LA MISSIONE PENSA

RITAGLI     IL PRINCIPIO E LA FORMA DELLA "MISSIONE"     MISSIONE AMICIZIA

"Divinamente inviati": "Come il Padre mi ha mandato, così anch'io mando voi!".

Con ogni mezzo, in viaggio tra le vie del Mondo, per annunciare Dio a tutti gli uomini...

DON MARIO ANTONELLI,
Sacerdote "Fidei-Donum" della "Diocesi" di Milano

("Missionarie dell’Immacolata", Maggio-Giugno 2011)

La Chiesa è "Divinamente inviata": non ci basta dire che Dio è il mandante! È il "Documento" del "Concilio Vaticano II", "Ad Gentes", a ricordarci che il modo dell'invio è Divino, e fa memoria del "come" Gesù mandò i suoi, ed anche noi. "Come il Padre mi ha mandato, così io mando voi!" ("Gv 20,21"): il modo "Divino" dell'invio sta qui. Si va in Missione perché inviati; si è inviati dal Signore Gesù, il quale ci manda proprio come il Padre ha mandato lui.
Ma come il Padre invia Gesù? Nell'originaria reciprocità di amore il soffio eterno dello Spirito, custode vivace dello stare l'Uno nell'Altro, consacra il Figlio nella Missione e ne inventa i cammini folli e scandalosi.
Allo stesso modo, noi siamo inviati, e il principio della nostra Missione è lo "stare con Gesù", l'andare e rimanere nell'amore del Figlio, godendo così dello stesso grembo del Padre e, nello Spirito, continuare la memoria del Figlio e delle sue parole. Stare dentro al Mistero di Gesù: questo fonda la Missione e sempre la alimenta; senza questo la Missione resta insensata, smarrita nel domandarsi cosa c'è da fare, distratta da logiche mondane, dubbiosa e un po' statica sulla finalità dell'andare e dell'annunciare.
Resisteremo nella "Divinità" di questo invio? Onoreremo la Missione "stando in Gesù", a modo suo? Come provare che "Divinamente" siamo mandati?
"La Chiesa", ci ricorda ancora il "Documento", "Ad Gentes", "si sforza di annunciare il
Vangelo a tutti gli uomini!".
La Chiesa, umile e appassionata, sapendo che l'annuncio sarà sempre uno sforzo, una "contesa", rivela a tutti gli uomini, senza elezioni né selezioni, il Vangelo e non altro. Già, perché il Vangelo lo si annuncia con vita e parole, ma la nostra vita e le nostre parole mai coincidono con esso, mai lo esauriscono. E, nell'esperienza autenticamente
Missionaria, lo si percepisce in modo singolare e drammatico: il Vangelo "a tutti gli uomini" passa sempre dai poveri, dal momento che, per via del "virus" del peccato originale, gli uomini non si ritrovano uno di fianco all'altro, ma sempre uno sopra l'altro, molti sotto pochi, i piccoli e i poveri sotto i potenti e i grandi. L'annuncio della "Buona Notizia ai poveri" (il Vangelo annunciato!) attesta che la Chiesa è "Divinamente" inviata: non altro! Così come Gesù sapeva bene, e lo dichiarò con fermezza nella Sinagoga di Nazareth, all'inizio del suo Ministero, che l'annuncio della Buona Notizia ai poveri avrebbe attestato che lui era stato consacrato e inviato dal Padre nello Spirito.
Che l'offrire ai poveri la Buona Notizia dell'amore di Dio sia cosa delicata, lo si avverte semplicemente stando con loro. È il campo di battaglia che la Chiesa non può disertare, memore di quanto gli stessi primi Discepoli hanno sperimentato in termini di tentazione, di cadute, di Conversione. Nel racconto della "Moltiplicazione dei Pani", si vede lo stridore tra una Comunità sempre tentata dalla logica del Mondo e la logica di Gesù: i Discepoli, nella misura del loro allinearsi alla logica del Mondo, chiedendo "Dobbiamo andare a comprare...?", vivono di ciò che possiedono e i loro averi fanno morire gli altri. Questo si realizza là dove la Missione si svilisce nell'"assistenzialismo" che, obiettivamente, mortifica il povero. Gesù, invece, singolare testimone della logica di Dio, vive di ciò che riceve e dà, e il suo dare fa vivere gli altri, tutti gli altri!
La differenza da imparare a memoria è quella tra il "piazzare ciò che si compra" e il "dare ciò che si riceve"... Ecco il principio e la forma della Missione!