P. GIULIO ALENI

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Nel 1630, P. Aleni "firma" la prima «Vita» di Ricci,
ora di nuovo disponibile in "Edizione Critica".

P. GIULIO ALENI (1582-1649), Missionario Gesuita in Cina...

P. Gianni Criveller*
("Mondo e Missione", Novembre 2010)

Nel 1630 il Gesuita Bresciano Giulio Aleni pubblicò a Fuzhou la Biografia del Confratello Matteo Ricci, «Vita del Maestro Ricci, Xitai del Grande Occidente», la prima scritta in Lingua Cinese. Il Fondatore della moderna Missione Cattolica in Cina era morto da vent'anni.
Ricci e Aleni non si sono mai incontrati, eppure la loro vita è profondamente collegata. Forse nessuno, come Aleni, si avvicina a Matteo Ricci per personalità, genialità, formazione, erudizione, numero di Opere scritte,
Spiritualità, zelo, stile e metodo Missionario. Tra i successori di Ricci, nessuno ne ha raccolto l'eredità tanto felicemente quanto Aleni. E questi ha completato l'Opera iniziata da Ricci. La «Vita del Maestro Ricci» è il commosso omaggio del Discepolo Giulio al Maestro.
Dopo 380 anni, la versione originale della «Vita» è stata riprodotta, tradotta e commentata per la prima volta, presso i "Tipi" della "Fondazione Cilviltà Bresciana".
L'Opera di Aleni si è rivelata essere un Documento molto importante per lo studio della prima Missione Gesuitica in Cina, perché ci permette di identificare con certezza circa 60
Funzionari e Letterati, di cui alcuni tra le personalità più importanti della Cina del tempo, che vennero in contatto con Ricci. Tra gli amici di Ricci si distinguono alcuni che appartengono alla prestigiosa e antica Accademia "Hanlin", incaricata dell'interpretazione dei Classici Confuciani, garanzia insuperabile di eccellenza. Altri amici Funzionari simpatizzavano invece per l'Accademia "Donglin". Tra i buoni amici di Ricci notiamo anche qualche simpatizzante del Buddhismo, nonostante l'avversione di Ricci per esso.
La «Vita del Maestro Ricci» è preziosa anche per alcune informazioni di cui risulta essere l'unica fonte. Tra esse il curioso dettaglio che, nel corso della storica Udienza del 25-27 Gennaio 1601, l'Imperatore Wanli non avesse ricevuto Ricci di persona, limitandosi a scrutarlo «dietro ad una tendina». Sorprendente e inedita è l'informazione che Ricci teneva un Diario personale dove annotava Riflessioni Spirituali, un Diario non sopravvissuto fino a noi e che Aleni afferma di aver avuto tra le sue mani. Sorprende l'affermazione che la moglie di Ignazio Qu Rukui, grande amico di Matteo, avesse conservato con sé alcuni Manoscritti di Ricci dopo la
Morte di quest'ultimo. Di cosa si trattava?
Il genere Letterario dell'Opera della Biografia edificante era in voga in Cina come in
Europa. Aleni non ha, come i suoi Confratelli, scritto dei Santi della Chiesa d'Occidente, ma Storie ambientate in Cina. Scrisse innanzitutto la vita di due Cristiani Cinesi, dando loro la dignità di «Primi Cristiani»: il Cristianesimo Cinese poteva così iniziare a contare sulla propria Storia, su propri «Padri» e scrollarsi di dosso la macchia di Religione Straniera.
Con la «Vita del Maestro Ricci», fondatore della Cristianità Cinese, e perciò appartenente più alla Cina che all'Europa, Aleni completò la Trilogia Cinese delle Biografie edificanti. Con questa Biografia Aleni congiungeva la Chiesa che inviò il Missionario con la Comunità che lo accolse. È una vicenda che illustra esemplarmente la dinamica dell'Evangelizzazione: il Missionario deve essere Straniero, perché il Vangelo è un dono inatteso e non un prodotto interiore della sapienza umana. Ma il
Vangelo si incarna ovunque ed è capace di assumere il linguaggio di ogni lingua e cultura, trasformandola ed elevandola. Ricci è stato capace proprio di questo: nella Biografia scritta da Aleni l'elemento Cinese è preponderante, fino a farne davvero una «Biografia Cinese» di Matteo Ricci.

* Missionario del "Pime", "sinologo", Hong Kong (Cina)