"Cina-Vaticano, quali speranze?":
Intervista a P. Angelo Lazzarotto su "Vatican Insider"!

"MISSIONE CINA"

RITAGLI     Lasciando Pechino...     SPAZIO CINA

Gianni Criveller narra la sua vita "Missionaria" e "Sacerdotale",
vissuta all’insegna della Cina,
sulla "via" segnata da Matteo Ricci.
E trova "ispirazione" nel suggestivo "Diario" di Etty Hillesum,
nel momento in cui è costretto a "lasciare" Pechino.

P. GIANNI CRIVELLER, Missionario del Pime in Cina e ad Hong Kong!

P. Gianni Criveller
("Missionari del Pime", Ottobre 2011)

«Viaggerò per i paesi del tuo mondo, mio Dio: io lo sento in me questo istinto che passa i confini, che sa scoprire un fondo comune nelle creature in lotta fra loro su tutta la terra!».
Le parole di Etty Hillesum mi hanno toccato e ispirato profondamente, mentre ricordo 25 anni di vita Missionaria e Sacerdotale! Ho viaggiato per il mondo, soprattutto in Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao, spesso registrando le ingiustizie, la violenza e l’oppressione a cui sono sottoposti i Cristiani. Molti di loro, grazie alla fede, offrono un’impressionante testimonianza di resistenza e di speranza: «L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio!» (Etty Hillesum).
Il giorno 8 Giugno, la data della mia Ordinazione, ero a Pechino: sono andato a Messa nella Cattedrale del "Nord", la Chiesa fondata da Matteo Ricci, l’altra figura che mi ha guidato e ispirato in questi anni. Sperimentando la fatica della vita Missionaria, mentre tentava di raggiungere Pechino, la sua meta, Ricci confessava ai suoi amici: «Non so che immaginazione mi viene alle volte, e non so come essa mi causi una certa sorte di melanconia!». Ricci vinse «la tristezza, così la voglio chiamare», attraverso il bene dell’amicizia, un dono sperimentabile ovunque, perché «se non ci fosse amicizia, nel mondo non ci sarebbe nemmeno la gioia». Quest’anno ho ricevuto la grazia di sentire vicino, ma davvero vicino, tante persone: amici, famigliari, colleghi, studenti, compagni di Ordinazione, la gente di Conscio – la mia Comunità d’origine – . Com’è più bella la vita, se puoi contare su una rete di amici!
E l’amicizia fu uno dei fili fondamentali della vita dello e dello stile Missionario di Ricci. Forse fu quel «fondo comune», menzionato da Hillesum nel suo
"Diario", condiviso «dalle creature su tutta la terra». Con una non comune spoliazione della retorica devozionale, di cui si pavoneggiano tanti religiosi, Ricci riconosce candidamente il suo «essere molto carnale», dichiara i sentimenti di solitudine e di frustrazione, di vivere «quella sorte di melanconia», «un’infermità dell’anima», al cui studio si prestarono molto le "Lettere" dei Missionari. La distanza dalle persone amate e lasciate per sempre dietro di sé, la distanza dalle persone incontrate ma appartenenti a un mondo profondamente altro o persino avverso, sono colmate dal «Vangelo dell’amicizia», che abbatte il muro d’inimicizia che separa persone e popoli.
Ricci finalmente raggiunse Pechino nel 1601, dopo diciotto anni di tentativi e di spasmodica attesa. Gli amici Cinesi furono indispensabili per raggiungere questo scopo, sperimentando l’efficacia evangelica della «via dell’amicizia», a cui aveva dedicato il suo primo libro in terra di Cina.
I Missionari che oggi tentano di seguirne le orme e raccoglierne l’eredità, sperimentano simili successi e sconfitte, analoghe difficoltà culturali, psicologiche e politiche. Nel mio piccolo, dopo tanti anni dedicati alla preparazione, ho sperimentato la gioia di raggiungere finalmente Pechino, ottenendo il permesso di lavoro presso una Università, e la possibilità di aiutare in modo qualificato studenti e studiosi Cinesi nelle loro ricerche sul
Cristianesimo. E proprio nell’anno del "25mo", ovvero poche settimane fa, ho anche vissuto l’amarezza dell’improvvisa e brusca interruzione di questo promettente progetto, che corrispondeva all’intenzione originaria della mia destinazione in Missione nel 1989 da parte del Superiore Generale. Nei giorni di profonda delusione che sono seguiti al mio allontanamento da Pechino ho riletto, sentendole un po’ più mie, le parole di Etty Hillesum, scelte per il "pieghevole" che avevo preparato per la gente di Conscio (Treviso): «Ogni volta è come una piccola ondata di calore, anche dopo i momenti più difficili: la vita è davvero bella! È un sentimento inspiegabile, che non può fondarsi sulla realtà che si trova sui giornali e nei discorsi vuoti e infiammati di uomini intimoriti! Esiste anche la realtà del ciclamino "rosso-rosa" e del grande orizzonte, che si può scoprire dietro il chiasso e la confusione di questo tempo. Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio, e se non potrò sempre scriverlo, perché non ci sarà più carta e perché mancherà la luce, allora lo dirò piano, alla sera, al tuo gran cielo. Ma dammi un piccolo verso, di tanto in tanto!».