I "drammi" di Leogane e di San Giuliano

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di Haiti e "Appennino"

Bimbo di Haiti, sopravissuto alla tragedia, attende di crescere sereno...

Giovanni D’Alessandro
("Avvenire", 22/1/’10)

Tra i frammenti di "orrore" che vengono da Haiti, quello dei cento bambini sepolti sotto la scuola di Leogane, vicino a Port-au-Prince, occupa ancora pagine e attenzioni. A questa "tragedia" s’accodano notizie di altre scuole, coi morti sotto, da verificare. Non è infatti aggiornata la conta degli "orrori", che chissà a quali "scenari" deve ancora metterci di fronte.
Le immagini delle scuole crollate fanno il giro del mondo, ma risuonano in modo particolare nelle aree dell’
"Italia Centrale" colpite dal "terremoto". Aree che non sono solo quelle "aquilane". Sono anche altre come San Giuliano di Puglia, in "provincia" di Campobasso, in Molise, dove nel 2002 morirono in una "scuola elementare" 27 bambini con la loro "maestra". Fino a pochi decenni fa Abruzzo e Molise costituivano un’unica "regione": di terre insensibili alle diverse "denominazioni" date loro dall’uomo, ma molto sensibili allo scuotersi della medesima "dorsale appenninica", a ridosso della quale si trovano. San Giuliano e Leogane di Haiti sono nomi che scuotono l’anima. Che hanno il potere – per la loro "intollerabilità", per la mostruosa "banalità" con cui il "male" ha colpito, per la incredibile "crudezza" d’aver ucciso tanti "piccoli" – di far vacillare ogni "fede" e deporre ai piedi dell’"Alterità" una domanda, come un "grido".
Qualcuno ricorderà cosa sia stata, nel 2002, San Giuliano. Nel parlare delle scuole di Haiti, stranamente non era ancora stato fatto un "parallelo", per cui a noi d’Abruzzo e di Molise "rinverdire" la memoria e il dolore. Morirono tutti i bimbi di questo paesino ch’erano andati a scuola. Morirono loro e la "maestra" Carmela. E nessun altro. Una "strage" degli "innocenti", concentrata dove si erano ritrovati con gli zainetti, coi grembiulini, correndo incontro ai compagni, dopo aver lasciato, per l’ultima volta, la mano alle mamme, ai papà, ai nonni. Corsero incontro alla morte sorridendo, senza voltarsi, e furono quelle le loro ultime immagini. Poco dopo, tutto dentro la scuola prese a scuotersi. Masse troppo grandi per le loro piccole "membra" – troppo "mostruose" per le loro "testine" che si alzavano verso il soffitto, troppo crudeli e maledette per i loro occhi che, "spauriti", si giravano intorno – li oppressero per sempre al suolo e li uccisero.
A noi che siamo morti con loro, a noi che il "caso" – o la "tragedia", o la "fatalità", o altri nomi senza senso – non ha ancora riconsegnato all’"Alterità", a noi che infinite volte li abbiamo inseguiti, col pensiero, in quelle ultime immagini cercando di trattenerli sull’estrema "soglia", sia consentita solo una "preghiera". Che qualcuno ancora si salvi, innanzitutto, in un "miracolo" tanto più commovente perché "tardivo" e inatteso: queste ultime ore ci stanno mostrando "speranze" vincenti sulla "disperazione", estreme forme di "combattimento" del corpo, nell’"incoscienza", per resistere a una settimana dal "sisma", e a una settimana passata in quelle condizioni, come se la vita non volesse rinunciare a prevalere sulla morte.
E per i tanti "piccoli", che non possono più salvarsi e attendono solo di essere riconsegnati alle mani dei cari, una "preghiera"… "retrospettiva". Che non abbiano sofferto. Che non abbiano pianto. Che non abbiano chiamato. Che non abbiano atteso. Che un "sonno" profondissimo li abbia avvolti subito, in quegli ultimi istanti dove ogni realtà "regredisce" e ogni presenza, che li accompagni in una fine "veloce", diventa possibile. Valga per loro la "preghiera" degli "antichi": vi sia "lieve" la terra. Mai "preghiera" fu più intonata alla morte per "terremoto". Così pregammo per i bimbi di San Giuliano, così preghiamo per i bimbi di Haiti: "ali" d’"angeli" vi salvino quando nessuno lo spera più. Oppure vi abbiano avvolti in un istante e sollevati e riconsegnati a quel mondo dove nulla più vi sottrae alle madri, ai padri, ai nonni, ai compagni di "giochi" e nulla spegne il vostro "sorriso".