P. MATTEO RICCI

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Il "privilegio" della "sepoltura" sancì definitivamente
la "legittimità" della "presenza cristiana".

P. MATTEO RICCI (1552-1610), Missionario "Gesuita" in Cina!

P. Gianni Criveller*
("Mondo e Missione", Maggio 2010)

«Maestro Ricci, ormai in fin di vita, si confessò di nuovo e chiese di ricevere la "Santa Comunione". Appena che il "Confratello Sacerdote" la portò al suo letto secondo il "rito", Maestro Ricci si sforzò di alzarsi e la ricevette, prostrandosi incessantemente in riverenza. I "Confratelli" a causa della gravità della malattia volevano che lui rinunciasse a tali riverenze e tornasse a letto per riposare, ma Maestro Ricci non osava trasgredire con leggerezza neanche la più piccola "regola" della riverenza. Poco dopo, ad un tratto, chiuse gli occhi, come assorto in pensiero, e seduto serenamente morì». Le parole sono tratte dalla prima "biografia" in "cinese" dedicata a Matteo Ricci, scritta nel 1630 dal "Missionario Gesuita" Giulio Aleni. Erano le sette di sera dell'11 Maggio 1610: Ricci aveva 57 anni e 7 mesi. Morì a Pechino, dove ottenne dall'"Imperatore" Wanli un terreno di proprietà "pubblica" per la sua "sepoltura". Il privilegio fu ottenuto grazie agli amici influenti di Ricci, che aiutarono i suoi "Confratelli" a scrivere le "petizioni" alla "Corte". Il "Gran Segretario" Ye Taishan motivò il privilegio con una "frase" passata alla storia: «Dall'antichità ad oggi non si è mai visto uno "straniero" venuto qui e che abbia avuto la "virtù" e la "scienza" di Ricci».
Morendo a Pechino, Ricci mostrò che aveva davvero scelto la
Cina come dimora definitiva, e che la sua "missione" non aveva altri scopi. I suoi "Confratelli" si resero subito conto che, conquistando il diritto alla "sepoltura", Ricci aveva fatto un ultimo e grande dono alla causa della "missione". Quel privilegio, mai concesso prima ad uno "straniero", sancì definitivamente la legittimità della "presenza cristiana". Ciò che Ricci non poté ottenere formalmente da vivo – un "decreto" dell'"Imperatore" che sancisse la libertà della "predicazione cristiana" – lo ottenne, di fatto, con la sua morte e "sepoltura" a Pechino.
Ritorna il tema dell'importanza di Pechino nella vicenda "missionaria" di Ricci (come abbiamo già visto nella "prima puntata" della "Rubrica"). La città dell'"Imperatore" era il punto di arrivo per ottenere la "libertà", e il punto di partenza per poter raggiungere tutta la Cina. Erano già molti anni che Ricci aveva interiorizzato in modo profondo questa "meta". Nel 1595, per la prima volta, Ricci ebbe una possibilità concreta di raggiungerla al seguito del "Ministro della Guerra" Shi Lou, il quale però lo lasciò a Nanchino, dove il "Missionario" fu respinto. In quello sfortunatissimo "viaggio", Ricci perse anche il compagno "cinese" João Barradas, annegato nel corso di un "incidente" in cui lo stesso Ricci si salvò per miracolo. Tutto sembrava andare, insomma, per il verso sbagliato. Ricci superò il grave "scoraggiamento" grazie a un "sogno", che ebbe luogo il 25 o 26 Giugno 1595, e fu raccontato per la prima volta in una "lettera" all'amico Gerolamo Costa del 28 Ottobre 1595, dunque solo quattro mesi dopo. Il "Missionario" racconta che un uomo sconosciuto, qualificatosi poi come "il Signore", lo incoraggiò a proseguire nella "missione". «Allora io, gittatomi a' suoi piedi e piangendo dirottamente, dissi: "Dunque, Signore, giacché sapete questo, perché fin ora non mi avete aiutato?". Disse egli allora: "Andate pure in quella città – e parea che mi mostrasse Pachino – , e quivi vi aiuterò!"». Le parole che concludono il "dialogo" sono impressionanti, dal momento che Ricci non poteva in nessun modo immaginare che la "predizione" si sarebbe realizzata.
La "tomba" di Ricci si trova ancora, 400 anni dopo, nel terreno concesso dall'"Imperatore". Tempo fa quel terreno è stato requisito per farne la "Scuola" dei "Quadri" del "Partito Comunista". Ma le "tombe" di Ricci e dei suoi "compagni" sono ancora lì, all'ombra di maestosi cipressi.

* Missionario del "Pime", "sinologo", Hong Kong (Cina)