La "Chiesa" e l’orizzonte della "speranza

RITAGLI     "Impegni" ai quali non si può venir meno     DOCUMENTI

Francesco D’Agostino
("Avvenire", 25/5/’10)

"Densa", come sempre, la "Prolusione" del Cardinale Angelo Bagnasco alla "61ª Assemblea Generale" della "Cei". Le parole che egli ha pronunciato si muovono tutte nell’orizzonte della "speranza": non la "speranza", a volte dolce, ma ingenua di chi cerca di rimuovere le "sofferenze" del presente, augurando a sé e agli altri un generico futuro "migliore", ma la "speranza cristiana", di chi sa che "sperare" in modo autentico significa mettere alla prova se stessi con un serio e fiducioso "operare" nel mondo. Molteplici i "temi" trattati nella "Prolusione". A molti apparirà predominante, e non a torto, quello della "pedofilia", affrontato dal "Cardinale" in modo limpido ed esplicito e soprattutto in stretta connessione con le "indicazioni" che provengono dagli "insegnamenti" e dalle "indicazioni pastorali" del Papa. Il "tema" è conturbante, ma la "Chiesa" non deve esitare ad affrontarlo; non è del mondo che il "cristiano" deve aver paura, ma del "peccato" e delle sue tragiche conseguenze, nella consapevolezza che la più autentica risposta che è possibile dare al "peccato", cioè la "penitenza", appartiene anche essa all’ordine della "grazia". Più che sulla "pedofilia", sembra però opportuno soffermarsi oggi su altri due "temi", non perché siano più rilevanti di questo, ma perché in essi, più ancora che in quello della "pedofilia", siamo messi in grado di percepire la specificità dell’approccio "ecclesiale" a questioni che possiedono una rilevanza non solo "antropologica", ma più spiccatamente "civile"; questioni, cioè, per le quali alcuni potrebbero pensare che un "intervento" da parte della "Chiesa" debba essere ritenuto "inessenziale", se non addirittura "superfluo".
Non è così. La prima questione è quella
"demografica". Il "Presidente" della "Cei" non rinuncia ai toni che gli sono propri, caratterizzati da una pacata "fermezza". Ma non è possibile sottovalutare la forza di un’affermazione che egli fa, quella secondo la quale l’Italia sta andando «verso un lento "suicidio demografico"». All’affermazione seguono le "cifre" che le danno sostanza: oltre il cinquanta per cento delle famiglie oggi è senza figli; tra quelle che ne hanno, la metà ha un figlio solo; solo il cinque per cento delle famiglie con "prole" ha tre o più figli. Il "Cardinale" non usa molte parole per spiegare il significato "antropologico" di questi "dati": se viene meno la "coscienza" del "valore" che ha l’aver figli viene inevitabilmente meno la percezione del "valore" della vita stessa. I figli, dice Bagnasco, sono «doni che moltiplicano il "credito" verso la vita e il suo domani»; essi sono, in altre parole, il "segno" che la vita ha un senso e che ha un senso "lottare" per darle un senso. Il necessario e doveroso impegno dello "Stato" nel "sostegno" delle famiglie non va visto quindi solo in chiave "economico-politica", ma in un orizzonte più ampiamente "antropologico".
L’altra grande questione affrontata è quella dell’ormai prossimo "Anniversario" dell’"Unità d’Italia": un "tema" sul quale, dice il "Presidente" della "Cei", è doveroso confrontarsi «da persone adulte». Che l’"Unità" del "Paese" sia una conquista irrinunciabile è un dato acquisito, così come è da ritenere acquisito che l’"Unità" non vada interpretata come il prevalere di un "progetto" su altri "progetti", ma come il «coronamento di un processo», di un lungo processo "nazionale", "culturale", "artistico", e soprattutto "religioso"; un processo di cui i "cattolici" sono stati "protagonisti", al punto da poterli qualificare – con un’ espressione a suo modo ardita – «tra i "soci fondatori" di questo "Paese"». Anche le questioni più "laceranti" che hanno tormentato tante "coscienze" nel corso del "processo risorgimentale" sono ormai ricomposte: l’esplicita citazione dei nuovi "accordi concordatari" tra "Stato" e "Chiesa" del 1984 serve a sottolineare come, anche in questo ambito, la «pacificazione» sia ormai completamente raggiunta. Tutte queste osservazioni, avverte però il "Cardinale", vanno intese non come rivolte verso il passato, ma come aperte al futuro, perché il nostro «stare insieme» si radichi sempre di più nella volontà di «volersi reciprocamente più bene». Questo è il grande "insegnamento", nello stesso tempo "politico" e "meta-politico" che, tramite le parole di Bagnasco, la "Chiesa" rivolge a tutti i "cittadini": il nostro vincolo "nazionale" non si fonda su meri "interessi", o su "accordi politico-procedurali", né meno che mai sulla condivisione di sentimenti "nazionalistici" o "narcisistici". Esso si fonda sulla consapevolezza che esiste un "bene comune" di noi "italiani", un "bene" che va costantemente promosso attraverso "riforme" concrete e intelligenti. A questo impegno i "cattolici" non vogliono, né possono venir meno.