"SICUREZZA" IN "QUOTA"...

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Forse sì, ma non c’è "gioia" senza "avventura"!»

Hamisc MacInness, esperto di "soccorso alpino":
«Nuove "restrizioni" non servono, lo spirito di "scoperta" non può essere soffocato
da un atteggiamento "negativo" e "intimidatorio"».

Neve tra le cime, sul Monte Rama, nel Parco del Beigua (Appenino Ligure)...

Francesco Dal Mas
("Avvenire", 11/3/’10)

«Noi, "samaritani" felici». Troppe "valanghe" in montagna, troppi "salvataggi" a rischio, e oggi c’è chi vorrebbe "regolamentare" più severamente lo "sci fuori-pista" e l’"attività alpinistica estrema". Ma i "volontari" del "soccorso alpino" non ne vogliono sapere. Lo testimonia Hamisch MacInness, nato nel 1930, "scozzese", che ha guidato la "spedizione" sull’"Altopiano di Roraima" nel 1973, vivendo in prima persona l’"avventura" immaginata da Conan Doyle nel suo "The lost word", oggi in "libreria" con "L’ultima scalata" ("Newton Compton Editori"), 34 storie vere di "salvataggi" compiuti sulle vette più "inaccessibili", nelle condizioni più "estreme". «I "soccorritori"? Sono persone comuni con l’amore per i monti, spesso "sotto-pagati", che dedicano moltissime ore ad aiutare gli altri».

Recenti interventi di "soccorso", soprattutto per "valanghe", dimostrano che la vita del "volontario" viene messa troppo spesso a repentaglio...

«È vero. In Inghilterra e in altri "Paesi" c’è un atteggiamento molto "ostile" verso chi cade facendo "fuori-pista" o chi s’incammina senza "guida". Ancor più che nelle "regioni alpine". È da sottolineare che alcuni "soccorritori" particolarmente "critici" non si offrono "volontari" per le operazioni di "recupero". Ma non dobbiamo perdere di vista lo spirito d’"avventura". Pensate all’alternativa: noi "appassionati" li chiamiamo "sacchi di patate", quelli che restano a casa e condannano con "saccenza" questi "incidenti".
È fondamentale che lo spirito di "avventura" non venga soffocato da un atteggiamento "negativo" e "intimidatorio", nonché dalle "restrizioni" in fatto di "sicurezza"».

No, dunque, a nuove "restrizioni"?

«No. Ad esempio in questi giorni qui in Scozia sono in corso "indagini" sul caso di una donna che mentre faceva "trekking" è caduta nel condotto di una "miniera" in disuso, precipitando sul fondo e riportando "ferite" considerevoli. I "vigili del fuoco" ben "equipaggiati" sono arrivati sul posto, ma non avevano il "permesso" di scendere a causa delle "norme". La donna è morta per le "ferite" riportate».

Mai tanti "morti" come in questa "stagione invernale", per le "valanghe". Leggendo le "storie" che lei racconta, e le "cronache" di questi ultimi "incidenti", pare che siamo davvero in presenza di una "banalizzazione" dell’approccio con le "alte quote"...

«È inevitabile, quando c’è un aumento di persone che cercano l’attività all’"aria aperta", che ci sia un aumento degli "incidenti". Non è un aumento "proporzionale", perché con i passi avanti della "tecnologia", il miglioramento delle "attrezzature" e dell’"informazione", molte più persone possono godere con "sicurezza" di esperienze "estreme". Inevitabilmente sulle nostre montagne, e non solo, gli amanti del "pericolo" sono in aumento e fanno quello che sono soliti fare: i "fuori-pista", con conseguenze spesso prevedibili».

Ma perché così tante "valanghe" negli ultimi "inverni"?

«Le "valanghe" sono con noi da quando il primo uomo ha messo piede sul "pianeta ghiacciato". Da quando Annibale ha attraversato le "Alpi". L’uomo ha però sviluppato modi per prevederle e localizzare i "superstiti". All’opposto, sono state usate come "arma" in "guerra": sulle "Dolomiti" probabilmente sono rimasti uccisi più "soldati" con le "valanghe" che con il "fuoco nemico", ma anche oggi nel "Kashmir"».

Perché l’uomo vuol sentirsi ed agire come l’"aquila" della "poesia" di Tennyson? Su quel "picco", anziché avvertirsi come "signore" di tutto e quindi anche dell’"impossibile", non dovrebbe fare un gesto di "umiltà"?

«C’è anche il desiderio di andare oltre i "confini" per fare qualcosa che nessuno ha fatto prima. Qualcuno una volta ha detto: non c’è "sport" senza "competizione", e questo è spesso un fattore "equilibrante" tra energia, abilità e "buon senso". Un passo di troppo e si finisce nell’"abisso", tuttavia ci sono delle gioie tutte da trovare. Edward Whymper le ha riassunte dopo il tragico "incidente" nella prima "scalata" del "Matterhorn": "Ci sono state gioie troppo grandi per essere descritte con le parole. E ci sono stati dolori su cui non abbiamo osato soffermarci; ed è tenendoli a mente che dico: scalate se volete, ma ricordatevi che il coraggio e la forza non sono nulla senza la ‘prudenza’, e che la ‘negligenza’ di un attimo può distruggere la felicità di tutta una vita. Non fate nulla di fretta; badate bene a ogni vostro passo; e fin dall’‘inizio’ pensate a quale potrebbe essere la ‘fine’"».