La «tappa» ad Aparecida

RITAGLI     L’"orizzonte" del "cammino"     DOCUMENTI

Il Papa, insieme alla folla in festa, al suo arrivo in Brasile!

Papa Francesco, con un'immagine di Nostra Signora di Guadalupe, dono di un giornalista, durante il viaggio in aereo... Francesco, tra le strade di Rio de Janeiro, incontro a tanti cuori, che con gioia lo hanno atteso!

Stefania Falasca
("Avvenire", 23/7/’13)

Aparecida non è certo una tappa marginale, in questo primo Viaggio Internazionale, che riporta Papa Bergoglio in "Sud-America"! Il breve Pellegrinaggio verso "Nossa Senhora de Aparecida", Francesco lo ha inserito nell’"ouverture" di queste giornate Brasiliane, così come, a chiusura di esse, ha voluto dare appuntamento ai Vescovi della riunione ordinaria della "Conferenza Episcopale Latino-Americana". Due momenti, che appaiono legati da un filo ideale, e che intendono, così, incorniciare l’incontro con i giovani del mondo. «Il ritorno al Santuario, che è centro della Pietà Popolare Brasiliana, è un ritorno pieno di significato, per Papa Francesco, e riveste una particolare importanza Ecclesiale!», ha detto il Cardinale Claudio Hummes. Sei anni fa, si è svolta qui l’ultima Assemblea Generale dell’"Episcopato Latino-Americano", e Jorge Mario Bergoglio guidò la preparazione del "Documento Finale". Anche subito dopo la sua Elezione, parlando con il Cardinale Brasiliano Damasceno Assis, Papa Francesco ricordava "il clima fraterno", vissuto ad Aparecida, durante quell’Assemblea. E certamente egli si distinse in quei lavori per il "Sensus Ecclesiae" dimostrato, che non sfuggì ai suoi futuri elettori, e che si ritrova contenuto nel "Documento Finale". «È stata la prima volta – commentava, alla fine dei lavori, lo stesso Bergoglio – che una nostra Conferenza Generale non parte da un testo base preconfezionato, ma da un dialogo aperto! La nostra disposizione è stata quella di ricevere tutto ciò che veniva dal basso, dal Popolo di Dio, e di creare l’unità nella molteplicità, quella che solo lo Spirito Santo può dare! È stata anche la prima volta che una Conferenza si è riunita in un Santuario Mariano, e il luogo di per sé dice tutto il significato!». Spiegava, ancora, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires: «Ogni mattina abbiamo celebrato le Lodi, abbiamo celebrato la Messa assieme ai Pellegrini... Questo, ci ha dato vivo il senso dell’appartenenza alla nostra gente, della Chiesa che cammina come Popolo di Dio, e di noi Vescovi come suoi servitori!». Il Primate della Chiesa Argentina non esitava, allora, ad affermare: «Oserei dire, che il "Documento" di Aparecida è l’"Evangelii nuntiandi" dell’America Latina: è come l’"Evangelii nuntiandi"!».
Quello di Aparecida è certamente diverso, rispetto ai testi delle Conferenze precedenti: quanto allo stile, quanto al tono, e anche quanto al contenuto! Ma anche perché il "Documento" di Aparecida non si esaurisce in se stesso, non chiude, non è l’ultimo passo, perché l’apertura finale è sulla missione... L’annuncio, e la testimonianza, dei discepoli! «Per rimanere fedeli, bisogna uscire... Rimanendo fedeli, si esce! Questo, dice, in fondo, Aparecida... Questo, è il cuore della missione!», diceva già Bergoglio. E in esso si trovano espressi tutti i motivi attuali e salienti del Magistero di Papa Francesco: il primato della grazia, la misericordia, il coraggio apostolico, la visione di una Chiesa non regolatrice, ma facilitatrice della fede, che si fa prossima e si offre a tutti, «come una Madre che esce all’incontro». Soprattutto la visione Mariana della Chiesa, così come è descritta anche nel "Documento": «La Chiesa, come la
Vergine Maria, è Madre... La "Chiesa-Famiglia" si genera intorno a una Madre, la quale conferisce anima e tenerezza alla convivenza famigliare! Questa visione Mariana della Chiesa è il migliore antidoto, contro una concezione di Chiesa puramente funzionale e burocratica!» ("n. 268").
Il testo invitava «a liberarsi di tutte le strutture caduche, che non favoriscono più la trasmissione della fede» ("n. 365"), «a non crogiolarsi nei compiacimenti retorici sul "Continente della Speranza"», e «a non dar niente per scontato e acquisito» ("n. 549"). Lo stesso Documento ha anche tolto pretesti ai professionisti del lamento e della recriminazione, augurando «che il mondo del nostro tempo possa ricevere la Buona Novella, non da Evangelizzatori tristi, impazienti e ansiosi, ma da Ministri che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia di Cristo» ("n. 552"). Ed è, appunto, nella prospettiva di conversione Pastorale, indicata da Aparecida, che si è concepita, in questi anni, la missione nelle Chiese particolari "Latino-Americane"! La missione Continentale non è stata, pertanto, delineata come il termine di una prestazione degli Operatori Pastorali, il frutto di chi pretende di costruire con il suo sforzo la Chiesa. Sembrano, perciò, aver fatto ormai il loro tempo le impostazioni di quanti, nelle Americhe, negli Anni Ottanta e Novanta, puntavano esclusivamente sulla formula della "Evangelizzazione della Cultura", da appaltare a "élites" militanti per riacquisire alla Chiesa un presidio influente sulla scena pubblica (e qui, nel Vecchio Mondo, la duplice e costante attenzione della
Chiesa Italiana, "Chiesa di Popolo", a dimensione Pastorale e progettazione Culturale, la trova già impegnata nel nuovo, intenso cammino, indicato dal Papa)!
Ad Aparecida troviamo, così, il senso di un
Pontificato! Ma Aparecida non è solo un ritorno: è, proprio come allora, un orizzonte, una partenza, non solo per la Chiesa "Latino-Americana"... «Il prossimo Incontro di Papa Francesco con il Consiglio del "Celam", a Rio – afferma Claudio Hummes – , potrà essere, perciò, occasione per nuovi orientamenti, per altre sollecitudini! La Chiesa, come Maria, è sempre aperta, pronta a cogliere i segni, alle necessità del momento, e, come Maria, deve andare in fretta!».