La "lezione" di Benedetto XVI

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la "bussola" di ciò che davvero vale

Francesco D’Agostino
("Avvenire", 14/2/’10)

La decisione della "Pontificia Accademia per la Vita", in occasione della sua "assemblea annuale", di chiamare a riflettere i suoi membri sul tema del rapporto tra "bio-etica" e "legge morale naturale" non ha soltanto una valenza "dottrinale" (peraltro di notevole spessore), ma in senso lato "antropologica", o, se si vuole, "bio-politica". Infatti, solo nei limiti in cui si riconosce l’esistenza di una "legge morale naturale", presente nel cuore di tutti gli uomini, e tale da donare loro la possibilità di discernere oggettivamente il "bene" dal "male", è possibile difendere uno dei pilastri della riflessione "bio-etica", cioè il suo fondamentale carattere "trans-culturale". Se la "dignità" dell’uomo è inviolabile, è perché la vita umana è bene "oggettivo", condiviso da tutti gli uomini, a qualunque "cultura" appartengano e in qualunque "epoca" siano chiamati a vivere, e per questo le umiliazioni della "dignità" di ogni essere umano – e in particolare dei più semplici e indifesi – sono sempre e comunque un "male", che va denunciato e combattuto. Quando si rinuncia a postulare una "legge morale naturale", viene inevitabilmente meno la possibilità di dare un fondamento all’eguaglianza "morale" di tutte le persone e si apre la via ai mille tentativi, più o meno "sofistici" (e infinite volte riproposti nella storia) per legittimare indebite "discriminazioni", distinzioni, "gerarchie", "ranghi", "graduatorie", priorità tra gli esseri umani: tentativi che, quando sono stati coronati da successo, si sono inevitabilmente trasformati nell’"oppressione" sui più deboli da parte dei più forti.
Ricevendo i membri dell’"Accademia",
Benedetto XVI si è mostrato pienamente consapevole della rilevanza di questo "tema", al punto da auspicare la promozione di un "progetto pedagogico integrale", per affrontarlo «in una visione positiva, equilibrata e costruttiva, soprattutto nel rapporto tra la "fede" e la "ragione"», perché «Dio ama ciascun essere umano in modo unico e profondo». Ed ha insistito nel rilevare come, quando si toglie al "tema" della "dignità" il fondamento della "legge morale naturale", si corrono rischi gravissimi: si incrina il "rispetto" che si deve alla persona in ogni fase della sua esistenza, si mette a rischio la possibilità di costruire un coerente sistema dei "diritti umani fondamentali", si indebolisce la loro difesa, come "diritti" assoluti e inalienabili, e si favorisce un uso strumentale della "scienza", indotta a operare sul "vivente umano", come se fosse riducibile a materia "inanimata" e "manipolabile".
A questi esiti inaccettabili, il Papa ne ha aggiunto un altro, con forza particolare. Quando si nega la "legge morale naturale" e non si riconoscono "principi universali" che consentono di verificare un denominatore comune per l’intera umanità, «il rischio di una deriva "relativistica" a livello "legislativo" non è affatto da sottovalutare»: la storia, ha aggiunto il "Pontefice", «ha mostrato quanto possa essere pericoloso e deleterio uno "Stato" che proceda a "legiferare" su questioni che toccano la persona e la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e principio dell’"etica"». C’è un ammonimento implicito nel "Discorso" del Papa, di cui dobbiamo prendere adeguata consapevolezza: anche se apparentemente oggi siamo lontani dal rischio che si ripresentino sul palcoscenico della storia "Stati" "etici", secondo gli infausti "paradigmi" del "Novecento", molto concreto è il rischio che si attivino nuove minacce alla vita e alla "dignità umana", attraverso il riferimento a "legislazioni" formalmente "democratiche", a "convenzioni" e "accordi internazionali" dotati di vasti consensi, ma giustificati spesso esclusivamente da specifici interessi "politici", e sotto ogni altro profilo carenti di "legittimazione". La "bio-politica", che si sta facendo strada nel mondo di oggi, sta frequentemente assumendo un profilo "positivistico" e troppo spesso la "legalizzazione" di prassi "bio-eticamente" ingiustificabili attiva nell’"opinione pubblica" una pericolosa "acquiescenza". La questione "antropologica", su cui il Papa ci invita costantemente a riflettere, sempre più appare coincidere con le questioni "bio-etiche" più estreme.