice".

* Missionario del "Pime", "sinologo", Hong Kong (Cina)